«Grazie a tutta la squadra che ha in modo efficace seguito l'organizzazione di evento complesso, chi ha curato tutti i negoziati diplomatici a partire dall’ambasciatrice Belloni». Il riconoscimento pubblico, dalla viva voce della premier Giorgia Meloni, arriva durante la conferenza stampa conclusiva di un G7 che può a buon diritto definirsi ben riuscito.
Un successo che, senza nulla togliere al governo, va attribuito in primo luogo a lei: Elisabetta Belloni, la sherpa del G7. Romana, classe 1958, una prima vita nel campo della diplomazia, una seconda alla guida dei servizi segreti, a inizio marzo Belloni ha raccolto in corsa il testimone dell’organizzazione del summit portandolo a compimento nel giro di appena tre mesi. Per riuscire nell’ardua impresa, l’ambasciatrice si è avvalsa della preziosa collaborazione della trinità dei sous-sherpa formata da Giampaolo Cutillo, Riccardo Barbieri Hermitte e Fausto Panebianco. Senza dimenticare il suo braccio destro, l’ex ambasciatore e collega alla Farnesina, Michele Baiano, seduto accanto a lei nell’ultima conferenza stampa del vertice.
Grazie a loro, e a un’ars diplomatica affinata in quarant’anni di paziente e onorata carriera in giro per l’Europa, la numero uno del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (Dis) ha consentito alla premier di portare a casa un G7 senza sbavature di rilievo. Le poche che si sono registrate, come quella sul riferimento all’aborto nelle dichiarazioni finali del summit, sono state prima circoscritte e poi emendate con un lavorio dietro le quinte eseguito di maglio e di fino, con pugno di ferro e guanto di elegante velluto. Spesso e volentieri confrontandosi con gli sherpa dei Paesi partner fino a notte fonda, come nella miglior tradizione dei G7. E senza mai scarmigliare le sue ormai proverbiali acconciature hitchcockiane: dai capelli sciolti à la Grace Kelly alla chioma raccolta stile Kim Novak.
Non lascia niente al caso e, per dirla in gergo calcistico, sta su tutti i palloni. La presenza invisibile ma palpabile di Belloni si è avvertita non solo nel weekend di Savelletri, ma anche nelle settimane precedenti quando la sherpa ha incontrato, di volta in volta, tutti gli engagement groups del G7: dai giovani dello Youth 7 alle donne del Women 7, senza mai trascurare il dialogo con la società civile. Rappresentazione plastica di quel «il G7 non è una fortezza chiusa» ribadito a più riprese dalla presidente del Consiglio.
Con il suo soft power, Elisabetta Belloni ha lasciato una lunga serie di impronte sulla dichiarazione finale di Borgo Egnazia: una delle più macroscopiche, visibili anche a occhio nudo, è il riferimento alla questione di genere che si dipana lungo tutto il testo e non solo nel capitolo al tema dedicato.
La sua opera nelle vesti femminili di quel Mr. Brown di tarantiniana memoria non finisce certo con il G7 di Savelletri: Belloni e il suo team continueranno a lavorare pancia a terra per tutte le prossime ministeriali, cominciando (anzi, ricominciando) da quella sull’Istruzione di fine giugno a Trieste per finire con quella sul Turismo in programma a metà novembre a Firenze. Da qui alla fine dell’anno, il fiore all’occhiello della diplomazia italiana avrà ben poco tempo per dedicarsi alla recente passione per il tiro con l’arco raccontata dal Foglio, così come a quella, più risalente, per le marmellate fatte in casa nel suo buen retiro aretino di Monte San Savino: se ne riparlerà, con altra frutta di stagione, a Natale. Forse. (riproduzione riservata)