Tornano a spirare venti di guerra nel Golfo. Due giorni di raid incrociati fra Stati Uniti e Iran - mentre erano ancora in corso i funerali dell’ayatollah Ali Khamenei - hanno fatto di nuovo salire alle stelle la tensione nello Stretto di Hormuz, dove il traffico è ormai quasi fermo con le navi che passano col contagocce. E la situazione non sembra destinata a migliorare, nonostante quella appena passata sia stata una notte senza raid, con le forze americane intenzionate a colpire nell’area fino a quando Teheran non smetterà di attaccare le imbarcazioni in transito.
Israele, inoltre, ha condiviso con gli Stati Uniti informazioni di intelligence che, a suo dire, indicano un nuovo piano dell’Iran per uccidere Donald Trump. Persistono, però, dubbi dell’intelligence americana sull’avvertimento di Israele. Secondo quanto riportato da Cnn, fra gli 007 si teme che la rivelazione del piano sia un tentativo di influenzare le decisioni del presidente sull’Iran. Questa scoperta segnerebbe, infatti, un’escalation nella guerra tra Washington e Teheran. Da anni l’Iran ha promesso apertamente di vendicarsi del tycoon per l’assassinio di Qassem Soleimani, alto generale del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, avvenuto durante il primo mandato del presidente.
Ore 7:00 Traffico a Hormuz prosegue nonostante la ripresa delle ostilità
Il presidente americano Donald Trump ha dichiarato di aver lasciato «istruzioni» nel caso in cui l’Iran riuscisse a portare a compimento un attentato contro di lui. «Sono da molto tempo sulla loro lista. È questo il problema con cui abbiamo a che fare» ha detto al New York Post. «Ho lasciato istruzioni: se dovesse succedermi qualcosa, bisogna letteralmente bombardarli a livelli mai visti prima». Interpellato sulle indiscrezioni del Wall Street Journal circa una presunta nuova minaccia emersa da informazioni dell'intelligence israeliana, Trump ha escluso che vi fossero elementi nuovi, sostenendo che Teheran lo considera «l’obiettivo numero uno da molto tempo, è così che vanno le cose». «Spero che sentirete la mia mancanza», ha concluso.
«La Repubblica Islamica dell’Iran ci ha chiesto di proseguire i 'colloqui'. Abbiamo accettato di farlo, ma gli Stati Uniti hanno chiarito, senza mezzi termini, che il cessate il fuoco è finito!». Lo ha scritto il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, su Truth Social.
Fonti israeliane hanno riferito che l’amministrazione Trump non vuole il coinvolgimento di Israele nei combattimenti per timore di perdere il controllo del conflitto. Il premier Bejamin Netanyahu «vorrebbe davvero partecipare agli attacchi statunitensi», ha detto una delle fonti alla Cnn, «ma gli Stati Uniti al momento non vogliono il coinvolgimento di Israele». Ieri, il ministro della Difesa israeliano ha affermato che le Idf sono pronte a riprendere la guerra contro l’Iran, anche se dovessero farlo da sole. «Le Idf sono in stato di massima allerta e pronte a riprendere la campagna, riconquistare la superiorità aerea e condurre un attacco israeliano indipendente contro l’Iran per eliminare le minacce, anche per la terza volta», ha dichiarato Israel Katz. Tuttavia, una delle fonti ha affermato che la valutazione prevalente in Israele è che il presidente Donald Trump non desideri un ritorno a una guerra su vasta scala e che, al massimo, potrebbe essere disposto a ripristinare il blocco navale dei porti iraniani.
La Turchia avrebbe già venduto il sistema di difesa di fabbricazione russa S-400 ad un Paese terzo nel Golfo per potere rientrare nella cooperazione con gli Stati Uniti sui caccia F-35. Lo ha scritto, citando fonti personali, Abdulkadir Selvi, editorialista di Hurriyet molto vicino al governo turco, secondo il quale i missili russi sono stati venduti al Qatar o agli Emirati Arabi Uniti e oggi è previsto un annuncio ufficiale a riguardo. «Gli Emirati Arabi Uniti sono rimasti profondamente scioccati dagli attacchi iraniani, mentre il Qatar da quelli israeliani», ha scritto Selvi nel suo editoriale, mentre gli Stati Uniti vogliono che il sistema missilistico sia trasferito in un Paese terzo e non ritorni in Turchia per permettere ad Ankara di rientrare nel programma sugli F-35, da cui il Paese era stato escluso dal 2019 a causa dell'acquisto degli S-400 russi già nel 2017. «Liberandosi degli S-400, la Turchia non solo si libererà dalle sanzioni Caatsa, ma guadagnerà anche vendendoli», ha scritto Selvi, citando le sanzioni imposte da Washington a causa dell'acquisto dei missili russi, per 2,5 miliardi di dollari, che hanno escluso la Turchia dal programma sugli F-35. Secondo i media turchi, la vendita degli S-400 ad un Paese terzo richiede l'approvazione della Russia e pare che in linea di principio non ci siano obiezioni da parte di Mosca. Durante il recente vertice Nato ad Ankara, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan aveva chiesto all’omologo degli Stati Uniti, Donald Trump, di mantenere le promesse sui caccia F-35 e di aspettarsi una buona notizia da lui, mentre Trump ha dichiarato l'intenzione di volere rimuovere le sanzioni contro Ankara e la possibile vendita di F-35 alla Turchia è stata contestata da Israele e dalla Grecia.
