Secondo persone al corrente dei piani della società, Google ha intenzione di introdurre una funzione di ad-blocking nelle versioni mobile e desktop del proprio browser web. La funzionalità di blocco della pubblicità, che potrebbe essere attivata come impostazione predefinita all'interno di Chrome, filtrerebbe determinate tipologie di annunci ritenute responsabili di un’esperienza negativa nell’ambito della navigazione degli utenti sul web. La novità potrebbe essere annunciata ufficialmente nell’arco di qualche settimana, ma il colosso della Silicon Valley sta ancora mettendo a punto i dettagli e potrebbe decidere di non procedere con il piano, hanno specificato le fonti. Quelle considerate inaccettabili sarebbero le pubblicità recentemente indicate dalla Coalition for Better Ads nell’elenco di standard pubblicato a marzo. In base a questi criteri, formati quali i pop-up, i video con audio che partono automaticamente e i "prestitial" con timer di conto alla rovescia sono ritenuti “al di sotto della soglia di accettabilità del consumatore”.
In un possibile scenario, Google potrebbe scegliere di bloccare tutta la pubblicità visualizzata nei siti che veicolano annunci lesivi, anziché i singoli annunci definiti tali. In altre parole, i proprietari dei siti potrebbero essere tenuti a garantire che tutte le inserzioni soddisfino gli standard altrimenti la pubblicità sui loro siti risulterebbe bloccata su Chrome. Google ha rifiutato di commentare. Il passo può sembrare controverso data la dipendenza del big guidato da Sundar Pichai dalle entrate pubblicitarie, ma si tratta di una mossa difensiva. La diffusione degli strumenti di blocco della pubblicità online è cresciuta rapidamente negli ultimi anni: da alcune stime emerge che il 26% degli utenti statunitensi dispone di simili software sui propri dispositivi.
Attivando il proprio filtro, Google spera di sedare l’ulteriore espansione degli strumenti di blocco offerti da terzi, alcuni dei quali applicano commissioni per il superamento dei filtri. Per esempio, Google paga già l’adesione al programma “Acceptable Ads" della società di software Eyeo, sviluppatore del popolare Adblock Plus. Di conseguenza, la pubblicità sul motore di ricerca di Big G e altri annunci da esso forniti possono penetrare attraverso i filtri di Adblock Plus. Ma la continua ascesa dei sistemi di ad-blocking è un trend preoccupante agli occhi del gigante di Mountain View, che ha generato oltre 60 miliardi di dollari di ricavi grazie alla pubblicità online nel 2016. E lo stesso dicasi per altri publisher e servizi che dipendono dalle entrate pubblicitarie per sostenere il proprio business, molti dei quali collaborano con Google nella vendita dello spazio pubblicitario sulle rispettive proprietà. Attualmente Chrome domina gran parte dell’attività di navigazione in tutto il mondo. Pertanto, secondo gli osservatori di settore, l'inserimento di filtri pubblicitari potrebbe conferire alla controllata di Alphabet un maggiore potere in tema di ad-blocking. Stando a StatCounter, negli Stati Uniti Chrome rappresenta quasi il 47,5% del mercato dei browser su tutte le piattaforme.
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