Silenzioso e poco visibile ma anche numericamente il più forte a Montecitorio e Palazzo Madama, dove occupa il 42% degli scranni: è il partito trasversale dei parlamentari al primo mandato. In questa legislatura i neofiti in parlamento sono 255: 175 alla Camera e attualmente 80 al Senato. E anche con loro dovrà fare i conti chi, a cominciare dalla maggioranza di centrodestra, guarda all’opzione delle elezioni anticipate dopo la vittoria dei no al referendum costituzionale sulla giustizia. Perché una larga fetta di questo partito si batterà sicuramente per difendere il diritto alla pensione (l’ex vitalizio), che si matura solo al raggiungimento di 4 anni, sei mesi e un giorno di legislatura.
E la deadline per chi è alla prima elezione dovrebbe essere fissata per il 17 aprile del 2027. Fino a quel momento un prematuro stop parlamentare non verrebbe digerito in maniera indolore.
Non solo; il conflitto in Medio Oriente e quello russo-ucraino, così come il complicato quadro economico, rendono pertanto tutt’altro che agevole uno scioglimento anticipato delle Camere. Che in ogni caso dovrebbe essere deciso dal capo dello Stato e che quindi non potrebbe essere considerato scontato.
Il partito che guarda all’accesso all’ex vitalizio (meno ambito di un tempo dopo i tagli scattati nel 2021 e nel 2018, ma pur sempre ambito) è in realtà leggermente più ridotto di quello che appare perché andrebbero sottratti i senatori e i deputati che sono subentrati in corsa per vari motivi (dalle dimissioni al decesso di alcuni parlamentari) e che non maturerebbero il diritto alla pensione anche alla scadenza naturale della legislatura, prevista a ottobre del prossimo anno. Alla Camera, ad esempio, le cosiddette «sostituzioni» sono state 14 e in due casi hanno riguardato deputati con già almeno un’altra esperienza parlamentare.
Nello stesso elenco degli 80 senatori al primo mandato sono compresi tre subentrati e si salirebbe a quota 81 contando anche Carlo Cottarelli, che era stato eletto nelle liste del Pd ma che ha poi lasciato l’incarico il 31 maggio 2023. Anche tenendo conto di questi movimenti il peso dei parlamentari che ad aprile del 2027 potrebbero conquistare il diritto all’ex vitalizio non scende complessivamente sotto il 40% nei due emicicli, che come è noto in questa legislatura sono occupati da 600 eletti, al netto dei senatori a vita. Fratelli d’Italia, nelle cui fila un ricorso anticipato alle urne non è ora più un tabù, è il partito che al momento della formazione dell’attuale Parlamento, nell’ottobre 2026, presentava la più alta percentuale di deputati e senatori al primo mandato con il 64% (118 su 185), seguito da Avs-Sinistra (56%), M5S (39%), Pd (35%), Noi Moderati (33%), Forza Italia (29%) e Lega (22%).
A trarre sollievo da un’interruzione della legislatura prima dell’aprile del prossimo anno potrebbero forse essere i conti di Montecitorio e Palazzo Madama. La voce pensioni è quella che assorbe maggiori risorse tenendo conto anche dei trattamenti previdenziali del personale. Alla Camera per il 2025 era stata prevista una spesa di 129,7 milioni per gli assegni pensionistici dei deputati cessati dal mandato, di cui 81,5 per vitalizi e pensioni dirette e 42,7 milioni per le reversibilità. Sommando anche i 329,199 milioni per gli assegni pensionistici del personale, nel progetto di bilancio 2025 le pensioni assorbivano 459,139 milioni su oltre 980 milioni di spesa complessiva di Montecitorio. (riproduzione riservata)
*giornalista esperto
di materie parlamentari