Ferrari: dalle piste alle passerelle di moda, ecco perché il Cavallino ha innestato la turbo couture
A parlarne in una intervista in esclusiva a Gentleman, Rocco Iannone, direttore creativo Ferrari Style
Come ogni artista, Rocco lannone abita un territorio di perenne tensione. Il suo lavoro è un esercizio di equilibrio tra forza e bellezza, tra la determinazione e passione del gesto creativo, tra armonia della classicità e la trasgressione del futuro. Direttore creativo di Ferrari Style, la business unit lifestyle lanciata da Maranello nel 2019 per espandere il mito del Cavallino nel segmento dell'abbigliamento e degli accessori di lusso, lannone è riuscito, in questi quasi sette anni, in un'impresa alchemica: trasformare il metallo in tessuto, il rombo dei motori in una silhouette, la velocità in fashion empowerment.
Gentleman lo ha incontrato a Modena, nella cornice della mostra The Greatest Hits — Music legends and their Ferraris, presso il Museo Enzo Ferrari. Qui, ha raccontato la sua visione attraverso il prisma di un manifesto senza tempo: quello delle Sette Arti di Ricciotto Canudo. Dall’Architettura al Cinema, passando per la Scultura e la Poesia…

Il Rosso è il colore del cuore, del sangue nelle vene. Lo tratto con estremo rispetto: mi piace crearne l'attesa
Domanda. Ognuna delle Sette Arti è una sfida. Qual è stata la sua con un’icona come Ferrari? Risposta. Creare un ecosistema coerente intorno a un brand che ha una storia di oltre 90 anni; e traslarne i valori in una disciplina estetica come la moda, mantenendo intatta l'anima.
Domanda. Da che cosa è partito?
Risposta. Da ciò che ha ispirato i nostri car designer: l’anatomia umana, il corpo, le sue proporzioni. Da un’icona come la Ferrari Daytona, ispirata a un corsetto.

Domanda. Si applica anche alla moda maschile?
Risposta. Oggi c’è un equilibrio tra i due sessi, mi piace che I ‘universo maschile si approcci alla gentilezza e abbia il coraggio di confrontarsi con le sue fragilità. E che una donna esprima una forza più decisa.

Domanda. Delle Sette Arti di Canudo, la prima è L’Architettura. Come trasferisce la staticità monumentale nella fluidità di un tessuto che deve assecondare il corpo?
Risposta. Lo sguardo italiano è intrinsecamente influenzato dai canoni della classicità: l’equilibrio, l’armonia, la proporzione. Per me, fondamenta imprescindibili. Il mio lavoro, collezione dopo collezione, è un esercizio di sottrazione, simile a quello dello scultore che libera la forma dalla pietra grezza. Ho voluto chiamare I’ultima sfilata «Skins I am in» proprio per manifestare come senta di aver raggiunto l’essenza.
Domanda. Si riflette anche in uno spazio fisico come il nuovo flagship store Ferrari Style a Londra?
Risposta. Se consideriamo la pelle come I’organo più esteso del corpo umano, quello che comunica chi siamo al resto del mondo, allora lo store, in quanto spazio fisico proiettato sulla strada, diventa il tessuto connettivo tra la nostra identità e il modo in cui il pubblico interagisce con essa.

Domanda. Passiamo alla seconda Arte di Canudo: la Musica. Le sue collezioni hanno una frequenza acustica?
Risposta. Tra i lasciti di cui andrei più fiero, ci sarebbe una raccolta di tutte le colonne sonore dei nostri show. Ho la fortuna di collaborare con uno dei più grandi sound designer al mondo, Frédéric Sanchez. Lui possiede la rara capacità di intercettare le vibrazioni del mio spettro musicale: spazia dalle sonorità avvolgenti e sensuali dei Depeche Mode fino al rigore lirico-monastico di Wim Mertens...
Domanda. C'è un artista che ha sorpresa tra i proprietari di una Ferrari?
Risposta. Kate Bush, non avrei mai immaginato di accostarla a un oggetto cosi muscolare ed edonista.
Domanda. Perché icone come Beyoncé vestono Ferrari?
Risposta. Per empowerment. Quando salgono sul palco vogliono sentirsi una Ferrari, potenti e autorevoli.

