Va a posto un altro tassello del maxi-progetto Ravenna Ccs per la cattura e stoccaggio della Co2, portato avanti congiuntamente da Eni e Snam. Il 2 febbraio il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha dato il nulla osta all’ossatura logistica del Ccs Pianura Padana, la rete di trasporto Co2 gasdotti Ferrara-Casalborsetti e Ravenna-Casalborsetti, concludendo con esito positivo la procedura di valutazione di impatto ambientale, avviata a luglio 2024. La tecnologia Carbon Capture and Storage, infatti, viene definita «una delle più promettenti per supportare la decarbonizzazione del settore termoelettrico e dei comparti industriali hard-to-abate, ossia quelli per cui la riduzione delle emissioni di anidride carbonica risulta particolarmente complessa e costosa attraverso le sole misure di efficienza o di elettrificazione».
Le aziende interessate sono circa 700 per un valore aggregato di oltre 62 miliardi di euro.
Le opere che saranno realizzate da Snam Rete Gas rientrano tra i progetti di attuazione del Pniec-Piano Nazionale Energia e Clima. Le infrastrutture collegheranno i distretti industriali con la centrale Eni di Casalborsetti per lo stoccaggio della Co2 nei giacimenti offshore esauriti, un percorso di 75 km attraverso nuove condotte. Prevista anche la realizzazione di una rete di trasporto Co2 dal polo logistico di Ravenna. Il prossimo passo dovrà essere l’Autorizzazione Unica, che Snam sta per richiedere prevedendo un’attesa di circa sei mesi. L’obiettivo è il raggiungimento del target di quattro milioni di tonnellate all'anno (Mtpa) di Co2 trasportata e stoccata al 2030. Da lì in avanti, si prevede che quel volume quadruplichi a 16 milioni di tonnellate, fino a una capacità totale di stoccaggio di oltre 500 milioni di tonnellate.
Dalle aziende del settore hard to abate, le più interessate al progetto di Ravenna, arriva intanto la richiesta di sbloccare il decreto attuativo a completamento del quadro regolatorio, che consentirà a Eni e Snam di arrivare alla decisione finale d’investimento, la cosiddetta Fid.
Se si seguirà l’esempio britannico, per esempio, la Ccs come attività regolata potrà essere remunerata attraverso il meccanismo della Rab (Regulatory Asset Base). Gli incentivi sono stimati, nel caso del progetto di Ravenna, in circa 200-400 milioni di euro all’anno.
Ma c’è anche un altro motivo, strategico e finanziario, ad accrescere l’importanza del via libera del Mase e dei prossimi passi verso la Fid. Al completamento dell’iter, infatti, sono legati i corollari dell’accordo che ha portato Gip-Global Infrastructure Partners (Blackrock), fondo con 183 miliardi di dollari in gestione, ad acquisire il 49,99% di Eni Ccus Holding, la società satellite con sede a Londra che raggruppa gli altri asset di raccolta e stoccaggio della Co2 detenuti dal Cane a sei zampe, come i progetti Liverpool Bay e Bacton nel Regno Unito, e L10-Ccs in Olanda.
Il closing è avvenuto a dicembre 2025. L’operazione, che era stata annunciata ad agosto, assegna a Eni e Gip il controllo congiunto della società, che ha anche il diritto di acquisire il 50% detenuto da Eni in Ccs Ravenna, oltre ad altri potenziali progetti all’interno della più ampia piattaforma di iniziative di carbon capture and storage nel medio-lungo termine. Ravenna, in particolare, nei piani di Eni e Snam è destinata a diventare un hub, il sito di riferimento per il Mediterraneo e uno dei più grandi al mondo per lo stoccaggio della Co2, potendo sfruttare la capacità dei vasti giacimenti a gas esauriti dell'Adriatico. (riproduzione riservata)