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Hai un dubbio? Chiedere a Google è una pessima idea. Ecco perché
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Hai un dubbio? Chiedere a Google è una pessima idea. Ecco perché

di Jack Nicas - traduzione di Giorgia Crespi
MF - Numero 228 pag. 15 del 21/11/2017

Classificando miliardi di link, Google è diventato la fonte di informazione per eccellenza a livello mondiale. Molto efficiente per cercare un sito o un oggetto, non è però affidabile per rispondere a veri e propri quesiti, con risposte spesso esilaranti

Classificando miliardi di link, Google è diventato la fonte di informazione per eccellenza a livello mondiale. Ora, il gigante di internet si presenta come massima autorità in fatto di veridicità mediante la promozione di un unico risultato di ricerca come risposta. Alla domanda: "I soldi comprano la felicità?” (Does money buy happiness?), ha replicato che: “Esiste abbastanza evidenza scientifica per dimostrarlo” (“There is enough scientific research to prove”. Oppure interpellato su: "Chi sono i peggiori amministratori delegati di tutti i tempi?” (“Who are the worst CEOs of all time?”), ha sciorinato i nomi e le foto di 11 ceo, tra cui Gordon Bethune di Continental Airlines e Robert Nardelli di Home Depot.

A volte, la risposta di Big G dipende da come viene posta la domanda. Per "L'aborto dovrebbe essere legale?" (“Should abortion be legal?”), ha menzionato un sito di informazione sudafricano che diceva: "Non spetta al governo legiferare contro una scelta della donna”. Alla domanda: “L'aborto dovrebbe essere fuori legge?” (“Should abortion be illegal?”), ha associato una citazione da listland.com, sconosciuto sito di clickbait, per cui "L'aborto è omicidio.”

Le risposte promosse, definite featured snippet, appaiono in caratteri più grandi all’interno di riquadri sovrastanti gli altri risultati, spesso corredate da immagini. L'assistente vocale a volte le legge ad alta voce. Forniscono agli algoritmi segreti del colosso di Mountain View un potere ancora maggiore nel modellare l'opinione pubblica, mentre i sondaggi mostrano che la gente considera i motori di ricerca la fonte di informazione più affidabile, al di sopra di media tradizionali o social. Di solito, la fonte è specificata sotto la risposta oppure scandita prima della lettura ad alta voce, ma non sempre. La lista dei peggiori ad era priva di riferimento. "È il più stupido mucchio di cavolate che abbia mai visto", ha commentato Bethune in un'intervista.

Priva di fonte era anche l’informazione secondo cui l'ex presidente Barack Obama e il parlamentare repubblicano Peter King sono membri del Congresso musulmani. Dunque si scalda il dibattito sulla capacità della Silicon Valley di essere fonte attendibile. Google e altri colossi del web stanno attraversando un serio processo di verifica circa il potere dei loro prodotti e il rischio di pregiudizio o manipolazione.

Facebook è stata nel mirino delle autorità per aver agevolato la diffusione di bufale durante le presidenziali 2016, e Google è stata citata per promozione di teorie cospirative, anche riguardo alle recenti sparatorie di massa in Nevada e Texas. Nelle ultime settimane i dirigenti di Google, Facebook e Twitter sono stati convocati al Congresso per prestare testimonianza sul Russiagate.

La portavoce di Google, Susan Cadrecha, ha spiegato che l'obiettivo è “aiutare gli utenti a trovare informazioni pertinenti in modo rapido e semplice. Incoraggiamo a comprendere l'intero contesto facendo clic sulla fonte”. I featured snippet sono "generati dall’algoritmo e sono un riflesso di ciò che le persone stanno cercando e di ciò che è disponibile sul web", ha scritto la società in un post di aprile. “Il che a volte può portare risultati inattesi, inaccurati o offensivi”.

Google gestisce praticamente il totale delle ricerche sul web. Secondo uno studio di luglio commissionato dal Wall Street Journal a SEMrush, i featured snippet appaiono per circa il 40% dei risultati delle ricerche formulate sotto forma di domande. Un algoritmo li seleziona dai siti web in base a quanto si avvicinano a soddisfare la domanda di un utente, tenendo conto della valutazione interna dell’autorevolezza di una fonte e del posizionamento.

Rispondendo direttamente alle domande, l’idea è rendere il motore di ricerca più attraente per utenti e inserzionisti. Dal monitoraggio di 1,5 milioni di ricerche, Stone Temple Consulting ha riscontrato che estendendo l'uso dei featured snippet, Google si è affidata più spesso a fonti meno autorevoli, come i clickbait di gossip.

Secondo il professor Zeynep Tufekci della University of North Carolina, Google non dovrebbe apporre il proprio sigillo di approvazione su risposte che non sono sicuramente accurate. Gummi Hafsteinsson, che supervisiona l'assistente virtuale, ha affermato in un'intervista che diversi team cercano di eliminare risposte imprecise, ma che nel complesso sono d’aiuto perché quasi sempre corrette.

Lo studio condotto da Stone Temple ha dimostrato che il motore di ricerca di Google ha risposto al 74,3% delle 5.000 domande con un tasso di accuratezza del 97,4%, superiore ai servizi di Amazon, Apple e Microsoft. Tuttavia, dal momento che gestisce miliardi di miliardi query all'anno, anche un tasso di errore del 2,6% equivale a miliardi di risposte incomplete, irrilevanti o errate.

