La Sapienza celebra oggi un suo grande docente, Franco Romani, nel ventennale della sua scomparsa. Romani ha insegnato a lungo politica economica nella facoltà di giurisprudenza, è stato uno dei fondatori dell’Antitrust italiano ma, soprattutto, è stato un grande pensatore liberale. In un volume del 1995 -La società leggera- mise a fuoco i rapporti tra lo Stato e la società nelle democrazie liberali. Nel momento in cui viviamo un ritorno dell’azione pubblica nell’economia e nella società occidentale e assistiamo attoniti ai pericoli derivanti dagli stati autoritari, è bene tenere a mente le sue parole: "Lo Stato non è il padreterno, non è onnisciente né onnipotente, anzi, tende molto spesso a fare danno anche quando le intenzioni sono buone. Per questo va controllato e vincolato; e i cittadini devono stabilire un rapporto da adulti col potere pubblico. D’altro canto la società civile va rafforzata e coltivata con grande cura perché ha enormi potenzialità di creare ordine, armonia, cooperazione e di far emergere istituzioni e norme indirizzate al bene comune. Una società liberale avrà fondamenti sicuri solo quando i cittadini avranno imparato che possono far conto su se stessi”.
Molte delle sue idee le sviluppava durante le lezioni del suo corso di politica economica che spesso virava sulla filosofia politica; e il fatto di avere di fronte studenti di legge e non di economia lo spingeva ad eliminare i tecnicismi della disciplina, per mettere in luce i temi di fondo della riflessione economica sullo Stato. Attraverso esemplificazioni improbabili e apparentemente banali, offriva agli studenti l’occasione di conoscere autori e argomenti importanti, nonché di riflettere sulle questioni fondanti il pensiero economico e filosofico contemporaneo. Al dibattito che ne scaturiva Romani era autenticamente interessato, valutava attentamente e contro argomentava ogni posizione, senza l’ombra di alcuno snobismo intellettuale.
Era questo un modo di essere professore che affascinava gli studenti e mostrava la vera natura del Professor Romani, educatore piuttosto che accademico. E in quelle lezioni sosteneva che “La forte crescita del ruolo dello Stato nella vita economica non può essere spiegata semplicemente con la forza delle idee. Gli economisti, come tutti gli intellettuali, non pensano nel vuoto, ma riflettono i problemi, le preoccupazioni, gli umori dei tempi in cui vivono e l’interazione fra idee e realtà è continua. Il liberalismo si sviluppa simbioticamente col mercato. Se le economie di mercato funzionano soddisfacentemente, il liberalismo si rafforza in tutti i suoi aspetti e viceversa”. Alcuni studenti di quelle lezioni sono poi divenuti suoi allievi ed hanno continuato a beneficiare del suo genio, formandosi al suo metodo intellettuale, che non conosceva forme di pregiudizio ma privilegiava solo la forza degli argomenti. La brillante semplicità del suo argomentare e del suo modo di essere erano i segni di una grandezza rimpianta da tutti quelli che hanno avuto il privilegio di percorrere un tratto di strada con lui. (riproduzione riservata)
*Segretario Generale Autorità Antitrust