Ferrari terrà il Capital Markets Day l’8 e 9 ottobre con la presentazione prevista probabilmente per il 9 ottobre. Susy Tibaldi, analista di Ubs, si aspetta che la società fornisca nuovi obiettivi di medio termine, oltre a un aggiornamento strategico sull’offerta di prodotti, incluso il tanto atteso primo veicolo elettrico Ferrari, la «Elettrica».
Dopo il calo dell’11% dell’azione in seguito ai risultati del secondo trimestre del 2025, «che riteniamo siano stati fraintesi dal mercato, il titolo ha recuperato grazie alla fiducia immutata in questa storia d’investimento. Ma le aspettative sono aumentate soprattutto negli ultimi giorni e, se questo trend dovesse continuare, il Capital Markets Day rischia di trasformarsi in uno scenario del tipo «molto rumore per nulla», avverte Susy Tibaldi.
Ferrari di solito adotta un approccio conservativo nel fissare i suoi obiettivi che tendono a costituire una «base» con un potenziale di upside. In questo contesto, «non ci aspettiamo target per il periodo 2025-2029 superiori alle stime del consenso, ma nemmeno revisioni significative al ribasso. A nostro avviso, il prossimo piano industriale di medio termine rifletterà una crescita più modesta rispetto al periodo 2022-2026, principalmente a causa di un’inflazione dei prezzi più bassa in futuro. Detto ciò, riteniamo che il tasso di crescita dei ricavi possa mantenersi a un livello mid-to-high single digit: +8% a 9,7 miliardi di euro, grazie alla dinamica prezzo-mix e alla ripresa della crescita dei volumi nella seconda metà di quest’anno», precisa l’esperta di Ubs.
In particolare, a detta della Tibaldi, il piano industriale sarà maggiormente sbilanciato verso i primi anni, beneficiando della crescita delle consegne della F80 fino al 2026, con un miglioramento a doppia cifra del prezzo-mix e un’espansione dei margini oltre 100 punti base nel 2026. Oltre questo periodo, l’analista si attende una normalizzazione della crescita, con un miglior equilibrio tra prezzo-mix e volumi. Detto questo, la strategia legata alla prima Ferrari elettrica resta un’incognita cruciale che potrebbe influenzare le previsioni dell’esperta: un tasso medio annuo di crescita dell’ebitda nel periodo 2025-2029 del +9,6% a 4 miliardi di euro con un margine ebitda atteso al 40,8% (+60 punti base). E un tasso medio annuo di crescita dell’ebit del +10,2% a 3,1 miliardi con un margine ebitd atteso al 31,8% (+60 punti base).
Nel 2023-2024 il contributo del prezzo-mix ai ricavi di auto e ricambi è stato nell’ordine «mid-teens». Parallelamente, la crescita dei volumi si è ridotta a una singola cifra, riflettendo la scelta del management della Rossa di puntare al valore più che ai volumi, con l’obiettivo di preservare l’esclusività e rafforzare ulteriormente il marchio.
Mentre il 2026 seguirà uno schema simile (+1% i volumi, +12% il prezzo-mix, secondo le stime di Ubs), a partire dal 2027 «ci aspettiamo una transizione verso un modello di crescita più equilibrato, con i volumi che rappresenteranno il 55% circa della crescita media a singola cifra. Inoltre, entro il 2029 stimiamo che la produzione possa raggiungere le 16.000 unità dalle 13.800 del 2025. A nostro avviso, questo ritmo modesto di crescita dei volumi non comprometterà l’esclusività», precisa la Tibaldi.
Degno di nota è anche il fatto che un mercato importante come gli Stati Uniti, pur rappresentando il 25% delle consegne (il contributo più elevato da un singolo Paese per il Cavallino Rampante), mostra attualmente un tasso di penetrazione tra i milionari inferiore del 60% rispetto a quello in Europa (0,13 consegne ogni 1.000 milionari vs 0,39 in Europa). Questo indica che esiste ancora un potenziale di maggior penetrazione anche in mercati considerati relativamente maturi. Quanto alla personalizzazione, resterà intorno al 20% delle vendite nello scenario base di Ubs.
Il prossimo Capital Markets Day vedrà anche la tanto attesa anteprima della prima Ferrari completamente elettrica, la «Ferrari Elettrica». Il management ha già indicato che la presentazione avverrà in tre fasi distinte: al Capital Markets Day verranno evidenziati gli aspetti tecnologici della Elettrica, come il motore elettrico, la batteria e le specifiche tecniche (probabilmente). A inizio 2026 ci sarà la presentazione di un’anteprima degli interni. In primavera verrà svelato il veicolo completo.
