La guerra in Medio Oriente si allarga. Come riportato da Reuters, due funzionari occidentali e due iraniani avrebbero confermato il lancio di numerosi attacchi «non pubblicizzati» contro l’Iran. Tutto questo sarebbe avvenuto in risposta degli attacchi di Teheran verso i sauditi. Se confermati, si tratterebbe del primo attacco saudita contro il regime iraniano.
Nel mentre, Donald Trump vola in Cina per incontrare Xi Jinping. E il tema di Hormuz sarà sicuramente sul tavolo. In mattinata, la petroliera Rich Starry, di proprietà cinese e con bandiera del Malawi, ha quasi completato l'attraversamento dello Stretto di Hormuz dopo il blocco imposto dagli Stati Uniti.
11:45 Teheran: non cederemo alle richieste Usa
11:00 Guido Crosetto: ad oggi non penso che la tregua sia possibile
10:30 Aie: anche con apertura Hormuz, forniture di petrolio resteranno limitate per mesi
8:30 Nbc: l’esercito Usa vuole cambiare il nome all’operazione in Iran
L’Iran, attraverso un membro della commissione per la sicurezza nazionale, ha affermato che non rinuncerà al controllo dello Stretto di Hormuz e non entrerà in trattative relative all’arricchimento dell’uranio. «L'Iran non si accontenterà di nulla di meno di una risposta positiva alle nostre richieste. Non siamo assolutamente disposti a cedere alle richieste degli americani».
Durante l’audizione in davanti alle commissioni riunite esteri e difesa di Camera e Senato, il ministro della difesa Guido Crosetto ha detto che la tregua, per adesso, non è possibile. Il ministro ha anche spiegato che l’invio di navi caccia mine è vincolato ad una tregua «reale, credibile e stabile». L’invio delle unità navali potrebbe richiedere settimane.
La chiusura dello Stretto di Hormuz ha provocato uno shock dell'offerta senza precedenti sui mercati energetici globali, che potrebbe mantenere le forniture di petrolio limitate per mesi anche dopo la ripresa del traffico marittimo, ha dichiarato l'Agenzia internazionale dell'energia (Aie).
In questo quadro, l'Aie prevede una contrazione della domanda globale di petrolio di 420.000 barili al giorno quest'anno, rispetto alla precedente stima di un calo di 80.000 barili al giorno, mentre le interruzioni del traffico delle petroliere e lo stallo nei negoziati tra Stati Uniti e Iran continuano a ripercuotersi sull'economia mondiale.
Lo scenario di base elaborato dall'Agenzia presume che i flussi riprendano gradualmente a partire da giugno, con la crescita della domanda che tornerebbe in territorio positivo solo ad agosto, per poi stabilizzarsi intorno ai livelli del 2025 per il resto dell'anno. L'offerta, tuttavia, si riprenderebbe molto più lentamente a causa dei danni alle infrastrutture, dei colli di bottiglia logistici e della necessità di rimuovere le mine iraniane dallo Stretto prima che le normali operazioni di esportazione possano ripartire. Anche dopo la rimozione delle mine, sarebbero probabilmente necessari almeno due o tre mesi per ripristinare completamente operazioni di esportazione regolari, poiché le petroliere dovrebbero lasciare il Golfo, le navi vuote essere riposizionate e i programmi di carico nei porti riorganizzati, ha spiegato l'Aie.
Secondo l’Nbc, l’esercito degli Stati uniti starebbe pensato di cambiare il nome all’operazione in Iran nel caso il cessate il fuoco dovrebbe fallire. Il nome, secondo due funzionari americani, dovrebbe passare da «Epic fury», furia epica, a «Sledghammer», martello pesante. Una decisione che potrebbe preannunciare la ripresa degli attacchi Usa a Teheran. (riproduzione riservata)
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