La decisione sui tassi di interesse da parte della Federal Reserve americana verrà annunciata nella giornata domani, mercoledì 29 aprile. La riunione del Consiglio direttivo della Bce è prevista invece per giovedì 30 aprile. La settimana delle banche centrali si inserisce nel contesto geopolitico inasprito dal conflitto tra Iran e Stati Uniti. Le fragili prospettive di una tregua imminente, insieme ai rialzi del greggio, rendono più incerta e complessa la decisione delle banche centrali.
Secondo Martin Van Vliet, global macro strategist di Robeco, il board della Fed disporrà due tagli dei tassi nel corso del 2026, sotto la presidenza del successore di Jerome Powell, Kevin Warsh. «I principali rischi per questa visione», tuttavia, «sono una nuova escalation delle ostilità» e «un potenziale rafforzamento del mercato del lavoro», spiega l’analista.
«Prevediamo che il comunicato e la conferenza stampa potrebbero orientarsi verso una posizione hawkish, limitando il potenziale di deprezzamento del dollaro nel breve termine», sottolinea Peter Kinsella, head of investment services Uk di Ubp. Il termine «hawkish» indica un atteggiamento più prudente nel segnalare futuri tagli.
I mercati stanno prezzando con probabilità quasi assoluta (99%) uno scenario in cui la Fed non modificherà i tassi di interesse, mantenendoli nel range attuale del 3,50%-3,75%. Questo scenario dovrebbe essere rafforzato dai dati sul Pil americano del primo trimestre, che dovrebbero attestarsi al 2%, e da quelli sull’inflazione Pce core (misura dell’inflazione molto usata dalla Federal Reserve per capire l’andamento reale dei prezzi negli Stati Uniti), «prevista al 3,2% su base annua», precisa l’esperto di Union Bancaire Privée.
«Sebbene l’evoluzione del conflitto rimanga altamente incerta, la Bce ha espresso chiaramente la propria funzione di reazione», afferma Van Vliet di Robeco. Francoforte è entrata in questa fase geopolitica in una posizione solida, ma tutto dipende dall’andamento dei prezzi dell’energia. Se questi dovessero rimanere intorno ai livelli attuali, prosegue l’analista, «il nostro scenario di base prevede rialzi di 25 punti base a giugno e settembre». Per andare oltre aumenti di 50 punti base è probabilmente necessario un nuovo incremento dei prezzi dell’energia, sostiene l’analista. «L’assenza di rialzi richiederebbe un ulteriore calo dei prezzi, ad esempio al di sotto dei 75 dollari al barile per il Brent nei contratti di dicembre».
Secondo Konstantin Veit, portfolio manager di Pimco, l’approccio della Bce sarà di «vigilanza», ma lasciando i tassi invariati. «Qualora la Bce dovesse reagire ai rischi inflazionistici», aggiunge Veit, «riteniamo che qualsiasi mossa sarebbe misurata e non aggressiva, e che sia improbabile che si verifichino più di due aumenti dei tassi».
Ma attenzione al pericolo stagflazione. Il mercato Ois prevede tassi invariati al 2%, spiega Kinsella di Ubp. I dati pmi preliminari dell’Eurozona mostrano però un indebolimento dei servizi e rischi di rallentamento della crescita, mentre le pressioni energetiche mantengono viva l’inflazione: uno scenario vicino alla stagflazione. In questo contesto la Bce dovrebbe confermare un approccio data-dependent e «restrittivo», ma la fragilità del ciclo economico limiterà nel breve il potenziale di apprezzamento dell’euro. (riproduzione riservata)