Sbloccare le riserve strategiche per fermare l’impennata dei prezzi del petrolio, in corsa verso i 110 dollari al barile. È questa la soluzione vagliata dai ministri delle Finanze del G7 che, come rivelato dal Financial Times, ne hanno discusso in una riunione d’emergenza convocata per oggi, 9 marzo. La palla passa ora ai ministri dell’Energia che si confronteranno domani.
I ministri delle Finanze di Italia, Francia, Germania, Stati Uniti, Canada, Giappone e Regno Unito si sono detti «pronti» a un rilascio congiunto di greggio dalle rispettive scorte.
Tre paesi del G7, tra cui gli Stati Uniti, avrebbero espresso il loro sostegno all’idea.Tuttavia, il ministro dell’Economia francese, Roland Lescure, ha specificato che «non siamo ancora al punto» di rilasciare le riserve strategiche. «Ciò che abbiamo concordato è di utilizzare qualsiasi strumento, se necessario, per stabilizzare il mercato», ha aggiunto Lescure.
A coordinare le operazioni dovrebbe essere l’Agenzia internazionale per l’energia (Aie), a cui aderiscono 31 Paesi. I membri dell’Aie detengono nel complesso 1,2 miliardi di barili di riserve strategiche che costituiscono un sistema di emergenza collettivo, progettato per fronteggiare eventuali crisi. I Paesi dell’Unione Europea hanno scorte per 43,5 milioni di tonnellate (una tonnellata equivale più o meno a 6,8 barili) di petrolio, di cui 2,7 milioni di tonnellate dell’Italia, secondo i dati della Commissione Ue.
L’ipotesi sul tavolo del G7 ruota intorno al rilascio congiunto di 300-400 milioni di barili, ovvero il 25-30% delle scorte Aie.
L’idea di attingere al tesoretto accantonato arriva in una fase di forte rialzo dei prezzi del greggio (+25% in due settimane), ai massimi da quattro anni. L’obiettivo è interrompere il trend, anche per evitare che il costo dell’energia inneschi una nuova spirale inflazionistica, come accaduto nel 2022. In quell’occasione l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia fece esplodere i prezzi dell’energia, alimentando l’inflazione.
Poche settimane dopo l’inizio del conflitto in Ucraina, l’Aie coordinò il rilascio di circa 60 milioni di barili dalle riserve strategiche dei Paesi membri nel tentativo di raffreddare i prezzi. Lo stesso schema si applicherebbe adesso, con una potenza di fuoco maggiore. (riproduzione riservata)