I colloqui tra Israele e Libano «sono confermati a Roma». La data prefissata è il 15 e 16 luglio ma questa è in qualche modo subordinata al fatto che «la devono scegliere loro: americani, libanesi e israeliani». Lo ha detto il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, conversando con i giornalisti a margine della riunione 'Amici dei Balcani' a Villa Madama. «Abbiamo offerto la nostra disponibilità ad Aoun, agli israeliani, agli americani'», ha sottolineato Tajani, spiegando che, indipendentemente dalla data, «Roma diventa centrale, una capitale di pace, in un momento in cui c'è bisogno di diplomazia che lavori a favore della pace. Ed è quello che stiamo facendo».
Israele sarebbe pronto a unirsi a una nuova campagna di attacchi statunitensi contro l’Iran, ma starebbe attendendo il via libera del presidente americano Donald Trump. Lo riferisce l’emittente pubblica israeliana Kan, citata dal Times of Israel, secondo cui una parte dell’establishment politico e militare israeliano è favorevole a riprendere le operazioni contro la Repubblica islamica. Secondo Kan, che cita valutazioni di funzionari israeliani senza identificarli, a Gerusalemme si ritiene che lo scambio di attacchi tra Stati Uniti e Iran possa proseguire nei prossimi giorni.
Nella stessa direzione va anche quanto riportato dal New York Post, che cita una fonte di Gerusalemme secondo cui Israele è interessato a partecipare a eventuali futuri raid e a rilanciare pienamente la guerra contro l'Iran. «Siamo pronti a farlo di nuovo, se necessario», ha dichiarato la fonte al quotidiano statunitense mercoledì, prima dell’avvio degli attacchi americani contro obiettivi iraniani. La stessa fonte ha aggiunto che Israele «non è impaziente di tornare ai giorni in cui la popolazione deve rifugiarsi nei bunker», ma non intende «ignorare quanto sta accadendo in Iran». «Se questo sarà il prezzo da pagare, lo sopporteremo», ha concluso.
Israele ha condiviso con gli Stati Uniti informazioni di intelligence che indicherebbero un nuovo piano iraniano per uccidere Donald Trump. Lo riferiscono fonti informate al Wall Street Journal. Mercoledì, parlando con i giornalisti ad Ankara, in Turchia, il tycoon ha fatto riferimento alle minacce contro di lui. «Sono il primo della lista», ha detto. «Finora, immagino di essere stato un pò fortunato, ma forse la fortuna non durerà a lungo».
Il traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz prosegue nonostante la ripresa delle ostilità tra Stati Uniti e Iran. Lo riferisce Al Jazeera, citando dati di monitoraggio navale e dichiarazioni delle autorità giapponesi. Secondo i dati delle società di tracciamento Kpler e Lseg, negli ultimi giorni almeno cinque metaniere per il trasporto di gas naturale liquefatto (Gnl) in navigazione senza carico hanno attraversato lo stretto, una delle principali arterie mondiali per il commercio di petrolio e gas. Tra queste figurano la GasLog Shanghai, controllata dalla compagnia di navigazione greca GasLog, e le unità Al Samriya, Al Dafna, Al Gattara e Al Rayyan, collegate a QatarEnergy. Parallelamente, il ministro dei Trasporti giapponese Yasushi Kaneko ha reso noto che 22 navi legate al Giappone hanno lasciato il Golfo Persico tra il 7 e il 9 luglio, incluse sei superpetroliere per il trasporto di greggio che hanno attraversato lo Stretto di Hormuz. Restano così soltanto quattro navi giapponesi nell’area del Golfo. Le informazioni indicano che, pur in un contesto di forte tensione militare, il traffico commerciale attraverso il passaggio strategico continua, anche se gli operatori del settore mantengono alta l’attenzione per i rischi alla sicurezza della navigazione.
I media iraniani hanno affermato che oltre 40 milioni di persone hanno partecipato ai funerali del defunto leader supremo del Paese Ali Khamenei, che è stato sepolto nelle prime ore di venerdì a Mashhad, a distanza di quattro mesi dalla sua uccisione. La cerimonia di sepoltura, secondo le immagini trasmesse dall’emittente locale Irib, sarebbe avvenuta in assenza di Mojtaba Khamenei, figlio e successore del defunto. Lo scrive Sky News Uk. Secondo le prime stime, l’agenzia di stampa Fars News Agency ha affermato che si è trattato del «funerale più grande della storia mondiale». Il funerale si è protratto per sei giorni, con un breve tratto in territorio iracheno.(riproduzione riservata)