Mentre il Ftse Mib si muove sopra la parità martedì 4 luglio, Enel sale dell’1,5% a 6,33 euro. A trainare gli acquisti, a quanto pare, sono le partecipazioni nella penisola Iberica.
Infatti, stando a quanto scrive il quotidiano spagnolo El Confidencial, vi sarebbe un interessamento da parte del colosso energetico Repsol per Endesa, la controllata spagnola di Enel (70% circa, il resto è flottante, martedì il titolo viaggia laterale a Madrid). El Confidencial cita una possibile operazione parziale o totale sul gruppo.
Martedì 4 luglio a fine mattinata Enel pubblica una nota ufficiale in cui il gruppo «liquida le voci su Endesa come del tutto infondate. Enel non ha alcuna intenzione di vendere le sue quote in Endesa, né ora né in futuro, in quanto la società è un asset fondamentale per la sua strategia e informa che non ci sono discussioni su questo argomento».
«Non c'è mai stato alcun incontro tra i dirigenti di Enel e Repsol, né con Borja Prado. Queste false notizie rischiano di avere effetti distorsivi sull'andamento del mercato azionario».
Secondo il quotidiano spagnolo, data la probabilità di una sconfitta del Partito Popolare il 23 luglio, alcuni dei principali dirigenti di grandi aziende hanno avviato contatti per discutere di operazioni di fusione. Secondo diverse fonti, Antonio Brufau, presidente di Repsol, si è incontrato alcuni giorni fa con Borja Prado (banchiere ed ex presidente Endesa) per analizzare un potenziale acquisto totale o parziale di Endesa.
Secondo gli analisti di Equita, si tratterebbe di una delle operazioni più grandi nel settore Utilities considerando l’enterprise value di Endesa è di circa 34 miliardi di euro, un’operazione «inattesa e da verificare con le società coinvolte».
L’attuale strategia di Enel non include un riposizionamento in Spagna ma una cessione delle attività nell’area Latam (Sud America) a contenimento del debito, ricordano gli analisti di Equita. Si tratta di 21 miliardi di euro di cessioni di cui circa 11-12 miliardi, attorno alla metà, già effettuate.
Endesa dovrebbe produrre circa 5 miliardi di ebitda nel 2024 e paga dividendi per 1,2 miliardi con le attività di generazione, regolate, renewables e retail. Secondo Equita, una «cessione totale comporterebbe il dimezzamento dell’indebitamento di Enel, che viaggia oggi a 2,6 volte – dato atteso al 2024 - e la necessità di riposizionare il gruppo, già in uscita dalle attività in area Latam».
Endesa tratta a 12,4 volte il rapporto prezzo/utili atteso al 2024, 6,9 volte il rapporto ev/ebitda, mentre Enel tratta a 9,8 il rapporto p/e e 6,6 volte l’ev/ebitda sul 2024.
Secondo gli analisti di Intesa Sanpaolo, una possibile uscita totale dalla Spagna «non sarebbe coerente con il riposizionamento strategico del gruppo italiano delineato lo scorso novembre dal precedente management, secondo il quale la Spagna sarebbe stata uno dei 6 Paesi core su cui puntare».
A questo si aggiunga, scrivono gli specialisti, che «non vediamo grosse alternative sul mercato da reinvestire nei proventi della potenziale vendita totale. Una potenziale cessione di una partecipazione sarebbe una via più praticabile, anche se potrebbe diluire l'utile per azione – eps – di Enel», chiudono gli analisti.
Gli analisti di Goldman Sachs nel frattempo (3 luglio) hanno alzato in un report su Enel l’eps del 6% nel periodo 2023-2035 grazie ad un incremento delle attese sui profitti in Italia (da distribuzione di energia e in gran parte dalla produzione di rinnovabili)
Il prezzo obiettivo a 12 mesi è stato quindi portato da 7,3 a 7,65 euro, confermato il rating buy su Enel. Secondo la banca d’affari americana, il titolo continua a scambiare ad un rapporto prezzo/utile al 2024 di 9 volte «nonostante una crescita annua composta – Cagr – dell’utile per azione dell’8% attesa nel 2022-2025».
Dopo le elezioni amministrative e regionali di maggio 2023, la Spagna torna al voto. E lo farà prima del previsto. ll premier Pedro Sánchez ha annunciato di voler anticipare le elezioni generali, inizialmente programmate per dicembre, al 23 luglio 2023.
Il risultato delle elezioni amministrative «è stato un vero e proprio disastro per il governo di Sánchez, leader del Partito Socialista Operaio Spagnolo (PSOE) in carica dal 2018», scrive l’Ispi. Il Partito Popolare (PP), formazione di centro-destra, ha infatti «trionfato a livello sia comunale, sia regionale». Con oltre il 31% dei consensi nelle elezioni municipali, i popolari si profilano prima forza del Paese, rispetto al 28% di un Partito Socialista che ha perso quasi 400.000 voti in quattro anni. (riproduzione riservata)