Come promesso dal presidente statunitense, Donald Trump, sono partiti i raid in risposta agli attacchi di Teheran a target Usa. «Li finiremo molto presto», ha promesso il tycoon. Tanto che, secondo The Walt Street Journal l’ammiraglio Brad Cooper, capo del Centcom, ha presentato al presidente un piano per 10-14 giorni di attacchi.
15:00 Trump esasperato sull’Iran, non c’è accordo sulla strategia da seguire
14:00 Pasdaran: distrutti tre F-35 nella base Usa in Giordania
13:00 Iran: conflitto si allarga, drone colpisce due navi in porto egiziano
10:00 Kuwait: «Una vittima in un attacco iraniano nel nord del Paese»
9:30 Pakistan: «Nonostante gli scontri i negoziati sono in corso»
9:00 Pasdaran: «Colpite due petroliere che forzavano Hormuz»
8:45 Pasdaran: «Dura risposta contro i Paesi che aiutano gli Usa ad attaccarci»
8:30 A Lockheed Martin contratto del Pentagono da 59 miliardi per i Patriot
8:00 Netanyahu: «Trump ha pieno controllo guerra, nessuna influenza da Israele»
7:30 Presentato a Trump un piano in 2 settimane per intensificare gli attacchi all'Iran
7:00 Trump: «Finiremo l'Iran molto presto»
Donald Trump è «esasperato» dall’Iran e in una delle ultime riunioni è sbottato contro i suoi consiglieri per le loro divisioni su come procedere. Lo riporta Nbc citando alcune fonti, secondo le quali il presidente è sempre più frustrato e nè lui nè il suo staff sono soddisfatti dello status quo. «È esasperato. Non pensava che fosse così difficile far accettare agli iraniani un accordo. Non c’era una reale strategia sulla durata o su come arrivare» a un’intesa, «non pensava sarebbe stata così lunga», ha riferito una fonte a Nbc. Secondo un funzionario, pianificare per raggiungere un risultato finale è difficile perché a Trump spetta la parola finale e perché all’interno dell’amministrazione non c'è un accordo su quale sia l’obiettivo della guerra. Le forze armate americane, ha aggiunto il funzionario, si stanno preparando per una ripresa delle ostilità ma senza indicazioni chiare.
Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno affermato in un comunicato di aver completamente distrutto tre F-35 in un attacco alla base statunitense di al-Azraq, in Giordania, e di aver inflitto «gravi danni» ad altri tre velivoli della stessa categoria. I pasdaran hanno spiegato di aver lanciato l’operazione aerea contro una rampa e un capannone di manutenzione della base in risposta al raid statunitense sull’isola di Qeshm in cui sono rimasti uccisi due genitori e il loro bambino. «Nell’attacco sono rimasti uccisi anche diversi ufficiali nemici e personale tecnico e di manutenzione. La nostra regione non è un posto per l’esercito infanticida che massacra crudelmente famiglie innocenti nel cuore della notte mentre dormono», hanno affermato le Guardie Rivoluzionarie, che hanno promesso di continuare la lotta finchè «l’ultimo occupante americano non sarà espulso dalle terre islamiche».
Il conflitto in Medio Oriente si allarga e arriva sulle coste egiziane. Un drone ha causato l’incendio di due navi che trasportavano gas naturale liquefatto nel porto di Damietta, sulla costa mediterranea dell’Egitto. L’autorità responsabile della gestione del porto ha dichiarato che le attività proseguono regolarmente nonostante l'incendio. «L’Autorità del porto di Damietta conferma il pieno mantenimento dell'efficienza operativa dello scalo. Tutti i terminal e le banchine continuano a registrare regolarmente arrivi e partenze di navi, così come le operazioni di carico, scarico e movimentazione di ogni tipo di merce», si legge in un comunicato dell’Autorità portuale.
Un attacco iraniano ha colpito un edificio di una società cinese nel nord del Kuwait e un lavoratore è rimasto ucciso. Lo ha annunciato il ministero della Difesa del Kuwait.
