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Guerra in Iran, Cosa insegna la crisi di Hormuz nell'età dei droni
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Guerra in Iran, Cosa insegna la crisi di Hormuz nell'età dei droni

di Domenico Fracchiolla *
16 maggio 2026, 10:57

Le tensioni sullo stretto diventano il simbolo del ritorno alla sovranità nazionale, minacciando l'economia globale e mettendo in discussione le alleanze internazionali e la sicurezza energetica

La crisi dello stretto di Hormuz rappresenta il punto di rottura definitivo della globalizzazione iniziata da Bill Clinton, a favore di un ritorno più marcato alla sovranità e ad alleanze non automatiche, ma basate su scambi specifici. Hormuz è il vaso di Pandora geopolitico, la cui instabilità colpisce direttamente l'economia internazionale, dai costi energetici a quelli delle catene industriali globali, dalla sicurezza alimentare ai prezzi dei beni di consumo, dai data center e all'aeronautica civile.

Il blocco e il contro-blocco hanno creato un pericoloso precedente per altri choke point strategici, come Panama e Taiwan, assestando l’ennesimo durissimo colpo al diritto internazionale, per le violazioni del principio della libertà di navigazione, confermate dall'incapacità delle Nazioni Unite di intervenire a causa dei veti di Cina e Russia nel consiglio di sicurezza dell’Onu. I dubbi sulla strategia militare americana, la tenuta delle alleanze occidentali, il rafforzamento dell'asse eurasiatico e la paralisi delle istituzioni multilaterali si aggiungono e mettono in discussione l’intera architettura di sicurezza di Washington.

È la tempesta perfetta, perfetta, che porta a picco il consenso del presidente Trump.

Le critiche internazionali alla strategia di Trump

L’abituale coro di critiche alle scelte internazionali di Trump, alimentato da forti polarizzazioni e allarmismi, si arricchisce di giudizi severi di istituzioni, studiosi e stampa internazionale. La strategia della “massima pressione” di Trump, «azzardo necessario» secondo il Segretario del Tesoro Scott Bessent per ottenere la sicurezza internazionale a lungo a termine, mitigato dall’autosufficienza energetica e dall’aumento della produzione interna del «drill baby drill» per il consigliere economico Stephen Moore, dovrebbe essere premiato con l'azzeramento del “sovrapprezzo del terrore” del petrolio iraniano, per l'economista trumpiano Peter Navarro.

Questo quadro è duramente contestato per tempistiche e presupposti errati. L’elenco è lungo: il Fondo Monetario Internazionale (Fmi), Goldman Sachs, JPMorgan, la Fed di Dallas, il Council on Foreign Relations, la Oxford Economics e il Rystad Energy, ma anche economisti come Jeffrey Sachs e Paul Krugman, Janet Yellen ed Larry Summers (Ex Segretario al Tesoro), organi di stampa quali Foreign Affairs, il New York Times e The Post Internazionale.

Verso un accordo di pace tra Iran e Stati Uniti

Le analisi dovrebbero inserire un principio di realismo e una solida prospettiva storica. L’accordo di pace tra Iran e Stati Uniti si farà, la prosecuzione della guerra non conviene a nessuna delle parti. La guerra è impopolare nella base elettorale di Trump, che rischia seriamente di perdere le elezioni di midterm.

Lo stallo di Hormuz, da cui transita oltre un terzo del fabbisogno energetico della Cina, mette a rischio il già fragile disgelo tra Washington e Pechino. Pertanto, negli auspici di Trump, le trattative per il memorandum di pace in 14 o 15 punti, base per un accordo di pace, dovrebbero concludersi la prossima settimana, prima del suo viaggio in Cina.

Il nuovo ordine internazionale e gli Accordi di Abramo

La strategia della «pace attraverso la forza» aiuta a comprendere la direzione della politica degli Stati Uniti in Medio Oriente e spiega il moderato ottimismo dei mercati finanziari rispetto alla crisi in atto, a partire ovviamente dalla solidità dei fondamentali dell’economia internazionale. Con una lunga nobile storia che inizia con George Washington e arriva a Regan, passando da Theodore Roosevelt, Trump desidera sfoderare la superiorità militare per ripristinare la deterrenza degli Stati Uniti. L’obiettivo è ridisegnare un nuovo ordine internazionale. Gli Accordi di Abramo, da lui ispirati nel 2020, rimangono il riferimento per normalizzare la regione, pacificarla e garantire uno sviluppo economico, sociale e politico mai sperimentati prima. Il West Asian Quad, l’alleanza strategica e di cooperazione economica tra India, Israele, Stati Uniti (Usa) ed Emirati Arabi Uniti (Uae) e l’Imec (Corridoio Economico India-Medio Oriente-Europa) completano il quadro, inserendo il Medio Oriente nella competizione degli Stati Uniti e Cina, in risposta al progetto di nuovo Ordine Internazionale di Pechino con le nuove vie della seta.

Il Medio Oriente diventa un ponte tra Asia e Europa, per garantire la crescita, la circolazione di beni e servizi, gli approvvigionamenti energetici e l’accesso ai rispettivi mercati. L’India gradualmente sostituirà la Cina nel ruolo di fornitore di beni. La promozione del dialogo interreligioso tra ebraismo, islam e crtistianesimo e la costituzione di una Nato araba sul piano difensivo completano il piano di Trump. Gli ottimi rapporti di Trump con l’Arabia Saudita sono funzionali al prezzo basso del petrolio (per esigenze interne e per esercitare pressione su Putin in Ucraina) e per compiere l’allargamento degli Accordi Abramo.

La sfida tecnologica e la guerra asimmetrica

L’eliminazione della minaccia del nucleare iraniano è il presupposto per neutralizzare non solo la minaccia di leadership sciita regionale e i piani della Cina.

La crisi di Hormuz ha toccato i punti deboli, per la capacità dell’Iran di resistere alla superiorità militare degli Stati Uniti. Il presupposto della vittoria degli Stati Uniti nella Guerra Fredda è stata la superiorità tecnologica del progetto Strategic Defense Initiative, «Guerre Stellari», a cui l’Unione Sovietica non ha potuto rispondere per manifesta incapacità. Lo strumento di Trump doveva essere la superiorità militare dei B2 e B52, che si sta rivelando inefficace in un contesto di guerra ibrida e asimmetrica condotta con droni e IA.

I tempi della guerra delle petroliere del 1987, quando Ronald Regan riusciva a ripristinare la navigazione nello stretto Hormuz minacciato dall’iran sono lontani. (riproduzione riservata)

* Professore Associato di Storia delle Relazioni Internazionali



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