Il Mef non vuole strappare con Kkr sulla gestione di Fibercop, almeno per il momento, dopo la segnalazione inviata dalla società dell’ex rete Tim all’Unione Europea in merito a presunti aiuti di Stato fino a 4,5 miliardi di euro concessi a Open Fiber e rivelata da Reuters settimana scorsa.
Tuttavia, stando a quanto riferito a MF-Milano Finanza da più fonti, la mossa non sarebbe stata affatto gradita dal governo e dal Tesoro in particolare, andando ad aggiungere tensione alla situazione di stallo creatasi sulla rete unica. Il Mef non sarebbe però stato colto di sorpresa sul tema della segnalazione all’Unione Europea, visto che gli altri investitori, in forza della loro presenza all’interno del board della società della rete, sarebbero stati avvertiti in anticipo delle recriminazioni che Fibercop, con il sostegno del fondo americano, avrebbe poi avanzato a Bruxelles.
Da mesi il Tesoro, forte del suo ruolo di azionista con il 16% di Fibercop, sta provando a tessere la tela per arrivare a una combinazione delle due società della fibra ottica.
La volontà di accelerazione del governo riscontrata soprattutto nelle ultime settimane, però, si starebbe scontrando con le perplessità del fondo americano sull’operazione. Nelle scorse settimane erano emerse alcune indiscrezioni (smentite da Kkr) su un memorandum of understanding che sarebbe stato sottoposto al fondo americano per aprire un concreto tavolo di trattativa, ma che Kkr si sarebbe rifiutato di firmare a differenza di Cassa Depositi e Prestiti e Macquarie, i due azionisti di Open Fiber. In ogni caso, che sia stato effettivamente presentato o meno un documento preliminare di intesa al fondo americano, è evidente che la situazione resta intricata con nodi per ora difficili da sciogliere.
Anche per questo il Mef non intende sollevare polemiche sulla segnalazione fatta a Bruxelles, in quanto vuole proseguire sulla via del dialogo con Kkr nonostante la mossa in Europa sia stata accolta con parecchio fastidio dalle parti di via XX Settembre. Certo, se le tempistiche per arrivare alla rete unica si allungassero senza un progressivo incremento della visibilità sul punto di caduta ed emergessero altri elementi di scontro tra Fibercop e Open Fiber o nuove divergenze di vedute tra Kkr e l’azionista pubblico, non è da escludere che il governo valuti un cambio di atteggiamento nella gestione dei rapporti con il fondo americano.
Anche perché a essere contestate sarebbero misure prese nel biennio 2024-2025 dall’esecutivo, che è esso stesso un’azionista di Fibercop: dal riequilibrio delle concessioni nelle aree bianche (con 660 milioni in tre anni) alla revisione del Pnrr in fase di discussione, fino alle garanzie statali sulle linee di credito.
Nella segnalazione all’Ue Fibercop avrebbe affermato anche che le misure hanno spostato i rischi economici e finanziari da Open Fiber allo Stato, violando così le norme Ue sulla concorrenza. «Fibercop ha portato all'attenzione della Commissione una serie di circostanze che a suo avviso giustificano un esame approfondito dal punto di vista della concorrenza», aveva commentato ufficialmente la società a Reuters.
Intanto Fibercop ha annunciato il rimborso anticipato di bond per 375 milioni di euro con tasso del 2,875% in scadenza nel 2026, ottimizzando così la struttura finanziaria del gruppo che a fine primo semestre aveva 3,5 miliardi di liquidità. (riproduzione riservata)