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Eurozona, gli indici Pmi mostrano segnali di ripresa ad agosto nonostante i dazi. Bce verso una pausa sui tassi a settembre
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Eurozona, gli indici Pmi mostrano segnali di ripresa ad agosto nonostante i dazi. Bce verso una pausa sui tassi a settembre

21 agosto 2025, 10:52 Ultimo aggiornamento: 17:27

Il dato composito dell’area è aumentato a 51,1, dal 50,9 di luglio, superando le attese degli analisti (50,6) e raggiungendo il massimo da 15 mesi. Ma le tariffe Usa si fanno sentire sugli ordini esteri. E la crescita resta debole

L’economia dell’Eurozona ha mostrato segnali positivi ad agosto, secondo quanto emerso dagli indici Pmi. Il dato composito dell’area è aumentato a 51,1, dal 50,9 di luglio, superando le attese degli analisti (50,6) e raggiungendo il massimo da 15 mesi.

Il ritmo di crescita non è comunque elevato: la soglia di 50 separa l’espansione dalla contrazione del pil. Il valore del Pmi di agosto è compatibile con una crescita trimestrale dello 0,2%. L’indagine ha osservato che i nuovi ordini sono aumentati per la prima volta in 15 mesi.

«Lo scenario sta migliorando. L’attività economica ha registrato una ripresa sia nel settore manifatturiero che in quello dei servizi», ha osservato Cyrus de la Rubia, chief economist di  Hamburg Commercial Bank (Hcob). «Nel complesso, abbiamo assistito a una leggera accelerazione della crescita negli ultimi tre mesi. Nonostante le difficoltà, come i dazi statunitensi e l’incertezza generale, le imprese dell’Eurozona sembrano cavarsela abbastanza bene».

Tuttavia, ha rilevato Hcob, la politica commerciale degli Stati Uniti «sta lasciando il segno. Gli ordini esteri nel settore manifatturiero dell’Eurozona sono diminuiti per il secondo mese consecutivo». Tra i Paesi europei, gli indici Pmi sono saliti in modo significativo in Francia, più lievemente in Germania. 

Per Capital Economics «il Pmi composito flash di agosto suggerisce che l’economia dell’Eurozona resta abbastanza resiliente di fronte ai dazi, ma cresce solo lentamente. Con le pressioni sui prezzi in leggero aumento, restiamo fiduciosi che la Bce manterrà invariati i tassi a settembre». Anche i mercati monetari sono convinti che la banca centrale non si muoverà nel prossima riunione.

Per Hsbc «alla luce dell’accordo commerciale e dei dati Pmi, la Bce non sentirà la necessità di rispondere a un rallentamento della crescita».

S&P Global ha osservato che «sebbene l’espansione complessiva della produzione e della domanda rimanga modesta, c’è una buona notizia: la forte recessione post-pandemica della manifattura è terminata. Il Pmi settoriale è salito sopra quota 50 in agosto per la prima volta dal giugno 2022». Tuttavia l’attività dei servizi è cresciuta «in modo modesto e a un tasso inferiore rispetto a luglio».

L’avviso di Lagarde

Il 20 luglio la presidente Christine Lagarde ha avvisato che l’economia dell’Eurozona è in frenata rispetto ai livelli del primo trimestre, quando le aziende avevano beneficiato dell’aumento dell’attività dovuto all’anticipo dei dazi. Il pil dell’Eurozona è aumentato dello 0,1% nel secondo trimestre, in rallentamento rispetto al +0,6% del primo. A giugno la produzione industriale è scesa dell’1,3% a giugno e l’export è calato del 10% su base annua.

La frenata economica è stata inclusa nelle ultime proiezioni macro della Bce di giugno. Lagarde ha anche chiarito che i dazi Usa, fissati in media tra il 12% e il 16% per i prodotti europei, sono «leggermente superiori» ma «comunque vicini» alle previsioni di base della banca centrale, mentre è stato scongiurato lo scenario avverso con tariffe superiori al 20%.

Nell’economia europea comunque «persiste l’incertezza», ha sottolineato Lagarde. La Bce considererà le implicazioni dei dazi Usa nelle proiezioni di settembre che «guideranno le decisioni nei prossimi mesi», ha precisato la presidente della banca centrale. (riproduzione riservata)



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