L’Italia regge sul fronte energetico nel breve periodo, ma il quadro resta appeso all’evoluzione del conflitto internazionale. A fare il punto è il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, intervenuto a margine dell’evento per i 70 anni del Cesi. «Oggi siamo al 20 marzo e fino a qui ci siamo arrivati. Nei prossimi dieci giorni manterremo questi livelli di approvvigionamento», ha spiegato il ministro, sottolineando però che la vera sfida riguarda la fase successiva.
Secondo Pichetto Fratin, l’Italia potrebbe avviare la ricostituzione degli stoccaggi già da metà aprile in vista dell’inverno 2026-2027. Tuttavia, la tempistica non è scontata: «La valutazione va fatta rispetto alla capacità delle pompe e a quanto si riesce a iniettare: è una questione di tempi».
Il ministro ha ribadito come non sia possibile farsi trovare completamente pronti di fronte a un conflitto, ma ha evidenziato una posizione di partenza favorevole: «L’Italia parte da una condizione migliore rispetto al resto d’Europa, con molte fonti alternative di approvvigionamento». Da qui una cauta fiducia sulla possibilità di ricostituire adeguatamente le scorte entro fine anno.
Sul fronte geopolitico ed energetico, il governo italiano non cambia rotta. «La posizione è quella dell’Unione Europea, che non mette in discussione il blocco delle importazioni di gas russo», ha chiarito il ministro, escludendo quindi qualsiasi ipotesi di riapertura. Resta però il nodo delle strategie future, inclusa la possibilità di incentivare gli stoccaggi: «Si tratta di capire qual è il momento opportuno. È un po’ come saper leggere il futuro rispetto a ciò che sta succedendo a due passi da noi».
«Si, stiamo parlando con tutti direttamente, tramite le nostre imprese e tramite Eni», ha aggiunto il ministro, rispondendo a chi chiedeva dei contatti con Paesi fornitori come Algeria, Azerbaigian e Stati Uniti per compensare eventuali cali delle forniture dal Qatar. «Cerchiamo di agevolare le iniziative delle nostre imprese private».
Pichetto Fratin ha però evidenziato una criticità crescente: «Il problema è più complesso, perché adesso l’Asia, in particolare Paesi come il Giappone, va a comprare in tutto il mondo e diventa un problema di concorrenza per noi, perché cerca di approvvigionarsi anche dove avevamo le nostre forniture», ha concluso. (riproduzione riservata)