In attesa della data fatidica del primo agosto, deadline fissata dall’amministrazione Usa per l'entrata in vigore dei dazi sui prodotti europei, l'incertezza generata dalla ridda di annunci ha già prodotto il primo «effetto dazio»: un deterioramento evidente delle previsioni di crescita del Pil, ridotte di 5,7 miliardi rispetto a quelle formulate a inizio anno, e il rischio di un ulteriore ribasso di 2 miliardi già nel secondo semestre di quest’anno.
A stimarlo è Confesercenti, che spiega che si tratta di uno scenario in netto peggioramento, in cui l'attesa di quel che potrebbe accadere è diventato un elemento di forte instabilità per il mondo economico. L’aumento dell'indeterminatezza ha infatti già portato a un consistente ribasso delle previsioni di crescita contenute nei documenti di programmazione, che nonostante questo incorporano l’ipotesi di una lieve accelerazione del Pil tra il 2025 (+0,6%) e il 2026 (+0,8%).
Una possibilità pregiudicata dall'inasprirsi delle tensioni commerciali: secondo le stime di Confesercenti, infatti, anche in assenza dei nuovi dazi al 30% e appunto a causa della maggiore incertezza, nel corso del secondo semestre potrebbe determinarsi un rallentamento tale da limitare ulteriormente allo 0,5% la crescita del Pil di quest'anno, con una perdita di altri 2 miliardi rispetto alle attese ufficiali. Sarebbero naturalmente le esportazioni le più danneggiate, segnando un decremento (-0,3%) sul 2024.(riproduzione riservata)