Contro il tentativo di scalata di Unicredit a Banco Bpm il governo italiano ha fatto ricorso al golden power, nel mentre «su Euronext esiste già una delibera che prevede precise raccomandazioni e il governo continuerà ad attuare il monitoraggio previsto» per difendere la borsa paneuropea da una governance troppo sbilanciata verso Parigi. Lo ha dichiarato la premier Giorgia Meloni nell’intervista rilasciata a Milano Finanza il 14 agosto, richiamando quanto già anticipato da questo giornale a maggio.
Al momento dell’acquisto di Piazza Affari da parte di Euronext, che l’ha rilevata dal London Stock Exchange, la società francese ha dovuto infatti avere un via libera dal governo di Roma, guidato all’epoca da Giuseppe Conte, proprio in virtù del fatto che stava passando di mano un asset di un settore strategico soggetto alla normativa sul potere di veto dell’esecutivo. Era la fine del 2020, l’Italia in piena pandemia da Covid, ma gli uffici della presidenza del Consiglio stabilirono alcuni criteri precisi per autorizzare l’operazione, che oggi il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, vuole far valere o quanto meno confutare fino in fondo. Nella delibera del Consiglio dei ministri del 10 dicembre 2020, il governo ha fissato «alcune raccomandazioni nei confronti della società Euronext N.V. per garantire piena tutela e sviluppo prospettico degli asset italiani coinvolti, nonché la concreta attuazione dell’operazione nei termini prospettati, mediante il rispetto degli impegni della stessa volontariamente assunti».
Queste raccomandazioni, unite ai passaggi dei patti parasociali sulla governance, potrebbero indurre le parti, soprattutto quella francese, a cercare un compromesso con Cdp, come ha fatto capire l’ad di Cassa, Dario Scannapieco, parlando in audizione al Senato. In fondo converrebbe a entrambi in un momento in cui l’Europa non può mostrarsi divisa su un punto come l’unione borsistica e finanziaria.
Allargando lo sguardo a tutta l’azione del governo Meloni dal suo insediamento nell’ottobre del 2022, il meccanismo del golden power è stato utilizzato con crescente frequenza. Nel corso del 2025 alla presidenza del Consiglio dei ministri sono, infatti, arrivate 1.081 notifiche (903) e prenotifiche (178) di operazioni da parte delle imprese, una quantità in forte crescita del 37% sull’anno precedente. Già l'anno prima si era registrata una crescita di quasi il 15% su base annua, si legge nella relazione della presidenza del Consiglio sull'attività della Commissione Golden power. Da segnalare, inoltre, che il 28,3% delle notifiche appartengono al comparto «Difesa e ordine pubblico», segue il settore dell'energia al 9% del totale delle segnalazioni. Quasi a pari merito le operazioni imprenditoriali sotto la lente di Palazzo Chigi nel comparto «Salute e sanità» (7,9% del totale 2025), «Trattamento dei dati» (7,7%) e «Agroalimentare» (7,5%).
Nel corso del 2025 il 49% delle operazioni segnalate alla presidenza del Consiglio e prese in mano dal relativo comitato interministeriale è stata ritenuta non rientrante nel campo di applicabilità della normativa, nel 46% è stato deciso di non esercitare i poteri speciali e infine nel 5% sono stati esercitati i poteri speciali. Il governo ha esercitato i poteri speciali in 46 occasioni. Di cui 29 notifiche sono state oggetto di esercizio dei poteri speciali con condizioni o prescrizioni e 15 piani annuali 5G sono stati approvati con prescrizioni. Solo in due casi i procedimenti si sono conclusi con una vera e propria opposizione all'operazione notificata, cioè con uno stop netto. Per imprese e investitori, questi numeri confermano come la procedura di notifica alla presidenza del Consiglio sia diventata un passaggio ormai ordinario nelle operazioni che coinvolgono settori strategici, in un contesto internazionale in cui la protezione degli asset nazionali è sempre più centrale nelle politiche economiche. (riproduzione riservata)