Di conseguenza, il Capital Markets Day potrebbe non fornire informazioni esaustive sulla strategia di commercializzazione dell’auto, con i dettagli sui prezzi che probabilmente saranno comunicati solo nella fase finale. La grande incognita, secondo Susy Tibaldi, riguarda l’approccio strategico che la Ferrari adotterà per questo modello. In particolare, opterà per una serie limitata, ad esempio, meno di 1.000 unità nell’arco del ciclo di vita dell’auto a un prezzo superiore a 500.000 euro oppure un modello con una produzione più ampia a un prezzo relativamente più basso? E se così fosse, questi volumi rappresenteranno un’ulteriore crescita per il gruppo?
«Anche se questa automobile sarà sicuramente un pezzo da collezione, riservata ai clienti più fedeli alla Rossa, riteniamo più probabile la strategia di una produzione più ampia perché Ferrari ha probabilmente investito oltre 1 miliardo di euro in infrastrutture e tecnologia per la produzione di veicoli ev, suggerendo che si tratti di un’iniziativa a lungo termine e non di un progetto isolato. Poi con un mercato globale in espansione, la società può aumentare i volumi con l’ev», prevede Susy Tibaldi.
Le consegne della Elettrica inizieranno alla fine del 2026. Le proiezioni dell’esperta di Ubs prevedono una crescita graduale nel 2027, fino a raggiungere consegne annuali superiori a 900 unità entro il 2028 (il 6% delle spedizioni totali). «Stimiamo un prezzo inferiore a 450.000 euro per un veicolo probabilmente più compatto a quattro posti rispetto alla Purosangue», aggiunge l’analista.
A seguito degli investimenti consistenti della Ferrari in tecnologia e infrastrutture a partire dal 2018, inizialmente nei veicoli ibridi, poi nell’elettrificazione (incluso l’e-building) e infine in una nuova linea di verniciatura, Ferrari sembra pronta a entrare in una fase di minor intensità di capex.
Storicamente, il capex in percentuale sulle vendite si attestava intorno all’11-12% fino al 2017, ha raggiunto un picco del 19-21% nel periodo 2018-2020, per poi normalizzarsi gradualmente intorno al 13% nel 2025. Ora è possibile che il capex possa tornare al livello dell’11% entro il 2027 secondo Ubs. «Tra il 2025 e il 2029 stimiamo un capex cumulato di 4,8 miliardi di euro, rispetto ai 4,4 miliardi del periodo 2022-2026. Da notare che la casa di Maranello ha costantemente dimostrato una gestione disciplinata dei costi, rispettando rigorosamente i budget a livello di capex nonostante le preoccupazioni degli investitori che l’azienda potesse aver sottostimato i costi legati allo sviluppo interno dei veicoli elettrici», precisa la Tibaldi.
Una diminuzione dell’intensità del capitale dovrebbe avere implicazioni favorevoli per la generazione di free cash flow: l’esperta di Ubs ha stimato 9 miliardi di euro di free cash flow industriale nel periodo 2025-2029. Ma anche per i ritorni agli azionisti: «riteniamo che la Ferrari possa considerare di aumentare il payout ratio al 40% dall’attuale 35% e rafforzare il suo programma di buyback. Stimiamo riacquisti di azioni proprie per quasi 3 miliardi di euro nel 2025-2029, rispetto all’attuale piano di 2 miliardi nel 2022-2026», stima la Tibaldi.
Grazie alla generazione di cassa maggiore, anche tenendo conto di più ritorni per gli azionisti, l’azienda dovrebbe raggiungere una posizione di cassa netta entro la fine del 2027 (è già senza debito dal 2025) rispetto alla leva finanziaria media storica di 1,1 volte il rapporto debito netto/ebitda nell’ultimo decennio. Così, dopo aver alzato le stime di eps del +1%/+3%/+2% per il 2025/2026 e 2027, il target price sull’azione sale da 540 a 570 dollari (+0,36% a 493,84 dollari a Wall Street a metà seduta il 3 settembre; +1,24% a 424,40 euro a Milano) e il rating resta buy, anche perché in termini relativi il titolo scambia con uno sconto del 15% rispetto al colosso del lusso Hermès, uno sconto leggermente più ristretto rispetto a quello medio storico del 20%, «grazie alla valutazione premium sostenibile, supportata da solidi fondamentali trainati dall’offerta e dal miglioramento del Roic (rendimento del capitale investito), il gap di valutazione tra i due titoli», ha concluso la Tibaldi, «potrebbe avere valide ragioni per ridursi». (riproduzione riservata)