Il premio dell’opzione, anche detto “valore teorico” o “pricing”, è il costo di mercato dell’opzione, pagando il quale si entra in possesso del contratto (posizione long o lunga sulle opzioni), oppure ricevendo il quale si diviene venditori dell’opzione (posizione short o corta sulle opzioni).
Per i contratti di tipo europeo, il premio si calcola mediante la formula di Black & Scholes e per quelli di tipo americano con la formula binomiale di Cox-Ross-Rubinstein.
Il calcolo si basa:
In base a questi elementi, quanto più bassi sono sia i dividendi sia lo strike price, e quanto più elevata è la quotazione dell'underlying, la volatilità, il livello dei tassi d'interesse e la vita residua, tanto più caro sarà il premio di una call e tanto più basso sarà quello di una put option.
Quando si acquista un’opzione il regolamento avviene in modo semplice: pagandone il premio all'atto della negoziazione. Diverso è invece il meccanismo in caso di vendita allo scoperto: in concomitanza dell'incasso del premio, il venditore allo scoperto di opzioni, proprio perché si espone a un rischio virtualmente illimitato di perdite, è soggetto a versare all'intermediario un margine di garanzia e un margine su premio calcolati dalla Clearing house sull'esposizione netta; margini che generalmente risultano superiori al premio incassato (dando luogo a un'uscita netta) e che vanno poi adeguati ogni seduta in relazione ai movimenti del mercato sottostante.
Supponiamo di vendere allo scoperto un'opzione il cui premio sta quotando 1.000 euro. Il controvalore a credito del venditore risulta quindi pari a 1.000 euro. A debito figura invece sia il "margine su premio" sia il "margine ordinario":
Dunque, qualora l'opzione chiudesse la seduta a 900 euro si avrebbe un margine su premio di pari importo; inoltre, supponiamo che in caso di mercato sfavorevole alla posizione la stessa possa condurre a una perdita giornaliera di 200 euro.
Il venditore sarà quindi tenuto a sborsare, al termine della seduta, 100 euro, dato dal controvalore incassabile (1.000 euro) meno il "margine su premio" (900 euro) e il "margine ordinario" (200 euro). I margini vanno poi adeguati ogni seduta in relazione all'andamento del mercato sottostante.
Viceversa l'acquirente di opzioni è tenuto a sborsare in via anticipata l'intero premio proprio perché tale importo rappresenta la perdita massima raggiungibile dalla posizione lunga, sapendo per certo l'entità dell'investimento. Inoltre, la quotazione di riferimento di fine seduta rappresenta per l'acquirente un margine a credito da utilizzare eventualmente in caso di apertura di posizioni short.
Clearing house, o Cassa di compensazione e garanzia, è l’organismo preposto al regolamento (settlement) delle negoziazioni, al monitoraggio e alla liquidazione delle posizioni in essere. Il suo fine istituzionale è quello di garantire in ogni momento il buon fine di ogni operazione, così come avviene in ogni mercato dei derivati regolamentato.
La stessa clearing house calcola i margini di garanzia da versare per posizioni short sui derivati (da adeguare secondo il meccanismo "stock style" per le opzioni e "future style" per i future), compensabili con posizioni a credito in essere. Cioè, siccome l'acquirente di un'opzione si espone a un rischio limitato (pari al massimo al premio corrisposto all'atto dell'investimento), mentre chi vende allo scoperto un'opzione si espone a un rischio potenzialmente illimitato, la Clearing house si cautelerà contro eventuali future insolvenze chiedendo in anticipo il versamento della somma corrispondente alla perdita massima giornaliera a cui verosimilmente la posizione può condurre. Somma ovviamente da adeguare giorno dopo giorno in base alle fluttuazioni del mercato (meccanismo "stock style").
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