I concorrenti di Fibercop e Tim mettono nel mirino alcuni rimedi al msa – il contratto che regola i rapporti per l’utilizzo dell’ex rete Tim da parte dell'ex incumbent – presentati dalle due società nell’ambito dell’istruttoria Antitrust in corso.
Secondo quanto raccolto da MF-Milano Finanza gli altri operatori di rete fissa e mobile hanno presentato entro il termine dell’8 ottobre una serie di osservazioni agli impegni presentati dai gruppi guidati da Massimo Sarmi e Pietro Labriola a luglio, ritenendoli insufficienti.
Stando a indiscrezioni raccolte da più fonti, nel mirino dei concorrenti ci sarebbero diverse proposte. Il primo sarebbe la durata del rapporto in esclusiva Tim-Fibercop nel cluster 1 (le aree bianche), mantenuta a 30 anni (15+15). Il punto sarebbe particolarmente criticato in quanto le unità immobiliari collegate dall’infrastruttura di Fibercop in quelle zone sono solo il 25-30% del totale.
Altro punto critico sarebbe la possibilità data agli altri operatori di accedere alle condizioni economiche previste nell’msa, che prevedono forti sconti legati ai volumi. Ma, considerando il fatto che nessuno è in grado di replicare i volumi di Tim, per i concorrenti questo genererebbe un vantaggio competitivo per l’ex incumbent.
Infine, il faro si sarebbe posato anche sugli sconti proposti sull’accesso all’infrastruttura di rete solo con la fornitura di servizi attivi (sempre legati a volumi), mentre i servizi passivi vengono proposti solo a prezzo di listino. Per alcuni operatori questo renderebbe svantaggioso effettuare gli investimenti secondari sull’infrastruttura per differenziarsi sul mercato.
Non si tratta degli unici rimedi proposti da Fibercop e Tim. Sul fronte della durata dell’esclusiva, le due società hanno previsto la riduzione nei cluster 2 (175 comuni nelle aree nere) e 3 (il resto delle aree nere e le grigie) a 13 o 14 anni, seguiti da altri sei anni in cui Tim sarebbe vincolata a mantenere lo stesso numero minimo di clienti attivi con Fibercop.
Sul fronte dei prezzi, invece, è stato proposto anche di contenere le commissioni applicate da Fibercop a Tim per i servizi attivi forniti su linee di terzi a un massimo del 5% del prezzo all’ingrosso dell’operatore terzo e a rinunciare all’esclusiva sulle linee business ora utilizzate da Tim nel caso in cui perda quei clienti. Non è da escludere che ci siano altri punti su cui gli operatori hanno mosso critiche.
Le osservazioni ora verranno analizzate da Fibercop e Tim, che avranno la possibilità di presentare le loro controdeduzioni entro un mese.
Fonti di Fibercop spiegano a questo giornale che la rimodulazione delle esclusive è avvenuta in base alla dinamiche competitive esistenti in diverse aree d’Italia e che nelle aree bianche la rete è stata costruita con i fondi pubblici, quindi non esisterebbero problemi anticompetitivi. Per l’azienda gli sconti a volume sarebbero stati certificati anche da pareri esterni come replicabili e non discriminatori, mentre l’offerta sui servizi passivi salvaguarderebbe la remunerazione degli investimenti già realizzati su tali servizi. Dopo le controdeduzioni il regulator guidato da Roberto Rustichelli valuterà se gli impegni proposti dalle società sono adeguati a tutelare la concorrenza. (riproduzione riservata)