Entrano uno alla volta dal portone di pietra leccese, bianca e calcarea, tipica dell’architettura di quest’angolo di Puglia. Con qualche minuto di ritardo rispetto alla tabella di marcia, i grandi della Terra arrivano sotto il tendone allestito all’entrata di Borgo Egnazia: ad accoglierli, vestita di rosa, Giorgia Meloni. La prima a porgere la mano della premier è Ursula von der Leyen: una stretta tiepida come il sorriso, a nascondere tutta la tensione del momento legata alla partita della sua riconferma alla guida della Commissione europea. Ma di questo ci sarà tempo di parlare, magari durante una pausa sigaretta, prima della cena informale di lunedì a Bruxelles tra i Ventisette.
Dopo di lei il presidente del Consiglio Ue, Charles Michel: per la sua successione già si parla del portoghese Antonio Costa, anche se l’ombra di Mario Draghi incomberà fino all’ultimo. Poi il premier britannico Rishi Sunak, che il 4 luglio si misurerà con le elezioni che dovrebbero vedere l’affermazione dei Laburisti dopo oltre un decennio di digiuno. Segue Olaf Scholz, atterrato solo nella mattinata di oggi all’aeroporto di Grottaglie. Il presidente giapponese Fumio Kishida e quello canadese Justin Trudeau: gli unici due politicamente in salute.
Emmanuel Macron si sistema la cravatta prima di salire sul palchetto con un certo disagio: la notizia dell’accordo sul maxi-prestito da 50 miliardi di dollari all’Ucraina anticipata con poco garbo istituzionale deve aver irritato non poco l’inquilina di Palazzo Chigi. Per ultimo, dopo un’attesa estenuante di 20 minuti, arriva Joe Biden, che prova a farsi perdonare abbracciando la premier anziché stringerle la mano.
La prima sessione di lavori, dedicata ad «Africa, cambiamento climatico e sviluppo», inizia così con 20 minuti di ritardo. Meloni sorridente saluta gli invitati: «Il G7 non è una fortezza chiusa che deve difendersi da qualcuno, siamo aperti al mondo».
Ad assistere allo spettacolo dai maxischermi allestiti nella Fiera del Levante di Bari, a 60 chilometri di distanza, i circa 1.500 giornalisti accreditati, alle prese con problemi alla rete Wi-Fi che procede a singhiozzo rendendo decisamente difficile operare: «Noi dobbiamo dare notizie in tempo reale, è impossibile lavorare così», lamentano i giornalisti delle agenzie. Alle richieste di spiegazioni: «Stiamo intervenendo sulla rete Tim», la risposta.
Nel pomeriggio, le attese sessioni sull’Ucraina, una delle quali alla presenza di Volodymyr Zelensky. Il presidente ucraino avrà nel tardo pomeriggio un faccia a faccia con Biden, nel quale dovrebbe essere firmato un nuovo accordo per la sicurezza. Alle 19:45 la conferenza stampa post-bilaterale. Molto, troppo a ridosso della cena organizzata al Castello Svevo di Brindisi dalla presidenza della Repubblica per le 20:30. Prima della cena, bisogna preparare la pace. (riproduzione riservata)