John Elkann riprova a smontare le tesi della Procura di Torino nell’inchiesta sull’eredità Agnelli. Il secondo round si è tenuto martedì 26 marzo davanti al Tribunale del Riesame del capoluogo piemontese, che si è riservato sulla legittimità del nuovo sequestro di inizio marzo. La decisione è attesa entro Pasqua e gli avvocati di John, principale indagato, si sono detti fiduciosi.
Nell’udienza i legali hanno contestato la «pertinenza» e la «proporzionalità» ai fini dell’accusa del materiale sequestrato dai pm: si tratta dei documenti che il Riesame aveva rimesso nella disponibilità della difesa dopo aver annullato parte del primo provvedimento di sequestro. Contro la decisione la Procura ha presentato ricorso in Cassazione.
Il decreto emesso a inizio febbraio è stato centrale anche martedì 26 marzo. Per i legali di Elkann i pm hanno violato il principio del ne bis in idem, che vieta all’accusa di riappropriarsi degli stessi documenti già dissequestrati. La Procura invece ha replicato che un secondo provvedimento è possibile in caso di nuova ipotesi di reato e di ampliamento degli indagati.
Secondo i pm sussisterebbero entrambe le circostanze perché il secondo decreto ha esteso le indagini ai fratelli del ceo di Exor e presidente di Stellantis, cioè Lapo e Ginevra Elkann. I due nipoti di Gianni Agnelli si sono aggiunti al fratello, al commercialista Gianluca Ferrero (presidente della Juventus) e al notaio Urs von Gruenigen, esecutore testamentario di Marella Caracciolo, moglie dell’Avvocato.
Anche le ipotesi di reato si sono arricchite perché alla dichiarazione infedele si è affiancata la truffa ai danni dello Stato per il mancato versamento da parte degli Elkann della tassa di successione sull’eredità della nonna, circa 900 milioni di dollari.
Ieri inoltre è emerso che nei giorni passati la difesa ha chiesto l’incidente probatorio sul materiale oggetto del secondo sequestro. In particolare, gli avvocati hanno domandato di acquisire agli atti i dispositivi elettronici nel contraddittorio tra le parti, in modo che risultino anche le loro osservazioni oltre a quelle dell’accusa.
L’inchiesta della Procura di Torino è nata dall’esposto presentato dalla madre dei tre fratelli Elkann, Margherita Agnelli. La figlia di Gianni e di Marella ha riferito ai pm torinesi di aver versato alla madre, a titolo di rendita vitalizia, circa 700 mila euro al mese. I bonifici avvenuti fino alla morte di Marella nel febbraio 2019 rientravano nell’accordo successorio e nel patto transattivo siglati nel 2004, con il quale Margherita aveva rinunciato alla futura successione della madre e aveva chiuso le questioni relative a quella del padre Gianni, scomparso nel 2003. In cambio aveva ricevuto 1,3 miliardi.
Il denaro versato da Margherita, però, non era indicato nelle dichiarazioni dei redditi del 2018 e del 2019 di Marella: da qui la dichiarazione infedele ipotizzata dai pm nel primo decreto di sequestro. Ora la Procura ha esteso le contestazioni anche al 2016 e al 2017, quantificando la possibile evasione in 30 milioni. I pm inoltre hanno ipotizzato la truffa ai danni dello Stato per il mancato versamento da parte dei tre fratelli Elkann della tassa di successione sull’eredità della nonna: si tratta di oltre 900 milioni di dollari riconducibili a Marella e detenuti in società domiciliate in Liechtenstein presso la fiduciaria Tremaco, tra le quali la Bundeena Consulting delle British Virgin Island.
Le indagini dei pm torinesi ruotano attorno all’effettiva residenza di Marella Caracciolo. Secondo i legali degli indagati la vedova dell’Avvocato viveva in Svizzera e quindi non doveva pagare le tasse in Italia. Ma Margherita sostiene che la madre risiedesse per più di 183 giorni l’anno in Italia e per questo motivo avrebbe dovuto versare le imposte al Fisco italiano.
Se provata, la tesi della figlia dell’Avvocato potrebbe mettere in discussione anche l’intero assetto testamentario qualora non si applicassero più le leggi svizzere sulla successione, che consentono di estromettere un erede. Se in sede civile, anche grazie alle risultanze dell’inchiesta penale, Margherita riuscisse a ottenere l’annullamento dell’accordo transattivo e del patto successorio del 2004, nonché di tutti gli atti successivi effettuati tra John Elkann e la nonna sulle quote della Dicembre, allora Margherita potrebbe aspirare alla maggioranza del veicolo societario che controlla Exor e che ha sotto - tra le altre cose - Stellantis, Ferrari e la Juventus.
I legali degli Elkann hanno sempre sostenuto che in nessun caso il controllo della Dicembre da parte di John può essere messo in discussione. (riproduzione riservata)