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La portaerei Gerald Ford
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Usa pronti a colpire il Venezuela: imminente attacco aereo alle basi militari dei narcos. Maduro chiede aiuto a Russia, Cina e Iran

di Giusy Iorlano
31 ottobre 2025, 17:14 Ultimo aggiornamento: 18:07

Secondo indiscrezioni stampa Washington starebbe valutando nelle prossime ore raid aerei contro il cartello Soles. Il presidente Usa Donald Trump per ora frena mentre le forze Usa si ammassano nei Caraibi

L’amministrazione Trump avrebbe deciso di attaccare le installazioni militari in Venezuela e gli attacchi potrebbero verificarsi in qualsiasi momento. Lo hanno riferito al Miami Herald fonti a conoscenza della situazione. Gli attacchi pianificati, riportati anche dal Wall Street Journal, cercheranno di distruggere la basi militari utilizzate dal cartello della droga Soles che, secondo gli Stati Uniti, è guidato dal presidente venezuelano Nicolas Maduro e gestito da esponenti di spicco del suo regime.

Alle indiscrezioni stampa arriva però la smentita dello stesso presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, assicurando di non aver ancora preso una decisione definitiva sui raid contro obiettivi militari in Venezuela. Trump ha, infatti, risposto «no» alla domanda se avesse preso una decisione in merito che gli è stata rivolta dai giornalisti a bordo dell’Air Force One.

Maduro chiede aiuto a Putin

Con l’aumento della pressione militare americana nei Caraibi, il presidente venezuelano Nicolas Maduro avrebbe chiesto direttamente al Cremlino sostegno militare per rafforzare la difesa del Paese. Secondo quanto emerge da documenti interni del governo statunitense ottenuti dal Washington Post, Maduro ha inviato una lettera a Vladimir Putin in cui sollecita la fornitura di missili, riparazioni di aerei Sukhoi, modernizzazione dei radar e assistenza logistica, proponendo anche un piano di finanziamento triennale tramite il conglomerato russo Rostec.

Secondo i documenti, Caracas avrebbe contattato anche Cina e Iran per ottenere equipaggiamenti militari e droni a lungo raggio, ma solo la Russia rimane il principale alleato strategico di Maduro. Domenica scorsa, un aereo cargo russo Il-76, già sanzionato da Washington, è atterrato a Caracas evitando lo spazio aereo occidentale, poche ore dopo la ratifica di un nuovo trattato di cooperazione tra Mosca e il Venezuela.

Nel mirino porti e piste aeree

In particolare, secondo le indiscrezioni stampa, il Pentagono avrebbe selezionato una serie di obiettivi da attaccare con aerei e missili cruise: piste aeree e porti, caratterizzati dal rappresentare punti di contatto tra le strutture governative venezuelane e le reti dei trafficanti di cocaina.

Fonti hanno riferito all’Herald che gli obiettivi, che potrebbero essere colpiti nel giro di pochi giorni o addirittura ore, mirano anche a decapitare la gerarchia del cartello. Funzionari statunitensi ritengono che il cartello esporti circa 500 tonnellate di cocaina all’anno, suddivise tra Europa e Stati Uniti.

«Maduro sta per ritrovarsi intrappolato e potrebbe presto scoprire di non poter fuggire dal Paese, anche se decidesse di farlo», ha detto una delle fonti, «quel che è peggio per lui è che ora c’è più di un generale disposto a catturarlo e consegnarlo, pienamente consapevole che una cosa è parlare di morte, un’altra è vederla arrivare».

Le forze Usa si ammassano nei Caraibi

Finora le azioni statunitensi sono state concentrate nella distruzione dei motoscafi sospettati di trasportare cocaina: dall’inizio di settembre ci sono stati 13 attacchi in acque internazionali con 51 morti. Ma questa viene solo considerata solo la premessa a un’escalation. Negli ultimi giorni, gli Stati Uniti hanno rafforzato la loro presenza nel Mar dei Caraibi. La nave lanciamissili USS Gravely è arrivata a Trinidad e Tobago, a poche miglia dalla costa venezuelana, ufficialmente per esercitazioni congiunte.

In navigazione verso la regione anche la portaerei Gerald Ford, segnale di un’escalation che Washington giustifica come parte della sua campagna contro il narcotraffico internazionale, in particolare contro il flusso di fentanyl e cocaina verso gli Usa. M ala portaerei va ad unirsi a un contingente già basato a Porto Rico con tre navi d'assalto e da trasporto anfibio, caccia F-35B, aerei da pattugliamento P-8 e i droni MQ-9. Uno sforzo notevole da parte americana, al punto da far sottolineare ad alcuni analisti che se l’obiettivo è intercettare le imbarcazioni dei narcos, lo schieramento Usa appare sovradimensionato. (riproduzione riservata)



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