Arriva l’acquisizione numero 20 per Finlogic. La società che produce etichette autoadesive compra il 100% di Sanfaustino Label, impresa bresciana a sua volta attiva nel settore delle etichette. Sanfaustino Label porta in dote due stabilimenti produttivi, un fatturato di 44 milioni di euro e un ebitda di circa 7,3 milioni nel 2025.
«Il settore dell’etichettatura in Italia è molto frammentato. È un mercato da 800 milioni con oltre 500 operatori e il nostro obiettivo è creare un polo leader effettuando acquisizioni. È un progetto che abbiamo avviato nel 2017 con la quotazione sull’ex Aim e che ha avuto un’accelerazione dopo il delisting nel 2023», racconta l’amministratore delegato Dino Natale. «Finora abbiamo effettuato 20 acquisizioni e Sanfaustino rappresenta senza dubbio la più importante. Si tratta di un’azienda caratterizzata da una significativa presenza sui mercati internazionali, con il 13% del fatturato realizzato all’estero. Inoltre è una realtà specializzata nella produzione di etichette di alta qualità e di pregio, molto apprezzate nei settori del vino, e dell’agroalimentare».
Con questa operazione il gruppo Finlogic si proietta verso 160 milioni di ricavi aggregati e quasi 700 dipendenti. La società, sostenuta dai fondi Credem Private Equity, PM & Partners e Aurora Growth Capital, ha inoltre sottoscritto un accordo per il rifinanziamento del debito con un pool di istituti di credito. «Vogliamo continuare a crescere per linee esterne», spiega l’ad.
«L’accordo con le banche amplia la struttura del debito e ci consente di avere altri 20 milioni da investire. Stiamo già lavorando a un’altra acquisizione e continueremo con il nostro percorso guardando ai produttori di etichette in Italia ma anche all’estero. I primi mercati target sono la Spagna, dove abbiamo già uno stabilimento, e il Portogallo. L’obiettivo è arrivare a 200 milioni di fatturato nel 2028, sia tramite M&a sia crescendo a livello organico».
Tutto questo non si poteva fare restando quotati? «La borsa ci ha aiutato ad avviare il percorso di espansione e ci ha lasciato una governance più strutturata. L’ingresso dei fondi invece ci ha consentito di avere il supporto di manager specializzati. Sono due fasi diverse ma che sono state entrambe necessarie per lo sviluppo del gruppo», conclude Natale. (riproduzione riservata)