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Guala Closures verso un proxy fight tra Bonomi e i manager
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Guala Closures verso un proxy fight tra Bonomi e i manager

MF - Numero 072 pag. 18 del 14/04/2021

Di offerte finalizzate al delisting sul mercato ce ne sono parecchie. Più delle quotazioni. Del resto azionisti di controllo o fondi fanno leva su quello che molti operatori nelle sale operative chiamano «sconto Covid», ovvero il forte deprezzamento di tanti titoli registrato lo scorso anno a causa della pandemia.

A Piazza Affari sono in corso le opa sul Creval da parte del Crédit Agricole, del tandem Gavio-Ardian su Astm, oltre a quelle promosse dai Mussini e dai Carraro sulle aziende di famiglia: Panariagroup e Carraro. Senza trascurare quelle lanciate da Ion Investments su Cerved (per l’integrazione con Cedacri) e di Gowan su Isagro.

E se l’avanzata delle banche francesi trova ostacoli nel management e in alcuni azionisti che chiedono un rialzo del prezzo, certamente l’offerta che ha avuto una genesi assai complessa e un esito non scontato è quella promossa, due volte, da Investindustrial su Guala Closures.

Il fondo di Andrea Bonomi ci aveva già provato un anno fa, con un’opa parziale, bocciata in termini di congruità del prezzo offerto, dal board dell’azienda piemontese tra i leader mondiali delle chiusure per bottiglie e non solo. Il secondo tentativo, annunciato a dicembre e concretizzato nelle scorse settimane, dell’investimento finanziario è più solido. Non solo per l’incremento del valore proposto agli altri azionisti (da 6 a 8,2 euro per azione) ma anche perché Investindustrial ha comprato titoli salendo al 53% del capitale, ossia il 47,5% dei diritti di voto.

Ma sulla strada di Bonomi si è palesato un ostacolo non facilmente superabile: il patto di sindacato tra il management del gruppo piemontese e il fondo Peninsula. Assieme hanno il 33% dei diritti di voto: soglia che blocca qualsiasi operazione straordinaria. Il socio Gcl Holdings comprende l’ad Marco Giovannini, il cfo Anibal Diaz e altri key manager di Guala. Aspetto non trascurabile per gli investitori e per gli altri soci che si devono esprimere.

Anche perché nel frattempo l’assemblea del 30 aprile sarà chiamata a rinnovare il cda dell’azienda riportata in borsa dalla spac Space promossa tra gli altri dall’avvocato Sergio Erede, il cui studio, BonelliErede, è advisor legale del fondo di Bonomi nell'opa finalizzata al delisting. Space Holding, tra l'altro, con il suo 4,59, ha già aderito all'offerta, appoggiando Bonomi.

Così sarà fondamentale capire le mosse di Assogestioni, che rappresenta il 5% del capitale di Guala, se non di più. I fondi non hanno presentato alcuna lista in vista del rinnovo del consiglio e quindi voteranno per l’uno o per l’altro contendente. Trattandosi di investitori istituzionali e finanziari ci sarà da far di conto sul loro posizionamento: potrebbero votare la lista di Giovannini&Co che rappresenta la continuità. In tal caso il fronte anti-Bonomi salirebbe alla soglia del 38-40%.

Infine, non si può trascurare che da questo conteggio resta fuori un altro 9-11% del flottante, che può far spostare l’equilibrio da una parte o dall’altra: c’è chi vuole delistare il titolo, che a 8,30 euro è lontano dal picco dei 9,76 euro del 10 agosto 2018 ma che, forse, non ha mai espresso appieno le sue potenzialità, a cui si contrappone chi ha invece intenzione di continuare a gestire in continuità, mantenendo la società in borsa pur sapendo che il mercato resta ostico.

Insomma, all’orizzonte di questa opa su un gruppo che non è strategico come una banca retail o un’infrastruttura (Astm) o una società di analisi (Cerved), ma che ha una sua storia industriale consolidata si combatterà, proprio in assemblea, una proxy fight decisiva per il futuro della società e dei suoi azionisti. (riproduzione riservata)



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