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GIORGIA MELONI, PRESIDENTE DEL CONSIGLIO
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Guerra in Ucraina, Meloni: l’Europa deve guidare il dialogo con la Russia. Serve un rappresentante Ue per negoziare

11 giugno 2026, 10:50 Ultimo aggiornamento: 13:13

La premier ha anticipato che al prossimo Consiglio europeo si parlerà del quadro di spesa comunitario: le nuove priorità non possono essere finanziare con tagli alle politiche tradizionali

L'Unione Europea è «chiamata a dimostrare capacità di iniziativa, unità, visione strategica». Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, durante le comunicazioni alla Camera in vista del prossimo Consiglio europeo del 18-19 giugno che «si riunirà ancora una volta in una fase di trasformazioni profonde, di sfide complesse, dalla guerra in Ucraina, che proprio oggi supera per durata la Prima guerra mondiale, alla crisi in Medio Oriente, dalle tensioni che impattano sull'economia globale, alle esigenze di rafforzamento della sicurezza e della difesa comune, dalle iniziative necessarie a garantire competitività al nostro al nostro sistema produttivo, fino alle nuove emergenze sanitarie internazionali». 

La premier è partita analizzando la situazione del conflitto in Ucraina. «A oltre 4 anni dall'avvio dell'aggressione russa contro Kiev, quell'aggressione a dispetto dei continui proclami non si è mai trasformata in una vittoria. E questo è stato possibile grazie all'eroica resistenza del popolo ucraino, al sostegno che la nazione aggredita ha ricevuto dagli alleati europei e occidentali, Italia compresa». Anche da qui, sottolinea Meloni, «deriva anche da qui la frustrazione di Mosca che si traduce in nuovi e massicci attacchi contro la popolazione civile, così come gli ultimatum rivolti a Kiev per le ripetute violazioni dello spazio aereo dell'Unione Europea e della Nato che hanno addirittura coinvolto obiettivi civili in Romania, comportamenti inaccettabili che l'Italia ha condannato e condanna con fermezza»

La linea italiana non cambia. «Sostenere Kiev, mantenere la pressione su Mosca rappresentano ancora oggi, a nostro avviso, l'unico modo concreto di creare condizioni che possano costringere all'apertura di una seria stagione negoziale. Per questo sosteniamo il 20esimo pacchetto di sanzioni europee, perché fino a quando la Russia rifiuterà di cessate il fuoco e l'avvio di trattative reali, sarà necessario mantenere alta la pressione politica ed economica».

Ma la «fermezza da sola non basta più se non è accompagnata anche da una visione di lungo periodo». Ossia «difendere i confini del diritto non ci impedisce di tenere aperti i canali necessari a raggiungere i nostri obiettivi», ha evidenziato la premier. Da qui la proposta di individuare una figura autorevole che possa rappresentare unitariamente gli interessi europei al tavolo negoziale. «Nessun formato ha oggi la legittimità per parlare a nome dell'intera Europa», ha osservato, criticando la moltiplicazione di tavoli e formule negoziali che rischiano di produrre «frammentazione, confusione e debolezza».

Concretamente dunque, secondo Meloni, «l'Unione europea deve guidare il dialogo tra Ucraina e Russia e non subirlo. Ma occorre individuare chi possa rappresentare gli interessi europei al tavolo negoziale».

L’Ue deve essere pronta a sanzioni mirate contro l’Iran

Anche sul conflitto in Iran l’Europa ha gli strumenti «per essere protagonista a partire dal regime sanzionatorio: se l'Iran continuerà a minacciare la libertà di navigazione di Hormuz, l'Ue dovrà essere pronta ad aumentare la pressione attraverso misure mirate», afferma la premier.

L’Italia sta «lavorando per il pieno ripristino della libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz. E qui voglio ribadire che consideriamo inaccettabile qualsiasi tentativo di alterare unilateralmente le regole che garantiscono il libero transito attraverso lo Stretto, perché la libertà di navigazione è un bene comune mondiale e non può essere piegato all'ottica di ricatto e non si deve consentire che qualcuno selezioni chi può e chi non può passare da uno snodo marittimo fondamentale: significherebbe aprire il varco a un mondo nel quale le grandi rotte marittime diventano tutte uno strumento di espressione politica o di coercizione militare». Allo stesso tempo il governo tricolore continua a sostenere, sul piano diplomatico, «l'altalenante dialogo» tra Stati Uniti e Iran e l'opera di facilitazione svolta da diversi Paesi, in particolare Qatar e Pakistan. 

Isolare Israele sarebbe controproducente

L'Italia intende «sostenere misure mirate contro chi fomenta odio ed estremismo, a partire dai coloni violenti, e ha chiesto sanzioni contro il ministro della Sicurezza interna israeliano Itamar Ben Gvir», ha riportato Meloni. 

Ma «non credo che isolare Israele possa essere un obiettivo o una strategia europea. L'isolamento di Israele è un fenomeno pericoloso che allontana la pace la rende più difficile e finisce per rafforzare le posizioni più estremiste, tanto in Israele quanto tra i nemici di Israele che a quell'isolamento hanno sempre lavorato lo dico soprattutto in relazione all'ipotesi di sospensione dell'accordo di associazione Ue-Israele. Unire la società civile israeliana con misure restrittive sarebbe non soltanto sbagliato, sarebbe controproducente, tra le altre cose metterebbe a rischio la presenza europea sul terreno in Cisgiordania in un momento in cui invece io credo che l'Europa debba cercare di essere più presente e fare di più tanto per sostenere la popolazione civile quanto per preservare la soluzione dei due stati». 