Google è stato lanciato nel 1998 e ha attratto rapidamente gli utenti. Le sue semplici liste di link blu distillavano l'immenso contenuto di internet, classificandolo secondo un algoritmo basato sulla frequenza con cui i siti web si citavano l'un l’altro. Nel 2012 ha iniziato a rispondere a concrete interrogazioni di base con le cosiddette knowledge card, tratte da un'enciclopedia interna denominata grafico della conoscenza che ha più di un miliardo di voci basate su fonti, tra cui Wikipedia e il World Factbook della Cia. Per domande con risposte chiare, ad esempio "Quanto è alto Shaq?", il grafico della conoscenza si è dimostrato affidabile, ma poteva gestire solo una piccola parte delle domande.

All'epoca, la società era impegnata nello sviluppo di Google Glass, un wearable che somigliava a degli occhiali che posizionavano uno schermo minuscolo nella visione periferica dell'utente. Lo schermo non poteva visualizzare una pagina web o scorrere liste, ma poteva rispondere alle domande. Cinque ingegneri tra le migliaia di dipendenti del team del motore di ricerca hanno iniziato a sviluppare un sistema di domande e risposte, che ha traeva le risposte da una vasta gamma di fonti internet. Google Glass è stato un flop, ma il sistema aveva del potenziale e il team e ne fece una priorità. Oggi, il gruppo è in gara con altri quattro colossi tecnologici statunitensi - Apple, Microsoft, Amazon e Facebook - per conquistare gli utenti mediante servizi più intelligenti, inclusi gli assistenti virtuali.

Spesso sono integrati in dispositivi con schermi più piccoli, tra cui smartphone, orologi e altoparlanti con comando vocale come Amazon Echo e Google Home, in cui lunghi elenchi di fonti classificate sono poco pratici. "La ricerca su un dispositivo mobile è molto diversa da desktop. La velocità e la semplicità sono davvero importanti", ha detto il presidente di Alphabet Eric Schmidt nel 2014, anno in cui Google ha lanciato i featured snippet. "Ecco perché la risposta migliore è letteralmente la risposta”.

Alla presentazione i featured snippet erano uno per ogni 1.000 ricerche. Il team ha ottimizzato l'algoritmo e ha aumentato il numero di circa il 5-10% ogni mese. Gli argomenti vanno da salute, legge a economia, politica e religione. I dati di Stone Temple indicano che Google nel tempo ha tratto più risposte da fonti meno affidabili, giudicandole in base a valutazioni di terze parti. Le risposte generate da fonti con un punteggio pari o superiore a 90, come Wikipedia o il Wsj, sono scese da oltre il 60% a luglio 2015 a meno del 40% a febbraio. Le risposte dai siti classificati sotto 40, inclusi blog e clickbait, sono salite dal 6,5% al 15%.

Alla domanda "Perché i draghi di Komodo sono in via d’estinzione?” (Why are Komodo dragons endangered?”), la risposta in primo piano è vulcani, fuoco e turismo. La fonte? Una relazione di uno studente di scuola elementare canadese pubblicata in rete. Ah, i draghi di Komodo non sono una specie a rischio.

Chiedendo se il latte fa bene (“Is milk good for you?”), la risposta arriva da un sito di salute: "Il latte può fare bene alle ossa perché fornisce vitamina D e calcio" (“Milk can be good for the bones because it provides vitamin D and calcium”). Ma ribaltando con: ”Il latte fa male?” (“Is milk bad for you?”), la replica è: "Il calcio del latte animale non viene assorbito come quello di origine vegetale, e può causare una serie di gravi problemi di salute” (“Calcium from animal milk is not absorbed as well as that from plant-based sources, and it can be accompanied by a number of dangerous health problems”), tratto dal sito di People for the Ethical Treatment of Animals, un gruppo che si oppone al consumo di prodotti di origine animale.

In aprile, Google ha dichiarato di aver fornito "contenuti offensivi o chiaramente fuorvianti" in una query su 400. Ma migliorerà l’algoritmo e agevolerà la segnalazione di problemi. La promessa fa seguito a una serie di sgradevoli episodi che hanno avuto una certa risonanza sui social media, tra cui la diffusione della notizia che molti ex presidenti degli Stati Uniti sono stati membri del Ku Klux Klan e che le donne sono malvagie.

In settimana, Cadrecha ha garantito al Wsj la messa a punto dell’algoritmo per limitare frammenti su argomenti delicati, come religione e politica. Stando a Hafsteinsson, il sistema è progettato per evitare query senza risposta, ma l’ovvietà agli occhi di una persona in carne e ossa di una domanda soggettiva “potrebbe non essere lo stesso per l'algoritmo".

Nel frattempo, Google ha ampliato i box “People Also Ask” - funzione ancora non disponibile nella versione italiana, letteralmente “gli utenti chiedono anche” - che forniscono risposte a domande simili a una determinata ricerca. Il prodotto sembra fare affidamento sullo stesso algoritmo dei featured snippet e può spacciare informazioni fuorvianti su argomenti che gli utenti non stavano nemmeno cercando.

Per esempio, “Le persone nascono malvagie?” (“Are people born evil?”), un box suggerisce la domanda: "Una persona può nascere omosessuale?" (“Can a person be born homosexual?”). Citando procon.org che presenta opinioni divergenti su argomenti controversi, Google ha risposto che anche se "molti ex gay” dicono di essere nati gay, “la realtà è che nessuna prova scientifica ha stabilito una causa genetica per l'omosessualità" (“the reality is that no scientific evidence has established a genetic cause for homosexuality”).

A febbraio, People Also Ask era disponibile per il 16,3% dei risultati di ricerca, rispetto all'1,4% dell'anno precedente (dati Stone Temple). Per Pete Meyers di Moz Inc., “In generale, la gente si fida di Google, ma queste risposte non provengono da una fonte attendibile”.

Please click here to read this article in English on The Wall Street Journal


(Translated from the original version by Milano Finanza Editorial Staff)

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