Si fa presto a parlare dei giovani. Un bel convegno, magari nelle scuole e nelle università per aumentare il pubblico, poi tante dichiarazioni sulla centralità delle generazioni del futuro. Ma quando si tratta di entrare nel concreto con progetti di legge si scopre il deserto. Nei giorni del Salone del Risparmio questo deserto si può colmare, oltre alle idee di Assogestioni, con due proposte operative che potrebbero interessare il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, sempre attento alla stabilità dei conti pubblici.
Perché non stabilire per legge sconti fiscali per l’immediato riscatto della laurea e l’obbligatorietà di aprire al primo lavoro utile un fondo di previdenza integrativa?
Si otterrebbero subito due obiettivi, anzi tre: rafforzare lo statino previdenziale dei giovani, dare un riscontro sociale al titolo di studio ma anche una valenza pensionistica, e dimostrare che lo Stato pensa concretamente ai giovani.
Quando queste ipotesi vengono suggerite da chi scrive a qualsiasi ministro o vertice della previdenza sociale si incassano solo pareri positivi, ma sarebbe il caso di passare dalle parole all’azione, magari già dalla prossima legge di Bilancio del governo di Giorgia Meloni.
I conti pensionistici e il rapporto tra lavoratori attivi e quelli in quiescenza (2 a 1) non attendono, come spiega in un commento su questo numero di MF-Milano Finanza Marco Rogari.
Il sistema previdenziale italiano è costato nel 2025 quasi 343 miliardi, ma è già destinato a sfiorare i 366 miliardi nel 2027 e i 380 miliardi tra appena due anni, quando anche il freddo dell’inverno demografico in arrivo comincerà a farsi sentire. La spinta inflazionistica legata all’emergenza energetica, per cui Giorgetti sta cercando soluzioni, produrrà poi un rialzo della spesa pensionistica per effetto della rivalutazione degli assegni, che il Documento di finanza pubblica (il Dfp) del governo già stima in un +2,8% quest’anno e, soprattutto, in un +3,8% nel 2027 perché sui trattamenti previdenziali il salto dell’inflazione si riverbera con un anno di ritardo. Le previsioni sul costo della vita stimano infatti già oggi un +2,9% nel 2026 (contro l’1,7% dello scorso ottobre), con una revisione dall’1,5 al 2,4% del tasso di inflazione programmata, con tutte le conseguenze del caso, a partire dall’aumento dei tassi di interesse che potrebbe decidere la Bce.
È arrivato il momento di agire come buoni padri di famiglia e indicare una strada ai giovani italiani: di solito sono molto attenti quando gli si presta un’attenzione non interessata. (riproduzione riservata)