Investitori e trader si sono mossi rapidamente lunedì 1 per cambiare impostazione alle contrattazioni sui maggiori titoli europei passando da Londra alla Svizzera dopo la grave tensione diplomatica che ha minacciato di sconvolgere decenni di integrazione dei mercati finanziari. Le azioni svizzere, guidate da Credit Suisse Group e Roche Holding, hanno mostrato segnali di perturbazione a seguito dell’entrata in vigore dei nuovi limiti del trading all’interno dell’Unione europea. Il lungo confronto sulle regole che governano i legami tra la Svizzera e l’Unione europea si è concluso in stallo, perciò a partire da questa settimana le azioni delle società svizzere potranno essere scambiate solo nelle borse locali.
Dato l’incoraggiamento giunto agli investitori dalla ripresa delle trattative commerciali tra Stati Uniti e Cina, l’indice benchmark svizzero è salito dello 0,9% lunedì 1 e ieri ha guadagnato lo 0,5%, seguendo i titoli europei e asiatici. Le lievi conseguenze della limitazione degli scambi di azioni svizzere a Londra e in altri centri finanziari europei potrebbero in qualche modo rassicurare gli osservatori del mercato, preoccupati per l’atteso divorzio del Regno Unito dall’Unione. I colloqui tra Ue e la Svizzera sulla miriade di trattati che governano il loro rapporto si trascinano da anni e la linea di Bruxelles si è fatta più dura man mano che l’Ue avviava i negoziati con il Regno Unito riguardo i termini della sua uscita. Dato che le due parti non hanno raggiunto un accordo entro la fine di giugno, l’Ue ha mantenuto la sua promessa ritirando la condizione speciale, nota come equivalenza, che consentiva lo scambio di azioni svizzere su piattaforme all’interno dell’Ue. Berna ha reagito vietando gli scambi nell’Ue di trading di azioni svizzere.
Ci sono pochi indizi che le trattative tra l’Unione europea e la Svizzera possano progredire o che i limiti sul trading possano essere revocati. Mina Andreeva, portavoce della Commissione europea, ha affermato che non c’è alcun segnale che la Svizzera intenda fare ulteriori progressi con i colloqui.
I nuovi limiti, che in sostanza stabiliscono che tutto il trading di azioni svizzere deve essere fatto in Svizzera, hanno avuto un impatto minimo lunedì, in quanto gli investitori possono semplicemente reindirizzare gli scambi per rispettare le regole, secondo i trader di Londra.
Tuttavia il limite è un segnale di crescente dislocazione nei mercati globali, secondo Ben Ritchie, senior investment manager nel Regno Unito e team azionario europeo alla Aberdeen Asset Management.
«Probabilmente si tratta più di un cambiamento in termini di balcanizzazione delle cose» e segna un trinceramento in «un mondo in cui stiamo abbattendo i confini e incoraggiando i flussi di capitali attraverso i confini», ha affermato Ritchie.
Alcuni funzionari in Europa hanno riconosciuto che i colloqui sulla Brexit hanno reso l’Ue e i suoi governi più determinati a non fare concessioni alla Svizzera e a dimostrare che la mancata conclusione di un accordo ha un prezzo.
Un portavoce della piazza di scambi Six di Zurigo sostiene che sia troppo presto per trarre conclusioni sull’impatto che il ritiro dell’equivalenza del mercato azionario e le contromisure della Svizzera avranno sui volumi degli scambi.
Circa 17,6 milioni di azioni detenute da società incluse nell’indice del mercato svizzero sono passate alla fazione nemica a metà mattina, rispetto ai 46,7 milioni di venerdì.
Per le 30 maggiori società (blue chip) svizzere, il 70% delle contrattazioni si verificava sulle borse locali, principalmente in quella di Zurigo, mentre il restante 30% si trovava altrove in Europa, soprattutto a Londra. Le società svizzere costituiscono un quinto del benchmark Stoxx Europe 50, il cui paniere è composto dalle principali società dell’area europea per valore di mercato.
Markus Ferber, un deputato conservatore tedesco del Parlamento europeo, ha espresso preoccupazione per il fatto che le nuove regole comportano all’Unione la perdita di un’importante fonte di liquidità per il trading, proprio mentre si prepara alla Brexit, la quale potrebbe far superare la visione di Londra quale hub per il trading regionale.
«La commissione è interessata a ottenere questo accordo generale tra la Svizzera e l’Unione europea e quindi non è disposta a fare altre concessioni, ma onestamente a chi soddisfa i criteri di equivalenza dovrebbe essere garantita», ha affermato Ferber.
Secondo l’economista di Ing Bank, Charlotte de Montpellier, nel lungo termine l’impasse potrebbe avere conseguenze più significative per l’economia svizzera. «Le tensioni tra la Svizzera e l’Unione europea non giovano al commercio, agli investimenti delle imprese o ai fondi per la ricerca scientifica in Svizzera, la quale dipende da quelli europei», ha concluso de Montpellier. (riproduzione riservata)
