L’acquisto da 22 miliardi della rete di Tim potrebbe trasformarsi in un boccone indigesto per Kkr. Il fondo di private equity americano, che ha comprato l’infrastruttura in cordata col Mef, si è scontrato con la dirigenza di FiberCop (la società in cui è confluita la rete) sull’ebitda della società, che nel 2025 potrebbero essere di 449 milioni inferiori a quanto previsto in origine secondo quanto ricostruito dal Financial Times.
Nella riunione del cda del 16 gennaio il management ha stimato anche un deficit complessivo dell’ebitda rispetto a quanto preventivato di 2 miliardi nei prossimi cinque anni. Un divario che metterebbe a rischio i piani di Kkr e dei suoi soci privati (tra cui l’Abu Dhabi Investment Authority e il fondo pensione canadese Cpp Investments), che dall’investimento si attendono miliardi di dividendi.
Fibercop tuttavia ha precisato con una nota che «i dati previsionali relativi all’esercizio 2024 ed i dati relativi al budget 2025, che verranno presentati al cda convocato per il prossimo 25 febbraio 2025, sono in linea con il piano pluriennale redatto ed approvato da tutti gli azionisti al momento del closing dell’operazione di scorporo della rete di Tim».
Inoltre, continua la nota, «sono destituite di fondamento le notizie relative a presunti contrasti tra i soci, incluse le dichiarazioni attribuite ad alcuni consiglieri» ribadendo unità di intenti tra i membri del board.
Secondo quanto aveva ricostruito il Financial Times, l’accordo siglato tra gli azionisti garantirebbe una ricca dose di cedole da versare nei prossimi anni. Ma ora il cda potrebbe dover essere meno generoso con i soci, altrimenti la società dovrebbe indebitarsi ancora e rischiare un declassamento del rating.
L’Ft ha raccontato anche che gli investitori sono rimasti increduli. «Non posso credere che dopo solo pochi mesi da una solida due diligence i numeri siano scesi del 20%», avrebbe detto il responsabile delle infrastrutture digitali di Adia, Mamoun Jamai. Per gli azionisti si tratta di un nuovo imprevisto dopo le dimissioni a gennaio dell’ex ad Luigi Ferraris in seguito alle tensioni con i soci sui piani per la rete.
Il profit warning avrebbe spinto FiberCop ad aggiornare le previsioni di bilancio del 2025, lavoro che dovrebbe concludersi entro fine febbraio. Per il nuovo piano aziendale bisognerebbe aspettare invece l’estate secondo l’Ft. Intanto la società ha sospeso l’«oneroso» piano di pensionamenti anticipati, mentre altre spese sono state rinviate al 2026. Le linee da eliminare nel 2025 saranno ridotte rispetto alle previsioni, anche perché il divario inaspettato nei profitti è dovuto in gran parte alla loro perdita.
Secondo il management, il deficit è dovuto anche ad altri fattori, come l’adozione della fibra più lenta del previsto, la riduzione dei ricavi da connettività, costi di manodopera e It più elevati e la cancellazione di un contratto da 100 milioni con Tim. Problemi che dovrà affrontare Massimo Sarmi, presidente di FiberCop espresso dal Mef a cui sono state affidate larga parte delle deleghe dopo l’uscita di Ferraris. Le sue decisioni «operative» però dovranno essere approvate per iscritto da un dirigente di Kkr. (riproduzione riservata)