«Mediobanca e Generali? Siamo azionisti di lungo termine, contenti delle performance». Nel giorno dell’assemblea di EssilorLuxottica a Parigi, il presidente e ceo del colosso dell’occhialeria, Francesco Milleri, sotterra l’ascia di guerra nei confronti dei vertici delle due partecipate principe della holding Delfin. Parole che arrivano una settimana dopo l’assemblea del Leone, occasione in cui la cassaforte della famiglia Del Vecchio non ha partecipato né depositato il suo 9,9%.
«Era un’assemblea dove non c’erano decisioni importanti, non volevamo creare nessun problema, quindi abbiamo lasciato i quorum che si esprimessero al 99%. È una posizione di estrema neutralità: siamo azionisti di lungo termine, contenti delle performance» aggiunge il top manager, ricordando come su Generali Delfin abbia «in corso un processo di regolarizzazione del superamento minimo» della quota del 10% (oltrepassata per effetto del buyback), «il che non presuppone alcuna decisione su una crescita futura». La quota rimane «ferma».
Su Mediobanca, dove Delfin è primo socio con il 19,7%, «siamo già al massimo, anzi ogni tanto dobbiamo vendere per questioni tecniche, per non superare la soglia» del 20% «che non intendiamo superare». Mentre in Unicredit (quota del 2,5%) «abbiamo una plusvalenza del 100%, abbiamo uno dei migliori ceo e banchieri credo al mondo», spiega Milleri riferendosi ad Andrea Orcel.
Milleri apre l’assemblea a Parigi con il sogno del fondatore Leonardo Del Vecchio. «Vogliamo raggiungere e superare presto i 100 miliardi di euro di capitalizzazione con EssilorLuxottica», dice. È la seconda assise dopo la morte dell’imprenditore milanese (scomparso a fine giugno 2022), un appuntamento che oltre all’approvazione del bilancio 2023, il dividendo e le politiche di remunerazione, ha anche all’ordine del giorno il rinnovo del cda (confermando Milleri e gli altri 12 membri) e in cui è presente l’83,22% del capitale.
In platea Delfin, la finanziaria della famiglia Del Vecchio al 32,5%, rappresentata dall’amministratore delegato Romolo Bardin (seduti in terza fila anche gli azionisti: il primogenito del fondatore, Claudio Del Vecchio e il quartogenito Leonardo Maria Del Vecchio, anche chief strategy officer di Essilux), Valoptec (l’associazione dei dipendenti azionisti rappresentati da Virginie Marcier Pitre, al 4,3%), gli azionisti pubblici francesi (al 4,2%) e il gruppo Armani (circa il 2%).
Milleri fa il punto sui risultati raggiunti dopo sei anni di celebrazione del matrimonio fra il gruppo italiano e la francese Essilor, leader nelle lenti, fusione che ha dato vita a «un campione integrato verticalmente, che non ha eguali al mondo». Nel mezzo ci sono stati l’acquisizione di GrandVision e più di 100 operazioni di M&A. L’azione è passata da 128,75 euro ai 203,5 auro di lunedì 29 aprile (oltre 91 miliardi di market cap), andamento che ha portato il titolo Essilux tra le prime dieci aziende del Cac40.
«Quando abbiamo annunciato la fusione, il primo ottobre del 2018, Essilux aveva una capitalizzazione di mercato di 46 miliardi di euro. Oggi è a più di 90 miliardi di euro, ma il nostro obiettivo è superare presto il traguardo dei 100 miliardi di euro», spiega Milleri.
«Nel 2018, i nostri ricavi pro forma – aggiunge Milleri – sono stati di circa 16 miliardi di euro. Abbiamo chiuso il 2023 con 25,4 miliardi di ricavi, in aumento del 57% in sei anni. Ammontava a 1,8 miliardi di euro 6 anni fa l’utile netto; oggi è di 2,9 miliardi di euro, con un aumento del 66%. Nel 2018 abbiamo distribuito dividendi per 0,9 miliardi. Sei anni dopo, abbiamo raddoppiato tale valore, distribuendo dividendi per 1,8 miliardi».
Milleri spiega poi che questa crescita ha portato il gruppo ad aumentare i dipendenti da 140 mila a oltre 203 mila (+45%), di cui grazie ai programmi interni di welfare «quasi la metà dei nostri dipendenti in tutto il mondo è anche azionista della società, circa 80mila, quasi il doppio rispetto a quando siamo partiti». Dipendenti a cui – sotto forma di bonus, premi di risultato, share matching, partecipazioni agli utili e di dividendi (in aggiunta ai compensi ordinari) è stato «redistribuito 4 miliardi di euro del valore creato, 1 miliardo di euro nel solo 2023».
Questa la strada fatta fino ad ora, ma Essilux «resta – sottolinea il numero uno –un'azienda giovane, una startup con molte opportunità davanti a sé, dal med-tech, al lusso fino al digitale». Nel futuro ci sono «l’intelligenza artificiale e wereable», con i Ray-Ban Meta, gli occhiali tech interattivi sviluppati con il gruppo Usa fondato da Mark Zuckerberg e i Nuance Audio, gli occhiali che mettono insieme vista e udito in un unico prodotto.
Poi med-tech e big data e i marchi iconici, più di 150 brand come Ray-Ban, Armani, Chanel, Cucinelli, Moncler, Ferrari. «Centinaia di milioni di consumatori interagiscono ogni giorno con i nostri marchi. Questo significa – conclude Milleri – che centinaia di milioni di dati ogni giorno ci aiutano a prevedere le tendenze del mercato e le esigenze dei consumatori e a sviluppare il nostro percorso di innovazione. Varilux Xr, la nuova tecnologia delle lenti che abbiamo lanciato l'anno scorso è un esempio di quanto i dati stiano migliorando i nostri prodotti. Per noi questa rappresenta una vera e propria chiave d’accesso al settore della tecnologia diagnostica, nella quale ci stiamo addentrando sempre più: software e servizi per la cura della vista, diagnostica avanzata, telemedicina e altro ancora. Helix, la nostra nuova divisione digitale e Vision(X) che verrà lanciato a breve in Nord America, trasformeranno il modo in cui gli oculisti utilizzano la tecnologia moderna per gestire le proprie attività».
Marcolin «non è strategica» nelle attività di M&A di EssilorLuxottica, ma «vediamo cosa succederà», risponde poi Milleri alle domande dei soci sulla vendita da parte di Pai del produttore veneto di occhiali rivelata da MF-Milano Finanza. In generale «voglio assicurare ai nostri azionisti che abbiamo un focus forte e che vuole essere veloce sulle attività di mergers and acquisitions: contiamo di mostrare risultati importanti nel corso dei prossimi anni». Ma «vorrei rassicurare – conclude il presidente di Essilux – tutti gli azionisti che siamo concentrati sul processo di m&a e spero che potremo mostrare al mercato che la nostra attività sarà forte e veloce nei prossimi anni».
Milleri incassa con il 73% dei votanti l’ok all'aumento dello stipendio per il prossimo triennio e l'accumulo delle cariche di presidente e ad, punti che erano finiti nel mirino del proxy advisor Iss. Complessivamente nell’ultimo esercizio il top manager ha percepito 4,9 milioni, mentre la nuova politica prevede 2,1 milioni fissi (invece che 1,5 milioni) all’anno e tra il 150% e il 300% di variabile. (riproduzione riservata)