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Guerra in Iran, a rischio quasi 20 miliardi di export italiano nei Paesi del Medio Oriente coinvolti nel conflitto
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Guerra in Iran, a rischio quasi 20 miliardi di export italiano nei Paesi del Medio Oriente coinvolti nel conflitto

09 marzo 2026, 21:30 Ultimo aggiornamento: 21:33

Il primato per acquisti di prodotti tricolore nel 2025 è degli Emirati Arabi Uniti, seguiti dall’Arabia Saudita

La nuova guerra nel Golfo mette a repentaglio 19,5 miliardi di euro di esportazioni annue di prodotti Made in Italy nelle aree coinvolte nel conflitto. E allo stesso tempo mina le catene di approvvigionamento che garantiscono all’Italia 9,5 miliardi di beni provenienti da Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Iran, Iraq, Kuwait, Oman e Qatar. Lo raccontano le schede economiche stilate per ciascuno di questi Paesi dall’Osservatorio InfoMercatiEsteri della Farnesina. Un duro colpo per la bilancia commerciale tricolore, visto che i Paesi del Medio Oriente sopracitati sono alcuni dei mercati che il ministero degli Esteri e Sace avevano individuato come ad alto potenziale per le imprese italiane nell’ottica di diversificazione resa particolarmente necessaria per evitare i contraccolpi dei dazi Usa.

Entrando nel dettaglio dei Paesi, le vendite di beni tricolore effettuati dagli Emirati Arabi Uniti tra gennaio e novembre 2025 hanno raggiunto quota 8,4 miliardi, in crescita del 18,5% sul 2024. Spiccano gli acquisti emiratini di gioielli, bigiotteria e pietre preziose italiane, che superano i 1,2 miliardi (+1,37%), e di articoli di abbigliamento per 413 milioni (+5%).

La medaglia d’argento per maggiori acquisti di merci italiane nei primi 11 mesi del 2025 va all’Arabia Saudita, che vanta 5,7 miliardi in crescita del 3,8% sullo stesso periodo dell’anno precedente. Spiccano il +161% di aeromobili e veicoli spaziali tricolore comprati dai sauditi per un totale di 204 milioni e il +86,7% di vendite di medicinali e preparati farmaceutici per 707 milioni.

Il pari merito a 1,7 miliardi in export italiano tra Qatar e il Kuwait tra gennaio e novembre 2025 nasconde però da un lato una contrazione del 14,9 % e all’altro una crescita del 57,2%, segnala la Farnesina. In netto calo le componenti italiane per la difesa comprate dal Qatar: gli 87 milioni di armi e munizioni sono il 51,3% in meno rispetto al 2024 e i 69 milioni di aeromobili e veicoli spaziali segano un -60,5%. Parallelamente è a doppia cifra l’aumento dell’export in Qatar di articoli italiani di abbigliamento (+10,2%), calzature (+19%), pelletteria e pellicceria (+13,6%) e gioielleria (+37,6%). Per un totale di quasi 250 milioni. Quanto al Kuwait, la voce «aeromobili, veicoli spaziali e relativi dispositivi» si è impennata del 165% superando 902 milioni. Il Kuwait ha però comprato il 6,4% di autoveicoli Made in Italy in meno, per 38 milioni.

Non raggiungono neanche il miliardo le esportazioni italiane verso Iraq e Oman nei primi 11 mesi del 2025, rispettivamente a 864 e 428 milioni. Da segnalare il +53,3% dell’export in Iraq di «tubi, condotti, profilati cavi» italiani per 82 milioni. Nonché il +150% di acquisti in Oman di «computer e unità periferiche» tricolori per 14 milioni.

Nonostante le sanzioni internazionali vigenti, l’Iran non è ultimo nella classifica stilata sui dati della Farnesina: tra gennaio e novembre 2025 l’export italiano nel Paese attaccato nuovamente da Usa e Israele ha toccato 393 milioni, il 17,9% in meno rispetto a un anno prima. Particolarmente positivo è il trend relativo agli acquisti iraniani di «medicinali e preparati farmaceutici» italiani, che registrano un +71% (valendo così 52 milioni), e gli «strumenti e forniture mediche e dentistiche» con un +20% (per 25 milioni).

Tra i Paesi che appartengono all’area più calda del conflitto il Bahrein risulta quello che compra meno beni italiani. D’altronde vi vivono 1,7 milioni di persone, rispetto per esempio agli oltre 35 milioni dell’Arabia Saudita. A trainare i 266 milioni di export di beni italiani in Bahrein sono i 35 milioni di prodotti chimici (+41,2%) e gli oltre 25 milioni spesi per gli autoveicoli Made in Italy, pur se in riduzione dell’8,4% sul 2024. (riproduzione riservata)



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