Per fronteggiare la crisi il vicepresidente del Consiglio Antonio Tajani non ritiene praticabile lo scostamento di bilancio in quanto potrebbe porre l'Italia in contrasto con l'Unione.
La Commissione Ue esclude (almeno per ora) una deroga generale al Patto di Stabilità ma apre a un allentamento della normativa sugli aiuti di Stato, che però può interessare i Paesi, in primis la Germania, dotati di adeguati spazi fiscali. Si può aggiungere che si correrebbe anche il rischio dello stigma da parte dei mercati per una decisione di un Paese che fosse isolata. Piuttosto Tajani ritiene che bisognerebbe pensare all'utilizzo delle risorse del Mes - 14 miliardi sottoscritti dall'Italia - riprendendo un'idea che periodicamente viene prospettata, anche per altri impieghi, ma poi ritorna regolarmente nel dimenticatoio.
Il Mes ha una capacità di prestito intorno a 500 miliardi. A suo tempo l'Italia è stato l'unico Paese che non ha approvato la ratifica delle modifiche del Trattato sul Meccanismo in questione, originate dalla messa a disposizione di risorse per interventi in campo sanitario, e ciò con la principale motivazione dell'opposizione alla sorveglianza macroeconomica cui l'Italia avrebbe potuto essere sottoposta sulla base del Trattato stesso.
Ora sono trascorsi circa quattro anni e il Mes resta nella categoria di chi «non è più ma non è ancora». Sarebbe doveroso assumere una decisione definitiva. Se si ritiene impossibile la ratifica, se ne traggano tutte le conseguenze, a cominciare dal contributo finanziario italiano al Meccanismo.
Per l'Italia insomma parce sepulto con tutti i pro e i contra di una tale decisione. Se invece si ha una proposta emendativa per rendere possibile l'adesione, se ne discuta, sapendo che bisognerà convincere anche i partner comunitari, i quali difficilmente consentirebbero che l'Italia abbia «ambo le chiavi», dire no e dire sì con tutti gli altri partner che seguono passivamente.
Tuttavia una proposta realistica, tenendo conto del tempo trascorso e della necessità di reagire ora alla crisi energetica, potrebbe conseguire un risultato, considerato anche che non mancherebbe il sostegno del mondo finanziario.
È da tempo che il presidente dell'Abi Antonio Patuelli sostiene la necessità di riprendere l'esame di questo tema e arrivare a scelte coerenti. Nel frattempo a Bruxelles si vorrebbe il Mes come paracadute del fondo unico di risoluzione delle banche in dissesto, anche se a proposito della risoluzione (secondo pilastro dell'Unione Bancaria) non vi è ancora un’organica disciplina, per non parlare del terzo pilastro, che riguarda l'istituzione dell'assicurazione europea dei depositi bancari, neppure finora oggetto di un serio esame. In ogni caso anche l'accennata funzione di paracadute non ostacolerebbe una diversa configurazione almeno di alcune funzioni del Meccanismo.
Questa volta insomma, resuscitato l'argomento, si spera che non venga più more solito archiviato e finalmente a tutti i livelli - politici, istituzionali ed economici- si parli chiaramente. In uno stato di eccezione (economica) in cui a poco a poco stiamo scivolando a causa degli effetti delle due guerre in corso, innanzitutto sul fabbisogno energetico, un ripensamento sul Mes non sarebbe affatto una prova di leggerezza e mutevolezza bensì un atto di grande responsabilità e realismo. (riproduzione riservata)