L’Italia chiederà alla Commissione europea l’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale dell’1,5% del pil. Usando il massimo concesso, lo 0,6% del pil cumulato nel triennio 2026-28, per la sicurezza energetica. A cui sommerà lo 0,9% del pil destinato alla difesa, «su cui invece non prenderemo quindi il massimo». D’altronde «è stato chiarito che il ricorso agli spazi di flessibilità per la sicurezza energetica è subordinato all'utilizzo di quelli destinati alla Difesa e comunque nel limite complessivo dell'1,5% del Pil annuo». Lo ha precisato il ministro dell'Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, parlando con i cronisti in Transatlantico alla Camera prima dell'avvio delle sue comunicazioni sull'avvio della procedura di attivazione della clausola di salvaguardia nazionale o national escape clause (Nec), di cui «ciascuno Stato membro dell’Unione può richiedere l’attivazione in «circostanze eccezionali al di fuori del suo controllo che abbiano rilevanti ripercussioni sulle sue finanze pubbliche».
Entrando nello specifico dei paletti che l'Ue ha posto al percorso di flessibilità concesso, sono ammesse «esclusivamente, misure addizionali, decise a partire dal 28 febbraio 2026 e mirate a migliorare strutturalmente la sicurezza del sistema energetico degli Stati membri, favorendo la transizione verde e riducendo la dipendenza dai combustibili fossili e, quindi, dagli approvvigionamenti esteri». Sono dunque escluse «misure che mirino ad attenuare solo provvisoriamente gli effetti della crisi in atto (quali ad esempio la riduzione delle accise) o altre forme di sussidio (diretto o indiretto) ai prodotti energetici di origine fossile, così come iniziative a supporto del settore privato che – seppure in grado di ridurre indirettamente la spesa energetica – non determinino un miglioramento strutturale in termini di sicurezza e autonomia del sistema energetico».
Gli interventi in materia di sicurezza energetica, ha continuato Giorgetti nell’Aula di Montecitorio, «potranno interessare famiglie, attività produttive, infrastrutture energetiche, di trasporto e, più in generale, il settore pubblico». E tali interventi «saranno coordinati con quelli previsti dal Piano sociale per il clima».
Per quanto riguarda invece la sicurezza e la difesa, «il meccanismo di calcolo degli spazi effettivamente assorbiti non richiede - nemmeno in fase di presentazione del piano - una identificazione e quantificazione degli interventi alla base dell'incremento del livello di spesa, dal momento che l'addizionalità sarà valutata guardando all'evoluzione di un dato aggregato». Quel che è certo è che «saranno previste misure sia di conto capitale sia di parte corrente». In particolare, ha precisato il titolare del Mef, «la componente di spesa in conto capitale includerebbe sia nuovi programmi di investimento di durata pluriennale, sia proposte di rimodulazione di risorse già previste a legislazione vigente; queste ultime avrebbero effetti sul deficit attraverso una riprogrammazione delle tempistiche di consegna dei dispositivi oggetto di alcuni programmi di investimento già in essere». Le spese correnti, invece, avrebbero anche «natura permanente e coprirebbero incrementi di organico e ulteriori spese di funzionamento, tenuto conto degli oneri di esercizio delle nuove dotazioni». Anche misure eventualmente finanziate attraverso i prestiti Safe possono beneficiare di questa flessibilità, ha aggiunto Giorgetti.
Sempre restando nell’ambito dei requisiti imposti dall’Ue, il ministro ha dichiarato che «la richiesta di attivazione della clausola, infatti, potrà essere oggetto di aggiornamenti e integrazioni» ma lo Stato membro dovrà fornire fornire - due volte l’anno (entro il 15 aprile ed entro il 15 ottobre, ossia in corrispondenza agli aggiornamenti dei piani strutturali nazionali) - informazioni utili al monitoraggio dell’attuazione degli interventi, «affinché la Commissione europea possa tenerne conto nelle proprie previsioni e nelle valutazioni di sorveglianza».
Proprio l’esecutivo europeo ha invitato a «presentare la richiesta di attivazione della clausola di salvaguardia nazionale entro la metà di agosto 2026, precisando che tale documento dovrà fornire un elenco delle misure di massima e una stima preliminare dei costi attesi». Dal canto suo, la commissione la valuterà a settembre e il via libera finale alla richiesta di attivazione della clausola di salvaguardia è atteso, dopo l'ok del Consiglio, «alla riunione dell'Ecofin di ottobre, dopodiché si procederà al ricorso alla procedura che porterà al cosiddetto scostamento di bilancio».
Infatti, se da una parte l’attivazione della clausola consente – nei limiti sopra richiamati – di giustificare scostamenti in eccesso (debiti) sul conto di controllo associato all’evoluzione della spesa netta, «dall’altra gli interventi hanno pieno impatto sul deficit e, come più volte ricordato, quest’ultimo indicatore è particolarmente importante, in questa fase, nella programmazione di finanza pubblica del governo italiano, dal momento che dalla sua evoluzione dipendono gli sviluppi della procedura di deficit eccessivo». Se, ha continuato Giorgetti, la procedura di infrazione per deficit eccessivo «non venisse chiusa – anticipatamente – alla luce di una revisione (nel prossimo mese di settembre) del dato relativo al 2025 o, alternativamente, sulla base del valore di consuntivo del deficit 2026 (come previsto dalla raccomandazione del Consiglio), un peggioramento dei conti pubblici negli anni successivi tale da determinare un deficit superiore al 3% implicherebbe la permanenza nella procedura di infrazione fino al rientro al di sotto della soglia prevista dai trattati, anche qualora il deficit in eccesso sia interamente riconducibile a spese in linea con i parametri di ammissibilità della clausola di salvaguardia nazionale». (riproduzione riservata)