Il groviglio di attacchi e ritorsioni scaturiti dal nuovo raid aereo di Usa e Israele in Iran «non credo sia destinato a durare ancora molto e comunque non penso riuscirà a garantire al Paese persiano un cambio di regime in ottica democratica». Questa l’opinione dall'ambasciatore nonché ex segretario generale della Nato, Alessandro Minuto Rizzo, condivisa con MF-Milano Finanza.
Si tratta del secondo intervento congiunto in meno di un anno contro l’Iran, grazie senza dubbio al ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca. Da sempre Israele ha cercato il supporto statunitense per colpire l’Iran e «neutralizzarle il potenziale di minaccia anche solo percepita». Ma non ha mai trovato il sostegno a stelle e strisce, se non appunto di Trump, due volte.
E da non sottovalutare è anche il fatto che l’attacco del 28 febbraio «è quasi una coda di quanto già fatto a giugno, alla luce della percezione della mission not accomplished». Perché, ricorda l’ambasciatore, «sono stati colpiti i siti nucleari e il regime è stato indebolito da un punto di vista militare e politico», ma senza le conseguenze decisive forse attese.
La decisione però, secondo Minuto Rizzo, «è stata presa in maniera disordinata» dal tycoon. Mosso da un lato «dall’intento di passare per essere la figura che decide il destino del mondo, in particolare dei Paesi “cattivi” come l’Iran». Dall’altro lato, «ritengo che la questione iraniana sia stata spiegata in maniera troppo semplice così il presidente crede di avere a che fare con una nuova Venezuela». Ma non sarà così: «Nessun bombardamento ha mai determinato un cambio al vertice di un regime pur se non democratico». Sono sempre stati necessari, ricorda l’ambasciatore, quantomeno «l’uso della forza ma via terra o movimenti politici intestini».
Il giudizio «morale» su questa operazione coordinata tra Israele e Usa è molto complesso, secondo il già segretario generale della Nato. Perché se il diritto internazionale è stato nuovamente «violato da Donald Trump, non si può non riconoscere il fatto che senza questo raid gli iraniani sarebbero veramente vicini alla bomba atomica». In un mondo in cui, «anche se si tende a non dare molto rilievo al tema, si stanno lentamente propagando le armi di distruzione di massa: ne sono in possesso il Regno Unito, la Francia, la Russia, l’India, il Pakistan, e se l’Iran arrivasse ad averla la vorrebbero anche l’Arabia Saudita, per non parlare di Israele».
Ad ogni modo Minuto Rizzo non crede che la crisi in Medio Oriente sfocerà «in una nuova guerra del Golfo, anzi credo che a breve assisteremo a una de-esclation, dove smetteranno gli attacchi militari e l'Iran avrà un nuovo regime». Sul nodo nucleare è difficile prevedere esattamente cosa accadrà. L'ipotesi di un ridimensionamento della crisi in Medio Oriente è dovuta al fatto che l’Iran non è una superpotenza e per di più «si trova stretto in una tenaglia da Usa e Israele che sono due potenze militari senza eguali, insomma in confronto totalmente sbilanciato a suo sfavore». E lo dimostrano anche le risposte «scomposte dell’Iran, che dove può reagisce», come contro le basi inglesi a Cipro.
Per lo stesso ordine di motivi, ossia per l’evidente debolezza del regime iraniano, è improbabile che «vengano colpiti come target il canale di Suez o lo stretto di Hormuz», secondo l’ambasciatore.
ll resto della comunità internazionale è chiamata «ad aspettare che la questione evolva, con la speranza che rientri da sè». Anche perché l’Onu in primis «ha perso molto la sua credibilità risolutoria» nel caos geopolitico degli ultimi anni.
A proposito del quadro globale, la crisi mediorientale secondo Minuto Rizzo «riuscirà a distogliere l'attenzione, anche se penso solo per qualche giorno, dal fronte ucraino della Russia di Vladimir Putin ma soprattutto converrà al premier israeliano Benjamin Netanyahu». Il già segretario generale della Nato ha precisato che con questo attacco innanzitutto «potrà compattare l’opinione pubblica interna israeliana e dirigerla a suo favore, visto che l’Iran è uno dei Paesi più invisi da sempre a Israele». E poi è prevedibile una ricaduta quasi positiva per la reputazione di Israele che risulta sullo stesso fronte del resto della comunità internazionale «proprio perché l’Iran è un regime non democratico che ha ucciso 30 mila suoi cittadini durante le proteste nel solo mese di gennaio 2026». (riproduzione riservata)