Il Pakistan ha confermato che i negoziati tra Stati Uniti e Iran sono «in corso» nonostante l'intensificarsi degli scontri nella regione. «I negoziati tra le parti sono in corso, in particolare sullo Stretto di Hormuz e per la de-escalation», ha dichiarato ai giornalisti a Islamabad il portavoce del Ministero degli Esteri pakistano, Tahir Andrabi.
I pasdaran hanno aggiunto di aver preso di mira due petroliere che tentavano di attraversare lo Stretto di Hormuz con il supporto degli Stati Uniti. Due petroliere, «incoraggiate da aerei americani, hanno tentato di attraversare lo Stretto di Hormuz attraverso la pericolosa rotta meridionale», hanno affermato i Guardiani della rivoluzione in un comunicato, «dopo che un grave incendio è divampato su una delle due, entrambe le navi sono tornate immediatamente indietro». I pasdaran hanno, inoltre, ribadito che lo Stretto è «il nostro territorio» e «non può essere riaperto finché continueranno l'eccessiva retorica e le minacce dei funzionari americani e la loro interferenza nei movimenti marittimi nella regione».
Dal canto loro, le guardie della rivoluzione islamica iraniane hanno promesso una «dura risposta» contro gli Stati ritenuti responsabili di avere assistito gli Usa negli attacchi contro l'Iran. Nello specifico, «i Paesi che si rendono responsabili di aver aiutato l'aggressore riceveranno una dura risposta se non correggeranno il loro comportamento», si legge in una dichiarazione dei pasdaran, riporta dall'agenzia Fars.
Lockheed Martin si è aggiudicata dal Pentagono un contratto da 59 miliardi di dollari per triplicare la produzione di Patriot, che servono agli Stati Uniti proprio per il conflitto in Iran. Il piano prevede di passare dai circa 600 missili all'anno a circa 2.000 entro il 2030 e Lockheed prevede di assumere 650 dipendenti per creare un tema dedicato ai Patriot in Arkansas. Nei mesi scorsi Lockheed si era aggiudicata dal Pentagono un contratto da 35 miliardi per quadruplicare la produzione di Thaad.
Benjamin Netanyahu ha affermato che Donald Trump ha il pieno controllo della guerra con l'Iran, rivelando che i due leader hanno discusso delle opzioni per risolvere il conflitto durante il loro incontro a Washington. In un'intervista ad Abc News, il primo ministro israeliano ha respinto le accuse di aver spinto il presidente degli Stati Uniti a intervenire nella guerra contro l'Iran, negando inoltre di aver convinto Trump a lanciare una nuova ondata di attacchi dopo il loro incontro di martedì. «No, nessuno dice al presidente Trump cosa fare», ha affermato Netanyahu. Nell'intervista, il primo ministro ha ribadito di ritenere Trump guida della partnership tra Stati Uniti e Israele, definendo il presidente il «partner senior» e se stesso il «partner junior».
L'ammiraglio Brad Cooper, capo del Comando centrale (Centcom) americano, ha presentato al presidente Donald Trump la settimana scorsa un piano per 10-14 giorni di intensi attacchi all'Iran per ridurre le sue capacità missilistiche. Lo riporta il Wall Street Journal citando alcune fonti, secondo le quali Trump può scegliere fra raid mirati o la campagna proposta da Cooper per rispondere all'attacco iraniano contro target americani in Giordania.
«Finiremo l'Iran molto presto», ha assicurato il presidente statunitense Donald Trump nel corso di un tele-rally, secondo quanto riportato dall'agenzia Bloomberg. D’altronde gli Usa hanno iniziato «una potente risposta ai tentati attacchi iraniani di ieri (29 luglio ndr) contro le forze armate degli Stati Uniti con base in Medio Oriente», si legge sul canale X del Comando militare delle forze armate che gestisce le operazioni in Medio Oriente. (riproduzione riservata)
Articolo in aggiornamento