Domanda. Oltre alla musica, quale altro segno sente di aver lasciato nel percorso con Ferrari?
Risposta. Al momento, un progetto che semplicemente non esisteva: dieci collezioni fashion (sorride, ndr). Ma sono orgoglioso di aver integrato nell'universo Ferrari la visione di artisti straordinari come Paolo Roversi, Benjamin Millepied, Floria Sigismondi...
Domanda. Nelle sue collezioni è corretto dire che si sente la palette di Mark Rothko?
Risposta. Amo le cromie di Rothko: eleganti, vibranti, sempre con quei contorni sospesi che non sono mai netti. Mi affascina la sua azione controllata; è viscerale quanto quella di de Kooning o di Pollock, ma dotata di un ordine superiore. Anche il mio processo si ferma sempre un attimo prima dell'eccesso: cerco di spingere i confini della creatività al limite, portando la collezione alla sua massima tensione emotiva, per poi lasciarla andare nel preciso istante in cui la prima modella calca la passerella.

Domanda. Non si può parlare di Ferrari senza affrontare il dogma del colore. Che rapporto ha con il Rosso?
Risposta. Per Ferrari il Rosso è la nostra anima racing, mentre il giallo Modena rappresenta heritage e il territorio. Il Rosso è il colore del nostro cuore, del sangue nelle vene. Diciamo che il Rosso non mi ha mai intimorito, lo trovo eccessivo solamente quando è ostentato. Lo tratto con estremo rispetto e più che esibirlo, mi piace crearne l’attesa.

Domanda. Come si relaziona la sua moda con la tensione che si genera tra materia e forma nella Scultura?
Risposta. È un dialogo simbiotico: forma e corpo devono convergere, e lo stilista modella il vuoto che li separa.
Domanda. Giuseppe Ungaretti scriveva che la poesia è: “il mondo, l'umanità, la propria vita, fioriti dalla parola”. Se sostituissimo “parola” con il “tessuto”, quale metrica seguirebbe per i suoi abiti?
Risposta. La forza suprema di un poeta risiede nella capacità di cristallizzare in pochi, sintetici frammenti, dei concetti universali, colpendoci dritto al cuore. Quando lavoro sul tessuto, cerco quella stessa sintesi.
Domanda. La sesta arte è la Danza. Lei ha un legame profondo, quasi viscerale, con questa disciplina...
Risposta. Trovo che la danza classica sia incredibilmente affine all'universo Ferrari. I ballerini spingono il proprio corpo ai limiti estremi di ciò che la natura consente. Eppure, nel momento della performance, appaiono leggeri, dotati di una grazia che è in realtà, pura forza, energia e bellezza cinetica.
Domanda. Le Sette Arti di Canudo appartengono al secolo scorso. Se dovesse aggiungere la sua personale «Ottava Arte», quale sarebbe?
Risposta. In questo momento sono affascinato dalla psicologia, o meglio, da quel precetto millenario scolpito sul tempio di Delfi: «Conosci te stesso». Significa avere il coraggio di mettersi costantemente in discussione e cercare di decifrare le radici profonde delle nostre azioni.

Il Museo Enzo Ferrari di Modena sarà premium sponsor della prima edizione di Jazz Open Modena rimarcando ancora una volta il forte legame tra Ferrari il mondo della musica.
Jazz Open Modena nasce dallo storico festival di Stoccarda che per la prima volta arriva in Italia, a Modena, con una prima edizione che si terrà dal 13 al 18 luglio 2026 e che animerà i luoghi simbolo della città emiliana con artisti internazionali come Gregory Porter, Diana Krall, Moby, Jamie Cullum, Joss Stone, Jean-Michel Jarre, Luca Carboni, Parov Stelar e Meute.
(Biglietti in vendita su https://www.jazzopen-modena.com/)
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