Investire in difesa è necessario 

Proprio alla luce di «una realtà sempre più imprevedibile, considerare la propria difesa e la propria sicurezza come un orpello o come una materia da usare per garantirsi consenso facile sarebbe miope e decisamente poco responsabile. Oggi più che mai è necessario investire nella propria difesa per garantire la capacità di contare, decidere autonomamente, difendere i propri interessi, investire di più, rafforzare la propria capacità industriale, sostenere l'autonomia strategica aperta che significa da una parte rafforzare la nostra base industriale nel settore della difesa e sviluppare le nostre capacità autonome, ma dall'altra promuovere partnership industriali e strategiche con i partner chiave», ha spiegato la presidente del Consiglio.

L’Italia si è inserita sui giusti binari: «Siamo pronti ad assumerci le nostre responsabilità e lo ribadiremo al vertice Nato, dove l'Italia si presenterà con il 2,8% del pil investito in difesa e sicurezza. Segnalo un aumento dello 0,71%, garantito però soprattutto dalle spese legate alla sicurezza sul proprio territorio».

La priorità è la risposta alla crisi energetica

La difesa dunque è «importante ma mettere a riparo le famiglie e le imprese italiane dalla crisi in atto lo è altrettanto e queste due priorità sono interconnesse, senza sicurezza l'energia finirebbe per costare sempre di più, senza energia non rimarrebbe più nulla da difendere con le armi». 

Grazie a un «lungo e complesso negoziato», condotto in primis dall’Italia, Bruxelles ha concesso maggiore flessibilità di bilancio agli Stati membri nella gestione della crisi energetica, attraverso meccanismi finanziari simili a quelli previsti per la difesa.

In particolare l'Italia potrà investire 14 miliardi di euro nei prossimi tre anni per mitigare l'impatto dell'aumento dei prezzi dell'energia, che colpisce «soprattutto le famiglie vulnerabili e le imprese energivore, ma più in generale tutti gli italiani», ha sottolineato Meloni.

La premier ha voluto poi precisare che «la posizione dell'esecutivo su alcune misure del Green Deal è nota e non è mutata, ma il governo si è comunque impegnato nella realizzazione di un mix energetico nazionale utile agli interessi di cittadini e imprese». Per questo «abbiamo varato il ddl nucleare, vera soluzione alla dipendenza energetica, per questo sosteniamo il biocarburante, per questo con il nostro governo abbiamo raggiunto il massimo storico di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili».

Intanto «abbiamo raggiunto il massimo storico di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili e la Commissione ha approvato ulteriori 23 miliardi di aiuti di stato a sostegno della produzione nazionale di energia elettrica da fonti rinnovabili. Si prevede che gli impianti aggiungeranno un totale di 37,15 GW di capacità di produzione di energia elettrica, un risultato che aumenterà del 48% l'attuale capacità di energia prodotta da fonti rinnovabili», ha spiegato la presidente del Consiglio. 

Bilancio Ue: no a più contributi e meno risorse

Restando in tema di spesa ma a livello europeo, Meloni ha precisato che durante il Consiglio ci sarà il primo confronto sui numeri del Quadro finanziario pluriennale (Qfp) 2028-2034, ribadendo tre punti «fondamentali». Innanzitutto, «non accetteremo un bilancio in conseguenza del quale, a fronte di maggiori contributi, l'Italia rischia di avere a disposizione risorse inferiori», ha affermato Meloni. La presidente del Consiglio ha poi chiesto l'eliminazione dei cosiddetti «rebates», definendoli un sistema «anacronistico»: se dovessero essere mantenuti, ha avvertito, l'Italia chiederà di godere dello stesso privilegio «in qualità di terzo contributore netto al bilancio della Ue».

La premier ha inoltre respinto l'ipotesi di finanziare le nuove priorità europee attraverso tagli alle politiche tradizionali. «Da parte nostra, siamo pronti a investire su competitività e difesa, ma questo non si potrà fare a spese della Pac, della Pesca e della Coesione». Anzi, le risorse andrebbero reperite anche tagliando le spese per l'amministrazione europea, che nella proposta della Commissione aumenterebbero di oltre il 20%. Quanto alle nuove risorse proprie, Meloni ha spiegato che il governo sta analizzando il pacchetto in discussione, incluse alcune proposte avanzate dal Parlamento europeo, come un intervento sui profitti derivati dalle criptovalute o forme di digital tax europea. «Il nostro principio guida sulle risorse proprie rimane lo stesso: le entrate del bilancio Ue si possono incrementare solo a patto che questo non si ripercuota su imprese, cittadini e finanze pubbliche», ha concluso.

La premier ha poi aggiunto che «non sono d'accordo sul superamento dell'unanimità perché non credo che l'Unione Europea dovrebbe essere un club nel quale chi è più forte impone la propria volontà agli altri, penso che però il fatto che oggi si discuta di recuperare la cooperazione rafforzata tra paesi che scelgono su alcune cose liberamente di andare avanti, quella sia una strada che invece va assolutamente esplorata». (riproduzione riservata)



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