Per l’Italia sarà ancora più complesso riuscire a mantenere i conti pubblici in equilibrio. Non solo per gli impatti, complessi da stimare, del conflitto in Iran, ma soprattutto per gli impegni sottoscritti a livello internazionale.
Nello specifico, l’Italia «sarà chiamata ad adempiere agli impegni internazionali sottoscritti in materia di difesa e a far fronte alla necessità di attenuare l'impatto della crisi energetica su famiglie e imprese», ha evidenziato. il capo del Dipartimento Economia e Statistica della Banca d'Italia, Andrea Brandolini, nell'audizione sul Documento di finanza pubblica nelle commissioni Bilancio congiunte di Camera e Senato.
Ecco che la risposta allo shock energetico, secondo Bankitalia, «andrebbe limitata a interventi mirati e di entità e durata contenute, preservando i segnali di prezzo, essenziali per orientare le scelte di consumo e favorire l'uso più efficiente dell'energia e la transizione verso fonti energetiche meno esposte a rischi geopolitici». E tali interventi «dovrebbero trovare copertura nella rimodulazione di altre voci di bilancio».
I limitati margini di manovra per la finanza pubblica italiana derivano, «prima ancora che dalle regole della governance europea, dall'esigenza di porre il debito in rapporto al prodotto su un sentiero discendente». Secondo il quadro tendenziale del Dfp, ciò avverrebbe dal 2027. «Sarebbe un segnale positivo di grande importanza, anche per la fiducia dei risparmiatori e per la valutazione che si dà del nostro Paese sui mercati finanziari».
Anche perché, ricorda Brandolini, «la prudenza nella gestione dei conti pubblici e la volontà di rispettare il nuovo quadro di regole europeo sono state apprezzate sia dagli investitori - con una riduzione marcata del differenziale di rendimento tra i titoli di Stato decennali italiani e quelli tedeschi - sia dalle agenzie di rating - che nel 2025 hanno rivisto al rialzo la valutazione del merito di credito dello Stato italiano». Da questi sviluppi, prosegue Via Nazionale, «possono trarre vantaggio anche le banche, le imprese e le famiglie, che beneficiano di un minore costo dell'indebitamento».
Però la prudenza non basta, serve la crescita. «Per quanto fondamentale, la prudenza nella gestione dei conti pubblici non sarà sufficiente» ha dichiarato Brandoli, «se non sarà accompagnata da un'azione di riforma che crei le condizioni favorevoli all'innovazione e alla crescita della produttività». (riproduzione riservata)