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Google compra lobbisti

di Ted Mann e Brody Mullins
Milano Finanza - Numero 118 pag. 19 del 15/06/2019

Il moltiplicarsi delle indagini antitrust e il malcontento verso lo strapotere dei giganti tecnologici spingono il motore di ricerca a rivedere e rafforzare la propria strategia nelle relazioni pubbliche

Google ha licenziato una mezza dozzina delle sue più grandi società di lobbying nell’ambito di una profonda revisione dei propri rapporti con la politica, in previsione di un maggiore controllo del governo Usa sulle sue attività. Negli ultimi mesi il gruppo ha dato una scossa al suo elenco di società di lobbying, ha riorganizzato il suo policy team di Washington e ha perso due alti dirigenti che avevano contribuito a realizzare la sua attività di influenza nella capitale. Le aziende di cui Google si è sbarazzata rappresentano più della metà degli oltre 20 milioni di dollari di spese che il gruppo destina alle lobby.
Questo rinnovamento fa parte del processo di modernizzazione dell’attività di influenza del motore di ricerca guidato dal ceo Larry Page, che avviene proprio mentre gli affari del gruppo stanno affrontando una serie di indagini governative. Il Wall Street Journal ha recentemente riferito che il Dipartimento di Giustizia sta preparando un’indagine antitrust sul gigante tecnologico. Inoltre il Congresso e i procuratori generali degli Stati stanno riesaminando le pratiche di Google, mentre in campagna elettorale alcuni candidati democratici hanno chiesto che la società venga divisa. Così si spiega perché Google rimescola le sue carte in fatto di lobbisti e altri consulenti a Washington.
Tra i lobbisti che non lavorano più per Google ci sono Charlie Black, stratega repubblicano di lungo corso, e società che hanno rapporti con repubblicani e democratici a Capitol Hill, tra cui Off Hill Strategies. Il gruppo ha revisionato il proprio team policy per riflettere meglio la portata globale delle proprie ambizioni commerciali e gestire potenziali coinvolgimenti con le autorità e i legislatori in tutti e mercati. Queste mosse sono ghuidate dal nuovo capo delle relazioni governative di Google, Karan Bhatia, ex rappresentante commerciale nell’amministrazione del presidente George W. Bush e in seguito dirigente della General Electric. Nel corso dell’ultimo anno Bhatia ha rivalutato l’influence shop di Google, diventato uno dei più grandi nel mondo aziendale. Un dirigente che ha lasciato Google in seguito alla riorganizzazione è Adam Kovacevich, che gestiva la divisione di politica pubblica della società. Kovacevich era una figura centrale per l’obiettivo di Google di modellare le regole in modo favorevoli al business del motore di ricerca. In particolare, Kovacevich ha guidato la campagna della società per smorzare gli effetti di un’indagine della Federal Trade Commission su eventuali pratiche anticoncorrenziali. Ha anche contribuito a lanciare una serie di gruppi di sensibilizzazione. Nel 2006, l’anno prima che Kovacevich entrasse a far parte di Google, la società aveva speso 800 mila dollari in attività di lobbying e aveva quattro società sul libro paga. Nel 2018 Google contava 100 lobbisti, impiegava quasi 30 aziende e spendeva 21,7 milioni di dollari per fare pressioni su Washington, risultando la società americana che spendeva di più per le lobby. La società ha speso milioni di dollari per think tank, entità politiche, università e altri gruppi che hanno sfornato documenti, generato dati e dibattiti politici che Google ha utilizzato per modellare il dibattito su questioni quali la privacy, la neutralità della rete e le auto senza conducente. Nel frattempo i dipendenti di Google hanno reso la società una delle maggiori fonti di contribuzione elettorale al partito Democratico e ai suoi candidati, tra cui Hillary Clinton e Barack Obama, secondo il Center for Responsive Politics. Nelle elezioni del Congresso del 2018 il Pac finanziato dai dipendenti di Google ha donato 1,9 milioni di dollari a candidati politici di entrambe le parti, come mostrano le cifre del gruppo. Le donazioni da parte dei dipendenti hanno reso Google una fonte privilegiata di denaro per entrambe le campagne presidenziali di Obama e gli impiegati della società sono stati la principale fonte di finanziamento per la corsa alle presidenziali nel 2016 della Clinton. Il Centro ha rilevato che i dipendenti della società hanno donato un totale di 1,6 milioni di dollari alla campagna della Clinton. Quando Obama ha assunto il suo incarico alla Casa Bianca, Google e il suo team di lobbisti Washington hanno ottenuto una serie di vittorie. La più significativa, la Ftc di Obama, che è tecnicamente un’agenzia indipendente, ha rifiutato di perseguire un caso antitrust contro Google nel 2013 dopo una lunga indagine. In aggiunta, Google ha anche ottenuto norme favorevoli sulla neutralità dalla Federal Communications Commission, ha approvato le norme federali sulla privacy al Congresso e ha assicurato una sentenza amichevole sui veicoli senza conducente dai regolatori in materia di sicurezza stradale.
Ma negli ultimi anni Google ha incontrato ostacoli sia da parte dei repubblicani che dei democratici, mentre la sua immagine pubblica è risultata incrinata sul fronte del rispetto della privacy e ciò che i critici lamentano è il mancato controllo dei contenuti sulla sua piattaforma, in particolare per quanto riguarda le elezioni presidenziali del 2016. Ora la nuova struttura interna al gruppo è strutturata per aree geografiche: Stati Uniti-Canada, Asia-Pacifico, Europa e i Paesi che la società vede quali suoi mercati emergenti. La nuova organizzazione include anche team di policy che continueranno a fare pressione sui governi su temi critici per l’azienda, inclusa la privacy e la gestione di contenuti discutibili sulle piattaforme del gruppo.


(Translated from the original version by Milano Finanza Editorial Staff)

MF+MIFI + The Wall Street Journal


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