Il mercato degli Exchange Traded Fund è nato nel 1990, quando è stato lanciato il primo clone passivo negli Usa. Da allora la crescita è stata sostenuta e costante grazie ai costi bassi. Mentre era settembre 2002 quando a Piazza Affari sbarcarono i primi Etf. Il settore nel tempo si è evoluto con numerosi player che si sono aggiunti, proponendo sottostanti inizialmente molto semplici (S&P500, Eurostoxx50) successivamente più elaborati e di nicchia.
Gli Etf sui classici indici azionari basati sulla capitalizzazione di mercato sono stati affiancati via via da scelte più profilate in termini di rischio (smart beta), indici settoriali, strategie a leva (anche al ribasso), prodotti legati alle materie prime e soprattutto benchmark obbligazionari di ogni tipologia e segmento di curva; ma anche prodotti multi-asset, la versione indicizzata e a basso costo dei fondi bilanciati che permettono agli investitori di bypassare l'annosa questione di quanto dedicare a bond e azioni.
Una notevole accelerazione in termini di quotazioni si è osservata nel 2010 e successivamente dal 2014 in avanti, con un ulteriore sprint nel 2021 e nel 2022 grazie alla svolta Esg e ai numerosi indici tematici proposti, oltre che con l’arrivo degli Etf attivi. Nel 2006 è arrivato il primo Etf di questo tipo, sempre negli Stati Uniti, mentre in Italia il mercato compie quest’anno dieci anni: nel settembre 2014 era stato ammesso alla quotazione su Borsa Italiana il primo Etf attivo, l’Ubs Etf Map Balanced 7. Si dicono attivi perché il gestore può decidere di modificare i pesi dei titoli presenti nell’indice preso come riferimento (il benchmark) a seconda della sua visione e quindi delle scommesse che vuole prendere, a differenza degli Etf passivi che invece hanno un’esposizione definita che segue un indice, puntando a replicare il più fedelmente possibile il suo andamento, ricalcandone le proporzioni dei titoli che lo compongono.
In pochi anni gli Etf sono diventati uno dei segmenti a maggior crescita e innovazione dell’industria del risparmio e gli attivi stanno rivoluzionando il settore. Oggi a livello mondiale gli asset degli Etf, sia attivi che passivi, sono di 12 mila miliardi di dollari, per un totale di oltre 11 mila strumenti, con una crescita media annua composta del 24% dall’avvio nel 1990. Jp Morgan Am stima che gli asset saliranno per fine 2027 a 20 mila miliardi di dollari, proprio grazie al traino degli attivi. Per i soli Etf attivi l’aumento medio annuo delle masse è di ben il +51% negli ultimi dieci anni e il numero di prodotti è salito a 2.217 a fine 2023: per la prima volta nel 2020 il numero di lanci di Etf attivi ha superato quello dei passivi e questa tendenza è proseguita.
Nel 2023 gli Etf attivi a livello globale hanno attirato il 20% della raccolta netta di tutti gli Etf, pur rappresentando soltanto il 5% delle masse totali. In Italia dagli 8 Etf nel 2002, si è passati a 614 nel 2012, oggi più del doppio: circa 1.500. Il patrimonio gestito è passato da 0,5 miliardi di euro nel 2003 a 17,8 miliardi nel 2012 fino agli oltre 110 miliardi attuali. La capacità di rendere accessibili asset class e temi di investimento sempre più innovativi resta una priorità. Inoltre una delle principali sfide è la possibilità per gli investitori retail di accedere con canali diretti a soluzioni costruite con Etf attraverso portafogli modello, piani di previdenza individuali o semplici piani di accumulo. (riproduzione riservata)