C’è un detto che circola tra chi si occupa di finanza: quando il titolo cresce, a essere soddisfatto è l’amministratore delegato; quando ad andare bene è lo spread sul debito, a gioire è il responsabile finanza della società. In Generali possono essere contenti entrambi, sia il group ceo Philippe Donnet sia il cfo Cristiano Borean. L’azione, in queste settimane, è tornata a raggiungere valori che non vedeva dal 2000, superando 35 euro, mentre «l’ultimo prestito obbligazionario Tier 2, collocato sul mercato nei giorni scorsi per un importo di 650 milioni di euro, scadenza gennaio 2036, ha registrato il secondo spread più basso in assoluto tra i titoli subordinati in Europa (dopo Munich Re, ndr), il più basso nella storia della compagnia per un bond subordinato», sottolinea Borean a MF-Milano Finanza.
In fase di collocamento sono stati raccolti ordini superiori a 2,6 miliardi, quindi oltre quattro volte l'offerta, ricevuti da circa 135 investitori istituzionali internazionali, con un tasso di rendimento del 4,216%, con Generali che ha deciso di fare da apripista nell’anno tra le assicurazioni in un giorno in cui (il 7 gennaio) a livello europeo, sono stati emessi 57 miliardi di euro di bond, un record assoluto. Certo a sostegno del Leone di Trieste è venuto il calo dello spread sui titoli del debito pubblico italiano ma a piacere al mercato è la strategia di riduzione della leva e di maggiore stabilità dell’utile attuata da Generali negli ultimi anni, continua il cfo del gruppo assicurativo.
«La stabilità del governo italiano è stato il vento a favore delle emissioni del 2025, ma il rischio di Generali si è costantemente ridotto dal 2018 ad oggi, con un calo già nel primo triennio 2019-2021 di più di 2 miliardi di debito ed un risparmio annuo ricorrente negli interessi rispetto al 2018 superiore ai 250 milioni», spiega sottolineando il fatto che, nello stesso periodo, gli utili del gruppo si sono raddoppiati, con il risultato 2025 atteso a 4,25 miliardi, e non è solo una questione di grandezze assolute. In questi anni Generali ha aumentato la stabilità degli utili, incrementando il peso del ramo Danni grazie anche alle acquisizioni che hanno interessato la Grecia, il Portogallo, la Malesia e poi Liberty Seguros e La Médicale da Crédit Agricole Assurances in Francia. «Oggi il business è riequilibrato. Gli utili che arrivano dal ramo Danni hanno quasi lo stesso peso di quelli Vita», dice Borean e «se guardiamo al solo ramo Vita abbiamo aumentato la sua stabilità con un business meno dipendente dall’andamento dei mercati e dai rendimenti e una maggiore componente di utili derivanti da rischio prettamente assicurativo».
«Da rifinanziare tra questo e l’anno prossimo ci sono 1,25 miliardi, di cui 750 milioni subordinati e un bond senior da 500 milioni. Noi manterremo una struttura a pettine in base alla quale, in un singolo anno, non possono esserci rifinanziamenti superiori a 1,25 miliardi rispetto al picco di 2,6 miliardi che era stato toccato nel 2022», risponde il cfo, aggiungendo che «la strategia sul debito sarà proattiva sfruttando le opportunità del mercato» e spiegando che, mantenendo le emissioni previste, ci sarà comunque un ulteriore calo della leva finanziaria, proprio in ragione degli utili più elevati e stabili.
Da considerare c’è anche l’effetto positivo delle nuove regole europee di Solvency II che entreranno in vigore nel 2027 e che per Generali determineranno un aumento dell’indice di solvibilità stimato in 10-15 punti percentuali. Capitale aggiuntivo che la compagnia dovrà decidere come impiegare. «L’obiettivo resta quello di riallocare il capitale per far crescere ancora gli utili. Potremmo decidere di aumentare un po’ il rischio degli investimenti per avere ritorni maggiori oltre, ovviamente, a finanziare la crescita interna o a sostenere nuove acquisizioni se si presentasse l’occasione, raffrontandole sempre all’opzione buyback», risponde Borean, mentre la restituzione addizionale agli azionisti resta l’ultima ipotesi per la componente tangibile del capitale addizionale liberato. Intanto da portare a termine c’è il buyback per almeno 1,5 miliardi già annunciato al mercato, con un primo riacquisto per 500 milioni già realizzato mentre le previsioni di chiusura 2025, a 4,25 miliardi di utile normalizzato, restano confermate «con nessuna informazione a oggi contraria», conclude. (riproduzione riservata)