In occasione degli ottanta anni dallo Sbarco in Normadia e in previsione del G.7 in Puglia del 13 -15 giugno, mentre sembrano aumentare le adesioni alla proposta " atlantica" dell'impiego di armi anche contro le basi russe da cui muovono gli attacchi all'Ucraina, è ritornato di stretta attualità il progetto dell'utilizzo degli interessi relativi agli asset russi congelati presso depositari prevalentemente europei. A questo proposito, in tutte le volte in cui l'argomento è stato posto in discussione in vertici europei o internazionali, finora non si è riusciti a trovare una solida convergenza tra i partner.
Viene adesso specificato il progetto americano che consisterebbe nell'anticipare - si dice da parte degli stessi Usa - una somma che complessivamente sarebbe di 50 miliardi (probabilmente in dollari) in larga parte per la difesa dell'Ucraina e, per una quota limitata, ai fini della ricostruzione del Paese. Il «rimborso» dell’anticipazione avverrebbe attraverso l'incameramento annuale degli interessi anzidetti. Parte fondamentale del «piano» sarebbe, però, la garanzia di tutti i Paesi aderenti alla Nato, o che comunque sostengono l'Ucraina, di intervenire con risorse proprie ai fini del rimborso - tenendo conto di una ripartizione pro quota che ovviamente riguardi anche gli Usa - qualora si arrivi alla fine del conflitto e a una diversa disciplina relativa ai rendimenti degli asset in questione.
Si tratta, come si vede, di una «variante» di un'altra proposta che prevede l'anticipazione di una determinata somma a carico, sin da subito, di tutti i Paesi ora citati. Proposte, questa ed altre, che muovono, tutte, dalla considerazione dell'ammissibilità dell'impiego delle predette somme, pur senza che sia stata effettuata una confisca - la quale, per di più, non avrebbe solidi fondamenti - e dalla non completa considerazione degli impatti che una decisione della specie potrebbe avere. Mancano al riguardo principi e norme di diritto internazionale che rendano sicuri sulla legittimità di un tale progetto, la cui attuazione molto probabilmente darà la stura a vertenze giudiziarie in sede globale . Per di più, non va sottovalutata la preoccupazione, anche ma non solo della Bce, per le ripercussioni che l'impiego degli interessi possa esercitare sull'immagine, affidabilità e reputazione delle istituzioni finanziarie europee e sulla stessa moneta unica.
Bisogna sempre avere presente che la decisione anzidetta sarebbe assunta da Paesi non belligeranti e che, anzi, tengono molto a non essere considerati tali nei confronti della Russia. La riparazione dei danni di guerra e le confische sono misure che si adottano a conflitto ultimato, come dimostra la storia recente anche con un caso che non portò di certo fortuna, come aveva previsto J.M.Keynes a proposito delle pesantissime misure imposte dai vincitori alla Germania dopo la prima Guerra mondiale ( Le conseguenze economiche della pace) che, sia pure involontariamente, concorsero a creare l' «humus» in cui si sviluppò poi il nazismo. Detto tutto ciò, allora non bisognerà agire? No. Già avere limitato l'utilizzo agli interessi a fronte di un'ipotesi iniziale riguardante tutti gli asset depositati, tra l'Unione e gli Usa, pari a circa 300 miliardi di euro, costituisce comunque un passo realistico. I principali punti in discussione sono tre: la legittimità della decisione; le sue ripercussioni ad ampio raggio; gli oneri con le garanzie da sostenere e le finalità che l'Ucraina dovrà perseguire con l'impiego delle somme. Il «punctum dolens» è soprattutto il primo. È anche facilmente immaginabile che l'amministrazione americana si sia munita di pareri di internazionalisti che attenuano o escludono i profili di illegittimità.
Quanto alle ripercussioni sotto il profilo dell'immagine , occorrerà fare in modo, sul piano comunicazionale, di rassicurare ed evitare che si ingeneri il convincimento che si tratti di un effetto - annuncio di un comportamento che potrà essere replicato anche in altre future circostanze. Insomma, qualcosa potrà essere fatta, se non si rinuncia all'iniziativa - come sarebbe preferibile - per attutire o prevenire dannosi contraccolpi. Poi, poiché questa misura costituirebbe il segnale di una «escalation» nel conflitto - un obiettivo che certamente non sarebbe affatto da perseguire - bisognerà varare un serio piano per la cessazione delle ostilità o, almeno, per la loro sospensione impiegando tutte le iniziative diplomatiche possibili, mentre andrebbe riproposto il carattere esclusivamente difensivo delle armi e degli aiuti economici all'Ucraina. Insomma, non sono scelte facili tra vincoli giuridici e possibili «boomerang» politici e finanziari. Ma, se si afferma la scelta del G.7 nell'utilizzo dei frutti dei beni russi, e dunque non prevalgono argomenti che recano dubbi o contrarietà, allora occorrerà essere leali, sì, a scelte comuni ma operare con decisione perché i danni non siano maggiori dei benefici e perché si metta a punto una strategia prevedendo la sicura reazione del governo russo.Insomma, quanto meno si faccia ciò che fin qui non si è fatto, quasi che la Russia si limiti a incassare i colpi senza reagire. (riproduzione riservata)