Il Tribunale del Riesame di Torino conferma il secondo decreto di sequestro emesso a inizio marzo dalla Procura nell’inchiesta sull’eredità Agnelli. I pm del capoluogo piemontese hanno iscritto nel registro degli indagati John, Lapo e Ginevra Elkann ipotizzando i reati di dichiarazione infedele e di truffa ai danni dello Stato. L’inchiesta è nata da un esposto di Margherita Agnelli, figlia di Marella Caracciolo e di Gianni Agnelli, storico numero uno della Fiat, nonché madre dei tre fratelli Elkann.
«Siamo naturalmente delusi dalla decisione del Tribunale e rimaniamo convinti della solidità degli argomenti giuridici che abbiamo sostenuto. Attendiamo comunque il deposito delle motivazioni per decidere se presentare ricorso per Cassazione», dichiarano gli avvocati Paolo Siniscalchi, Federico Cecconi e Carlo Re, che assistono John, Lapo e Ginevra Elkann.
In udienza i legali avevano contestato la «pertinenza» e la «proporzionalità» ai fini dell’accusa del materiale sequestrato dai pm: si tratta dei documenti che il Riesame aveva rimesso nella disponibilità della difesa dopo aver annullato in parte il primo provvedimento di sequestro, emesso a inizio febbraio. Per gli avvocati di Elkann i pm avevano violato il principio del ne bis in idem, che vieta all’accusa di riappropriarsi degli stessi documenti già dissequestrati. La Procura invece ha replicato che un secondo provvedimento è possibile in caso di nuova ipotesi di reato e di ampliamento degli indagati.
Secondo i pm sussistono entrambe le circostanze perché il secondo decreto ha esteso le indagini ai fratelli del ceo di Exor e presidente di Stellantis, cioè Lapo e Ginevra Elkann. I due nipoti di Gianni Agnelli si sono aggiunti al fratello, al commercialista Gianluca Ferrero (presidente della Juventus) e al notaio Urs von Gruenigen, esecutore testamentario di Marella Caracciolo.
La Procura di Torino sostiene che gli indagati non avrebbero indicato la rendita vitalizia versata da Margherita a Marella nelle dichiarazioni dei redditi redatte per la nonna dal 2015 al 2019, configurando così il reato di dichiarazione infedele. La madre dei tre fratelli Elkann bonificava circa 700 mila euro ogni mese, come previsto dall’accordo successorio e dal patto transattivo siglati nel 2004.
Firmandoli Margherita aveva rinunciato alla futura successione della madre e aveva chiuso le questioni relative a quella del padre Gianni, scomparso nel 2003. In cambio aveva ricevuto 1,3 miliardi. Secondo i pm torinesi, inoltre, John, Lapo e Ginevra non hanno versato la tassa di successione sull’eredità della nonna, circa 900 milioni di dollari.
Le indagini dei pm torinesi ruotano attorno all’effettiva residenza di Marella Caracciolo. Secondo i legali degli indagati la vedova dell’Avvocato viveva in Svizzera e quindi non doveva pagare le tasse in Italia. Ma Margherita sostiene che la madre risiedesse per più di 183 giorni l’anno nel territorio nazionale e per questo motivo avrebbe dovuto versare le imposte al Fisco italiano. Se provata, la tesi della figlia dell’Avvocato potrebbe mettere in discussione anche l’intero assetto testamentario qualora non si applicassero più le leggi svizzere sulla successione, che consentono di estromettere un erede.
In sede civile, anche grazie alle risultanze dell’inchiesta penale, Margherita vorrebbe ottenere l’annullamento dell’accordo transattivo e del patto successorio del 2004, nonché di tutti gli atti successivi effettuati tra John Elkann e la nonna sulle quote della Dicembre. La figlia di Gianni Agnelli aspira alla maggioranza del veicolo societario che controlla Exor e che ha sotto - tra le altre cose - Stellantis, Ferrari e la Juventus. I legali degli Elkann hanno sempre sostenuto che in nessun caso il controllo della Dicembre da parte di John può essere messo in discussione. (riproduzione riservata)