«Le Generali manterranno la proprietà degli asset, decideranno come investire e a chi dare il mandato di gestione. Quindi il tema di perdita di sovranità degli investimenti non esiste». In più, la scala raggiunta con la nuova società (una nuova entità con quote paritarie) permetterà al Leone di creare una «piattaforma di distribuzione unica con clienti istituzionali in tutto il mondo» e in grado di «offrire servizi di asset management a 4.000 piccole e medie compagnie di assicurazione europee».
Così Philippe Donnet, amministratore delegato delle Generali, ha voluto ribadire in un’intervista al quotidiano La Verità l’inconsistenza delle critiche rivolte all’operazione di joint venture con la francese Natixis da Francesco Gaetano Caltagirone, socio con il 7% della compagnia, che nell’assemblea di giovedì 24 si presenterà con una lista di minoranza a sei nomi per il prossimo consiglio e che ha criticato anche la mancata scelta di un gestore italiano come partner.
«In Italia non c’è stata un’opportunità paragonabile. Non c’è una società che ha 1.300 miliardi di masse e che accetti una joint venture» con co-controllo e «che possa garantire un salto dimensionale di livello globale», ha precisato Donnet.
Ma, al di là delle critiche pretestuose di un socio, Donnet sa che dovrà superare anche la diffidenza che si è innestata sull’operazione Natixis da parte del governo, a cui si prepara a descrivere nei minimi dettagli una joint venture che vuole creare il primo asset manager europeo per ricavi e con 800 miliardi di euro di risparmio assicurativo su oltre 1.900 miliardi di masse complessive.
Siglato a fine gennaio il memorandum con il gestore francese controllato da Bpce, le carte dell’operazione non sono ancora arrivate sul tavolo del comitato del golden power. Serve la firma dell’accordo con Natixis, all’interno del quale verrà inserita una clausola sospensiva che subordinerà poi il deal ai processi autorizzativi delle varie authority, fra cui anche quello dell’esecutivo. Al momento sono ancora in corso i dialoghi con i sindacati transalpini, passaggio che, secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, durerà fino a maggio inoltrato.
Dopodiché con la firma siglata dal nuovo board partiranno le interlocuzioni formali con le istituzioni italiane, fra cui Ivass, Via Nazionale e, appunto, il comitato del golden power. Nel frattempo sul tema Natixis Donnet ha auspicato «opportunità» future di contatto con l’esecutivo «per sciogliere dubbi e rispondere a domande e a perplessità».
A livello politico i primi contatti del Leone con il governo risalirebbero a fine novembre del 2024, in concomitanza con le indiscrezioni circolate sulla creazione della joint venture. E da Palazzo Chigi non sono mancati i punti interrogativi. A metà febbraio la stessa premier Giorgia Meloni avrebbe definito Generali-Natixis «la partita più importante della legislatura, perché da lì passa il principio stesso di sovranità nazionale».
Ovviamente Donnet si è già detto pronto a «rispettare le decisioni del governo». «Abbiamo sempre avuto un dialogo aperto, basato su uno spirito di cooperazione costruttiva, sia con l’esecutivo sia con le autorità», ha dichiarato. «Deve essere così e così deve continuare. Sarò felice di avere l’opportunità di spiegare la bontà dell’operazione e di provare a convincere il governo. Poi, se alla fine resteranno perplessità, il consiglio di amministrazione ne dovrà tenere conto, mi sembra giusto». (riproduzione riservata)