L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato dell’Unione Europea è ormai pronta a punire Alphabet, società di controllo di Google con una multa di oltre un miliardo di euro, oltre a richiedere la modifica delle prassi commerciali. La Commissione europea, che da quasi sette anni indaga sul colosso della Silicon Valley per violazione delle disposizioni comunitarie in materia di antitrust in diversi settori, si starebbe infatti preparando a dichiarare oggi che Google ha effettivamente manipolato i risultati del motore di ricerca per favorire il proprio servizio di comparazione dei prezzi. Contestualmente procedono le altre indagini ufficiali sul comportamento tenuto da Big G nello sfruttamento del sistema operativo mobile Android e del servizio per la monetizzazione dei contenuti online AdSense.
La sanzione dovrebbe arrivare a polverizzare il record di 1,06 miliardi di euro della precedente ammenda comminata da Bruxelles per abuso di posizione dominante a Intel nel 2009.
«Continuiamo a impegnarci costruttivamente insieme alla Commissione europea e crediamo fermamente che le innovazioni da noi apportate allo shopping online siano positive per acquirenti, rivenditori e concorrenza», ha affermato il portavoce di Google, Al Verney.
Probabilmente l’Ue richiederà inoltre che il big della rete conceda ai servizi di comparazione dei prezzi della concorrenza, quali Foundem.co.uk e Kelkoo.com, un trattamento equo nei risultati di ricerca. Stando ai ricorrenti, Google degraderebbe le offerte dei competitor nell’ordine dei risultati restituiti in base alla ricerche e, indipendentemente dalla rilevanza, inserirebbe arbitrariamente il proprio servizio in un box situato sopra tutte le altre proposte. Il verdetto potrebbe creare un precedente sulla condotta di Google in relazione agli altri servizi di ricerca, tra cui viaggi e mappe, che attualmente l’Ue sta passando al vaglio.
L’intervento contro un’altra potenza americana potrebbe suscitare dall’altra parte dell’Atlantico il sospetto che l’Ue stia prendendo di mira i player a stelle e strisce, e specialmente le tech company, per proteggere le industrie del Vecchio Continente. La Commissione si ha già messo nel mirino Apple, Facebook e Starbucks per irregolarità ai sensi della normativa europea sulla concorrenza, con conseguenze sui rispettivi risultati finanziari. In aggiunta, procede l’investigazione su McDonald’s e Amazon per presunta evasione fiscale in Europa.
Tuttavia, a proposito del caso Google, anche alcune grandi aziende statunitensi, inclusa Yelp, hanno espresso risentimento circa il comportamento della società fondata da Larry Page e Sergey Brin nella speranza che Bruxelles agisse. Inizialmente anche Microsoft, che ha poi evitato però di infierire ulteriormente dopo che l’anno scorso i due colossi hanno posto fine a un’antica faida.
Anche News Corp, editore del Wall Street Journal, ha presentato un reclamo formale ma principalmente riguardo alla gestione degli articoli all’interno del motore di ricerca. A inizio 2013 le autorità antitrust degli Stati Uniti hanno deliberato la conclusione della propria attività di accertamento quando Google ha accettato di mettere a punto volontariamente alcune modifiche alle pratiche.
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