Le greche delle opzioni sono indicatori che segnalano numericamente diversi aspetti relativi all’opzione (connessi ad esempio al sottostante e alla volatilità).
Oltre alle greche, un indicatore che occorre considerare rispetto all’opzione è il leverage (cioè la leva) che serve per capire come vengono amplificate le performance rispetto al sottostante.
Il primo indicatore da tenere sott'occhio è il delta di un'opzione. Il delta, espresso in forma percentuale della quotazione dell'underlying (mercato sottostante), mostra di quanto si apprezza in valore assoluto un contratto in concomitanza di un piccolo apprezzamento del mercato sottostante. È quindi un indicatore di sensibilità dell'opzione ai movimenti dei corsi dell'attività sui cui è scritta.

Per fare un esempio riferito all'indice Ftse Mib quale mercato "cash", il premio di una option con un delta pari al 50% si apprezzerebbe di 100 punti qualora l'indice crescesse di 200 punti (il 50% di 200 è 100). Questo per le call, al contrario, per le put option il delta è negativo e ciò significa che si deprezzano quando il mercato sottostante si apprezza (se il delta fosse 50% e l’indice crescesse di 200 punti l’opzione si deprezzerebbe di 100 punti). Il delta viaggia di pari passo con lo status (moneyness) dell'opzione.
Identifica lo status corrente di una option rispetto alla quotazione corrente del sottostante.
I tre status che può assumere un’opzione sono i seguenti:
Complementare al delta, il gamma misura di quanto varia il delta al variare del mercato sottostante. Questo perché il delta di un'opzione non è un valore fisso, ma cambia soprattutto in base ai movimenti dell'underlying; infatti, variando le quotazioni del sottostante, cambia anche lo status (moneyness) di un contratto: un'opzione atm può così diventare otm, oppure itm, causando quindi un mutamento della sua sensibilità verso i movimenti dell'underlying.
Per stare sempre nell'esempio precedente, se lo stesso contratto sull'indice Ftse Mib avesse avuto un gamma dell'1,5%, il nuovo delta dell'opzione sarebbe stato pari al 51,5%. Il delta è dunque aumentato per via dell'apprezzamento del mercato sottostante, che ha fatto diventare itm (delta compreso tra 50 e 100) quella che prima era un'opzione atm (delta vicino al 50%).

Anche la volatilità è un elemento molto importante nel pricing di un'opzione; il vega misura di quanto si apprezzerebbe il premio di un contratto al crescere dell'1% della volatilità del mercato sottostante.
Il vega può essere calcolato:
Per fare un esempio, un contratto dal premio pari a 1.000 punti e vega pari al 5% si apprezzerebbe del 5%, call o put che sia, qualora la volatilità del mercato sottostante aumentasse di un punto percentuale. È ovvio che il vega può essere sia positivo (che indica una posizione rialzista sulla volatilità, com'è il caso dell'acquisto di un'opzione), sia negativo (che indica una posizione ribassista sulla volatilità, come accade in caso di vendita allo scoperto di un contratto). quanto più elevata è la volatilità dell'azione, tanto più alto sarà il valore dell'opzione, soprattutto per quelle "out of the money"; se molto "out of the money" la sensibilità verso la volatilità sarà addirittura superiore alla sensibilità verso la quotazione dell'underlying.
Il trascorrere del tempo causa un naturale deprezzamento dell'opzione. Il theta misura appunto qual è la perdita di valore del contratto da un giorno all'altro.
Come il vega, anche il theta può essere espresso in forma assoluta (e quindi in termini di valore del premio), oppure in forma percentuale del premio stesso dell'opzione.
Valgono inoltre le stesse considerazioni effettuate a proposito del vega: per esempio, ci si aspetta che un contratto con theta di -0,5%, call o put che sia, perda di valore in misura pari allo 0,5% il giorno successivo.
Il theta è negativo, gioca quindi a sfavore dell'investitore, in caso di acquisto di opzioni; viceversa è positivo, giocando a favore dell'investitore, nel caso in cui si vendano allo scoperto option.
L'ultimo indicatore operativo è destinato a misurare il grado di amplificazione dei risultati offerti dal contratto rispetto a quanto si otterrebbe con un analogo investimento sul mercato sottostante; esprime dunque il grado del classico effetto-leva, tipico degli strumenti derivati.
Calcolato come rapporto tra quotazione dell'underlying e premio dell'opzione, rapporto moltiplicato poi per il delta del contratto, mostra quindi per quanto si deve moltiplicare la variazione percentuale dell'underlying per ottenere il corrispondente rendimento sul derivato: ad esempio a fronte di un leverage netto di 20 volte e di un apprezzamento del 5% del mercato sottostante, il contratto call in questione realizzerebbe un guadagno del 100% rispetto al capitale inizialmente investito. Viceversa, sarebbe una perdita se l'opzione fosse di tipo put.
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