Nella battaglia legale per l’eredità Agnelli si ricorre anche alla macchina del tempo. Investigatori della Guardia di Finanza e Margherita Agnelli da una parte, John Elkann e i suoi legali dall’altra hanno fatto un salto indietro di vent’anni e sono tornati a spulciare documenti del 2004, anno in cui venne fissato l’attuale impianto successorio dell’immenso patrimonio che fu di Gianni Agnelli. Un impianto che però la figlia Margherita, madre di John e di Lapo e Ginevra da anni pretende di azzerare per rientrare così nell’eredità.
A fare il salto nel tempo è stata dapprima la difesa di Margherita, rappresentata dall’avvocato Dario Trevisan, contestando la validità delle carte alla base dell’iscrizione dei tre Elkann a libro soci della Dicembre società semplice, la scatola a monte di tutto l’impero Exor che controlla Stellantis, Philips, Ferrari, Gedi, Juventus, Lingotto e altre società per un patrimonio di oltre 30 miliardi di euro.
Secondo Margherita non ci sarebbero gli originali ma solo fotocopie di diverse versioni del passaggio della nuda proprietà del 41,2% della Dicembre dalla nonna Marella, la vedova dell’Avvocato, ai tre nipoti Elkann (il 20% a testa a Lapo e Ginevra e l’1,2% a John che già possedeva il 58% donato dai nonni) bypassando Margherita e gli altri cinque figli avuti con il secondo marito Serge de Pahlen. Il procuratore aggiunto di Torino Marco Gianoglio e i sostituti Mario Bendoni e Giulia Marchetti stanno verificando questa ipotesi e a fine novembre hanno spedito la Guardia di Finanza guidata dal colonnello Alessandro Langella lì dove tutto è stato definito vent’anni fa: lo studio legale fondato da Franzo Grande Stevens, l’avvocato dell’Avvocato, come veniva chiamato. Oggi Grande Stevens, 96enne, ha affidato da tempo lo studio alla figlia Cristina e al suo discepolo Michele Briamonte, che lo ha potenziato ed espanso anche all’estero.
È stato un rapporto storico, quello tra Grande Stevens e Gianni Agnelli. L’avvocato dell’Avvocato è stato presente in tante partite finanziarie della famiglia nel corso di quasi quarant’anni, quindi è il depositario di tanti segreti e retroscena.
Come ricostruisce Franco Stefanoni nel suo monumentale libro sugli studi legali italiani “Il codice del potere” (Zolfo editore) da poco uscito in una versione ampliata e aggiornata rispetto alla prima edizione di vent’anni fa, fu Grande Stevens ad avere l’idea di sfruttare i minori vincoli formali richiesti dalle società semplici, uno strumento giuridico tipico dei contadini usato per custodire le chiavi dell’impero Fiat. E fu sempre lui a individuare la soluzione dell’accomandita (la Giovanni Agnelli sapa, oggi trasferita in Olanda) per riunire e coordinare i vari rami famigliari.
Nei uffici dello studio Grande Stevens a Torino e Roma durante una perquisizione nell’ambito delle indagini per presunta frode fiscale, truffa ai danni dello Stato e ora anche falsità ideologica in atti pubblici le fiamme gialle hanno cercato documenti relativi proprio alla Dicembre. Per quest’ultima ipotesi è indagato il notaio Remo Morone mentre Grande Stevens - è bene precisarlo - è estraneo all’inchiesta.
Ma non si sa se siano stati trovati gli originali dei passaggi di quote. Al contrario sarebbe emerso che il conto intestato agli Elkann presso la Gabriel Fiduciaria gestita da Grande Stevens sarebbe stato chiuso il 17 maggio 2004, due giorni prima del presunto pagamento di 80 milioni per il 41,2% della Dicembre venduto dalla nonna Marella dopo l’accordo transattivo e il patto successorio di diritto svizzero che estromettevano Margherita dalla successione del padre e da quella futura della madre in cambio di 1,3 miliardi di euro (con un vitalizio milionario da pagare ogni anno a Marella).
Gli investigatori avrebbero invece trovato il passaggio opposto di circa 100 milioni dalla nonna ai tre nipoti. Da qui il sospetto che la compravendita fosse fittizia. I legali degli Elkann replicano che i tre fratelli «sono legittimi titolari delle quote e che l’attuale assetto societario della Dicembre non può essere messo in alcun modo in discussione».
Tutto questo sarà materia per i prossimi sviluppi delle varie partite legali. Nel corso del 2025 dovrebbe chiudersi l’inchiesta penale di Torino che vede indagati i tre Elkann, il commercialista Gianluca Ferrero e il notaio svizzero Urs von Grünigen. Sempre nel corso dell’anno potrebbe arrivare a conclusione la causa civile sui patti del 2004 in corso in Svizzera, che ha visto i tre Elkann e Margherita protagonisti di un clamoroso faccia a faccia (rivelato da MF-Milano Finanza) lo scorso 29 novembre. Mentre la causa civile torinese, nella quale sono state ammesse le risultanze delle indagini della procura di Torino relativamente alla fittizia residenza elvetica di Marella, vedrà sfilare i testimoni. A cominciare dal più illustre di tutti: il presidente di Stellantis e ceo di Exor, John Elkann. (riproduzione riservata)