Nel pieno della trasformazione digitale, il settore finanziario sta vivendo una fase di profondo ripensamento dei propri modelli operativi. Al centro di questo cambiamento si collocano il business process outsourcing e l’intelligent document processing, sempre più alimentati dall’intelligenza artificiale.
Come sottolinea Carolina Cortellini, ceo di Microdata Group (Gruppo Dedagroup), «l’AI nelle operations è un must», una leva strategica imprescindibile per garantire efficienza, rapidità e capacità di adattamento a un mercato in continua evoluzione.
I numeri confermano il trend. Secondo Grand View Research, il mercato globale del business process outsourcing supererà i 525 miliardi di dollari entro il 2030, con una crescita annua vicina al 10%. Un’espansione trainata soprattutto dai settori bancario, finanziario e assicurativo, dove l’esigenza di processi sempre più veloci e accurati è ormai cruciale.
Ma la crescita quantitativa si accompagna a una trasformazione qualitativa. Il business process outsourcing non è più solo uno strumento per ridurre i costi operativi: oggi evolve verso modelli basati su efficienza cognitiva, automazione intelligente e capacità decisionale avanzata.
L’integrazione dell’intelligenza artificiale si rivela determinante in diversi ambiti chiave. Dall’analisi del merito creditizio, che richiede risposte in tempo reale, alla gestione della cessione del quinto, dove interagiscono banca e assicurazione, i processi devono essere sempre più rapidi, precisi e scalabili.
Microdata Group ha iniziato questo percorso già da oltre un decennio, sviluppando piattaforme basate su microservizi e tecnologie avanzate: reti neurali per il riconoscimento di immagini e firme, algoritmi di machine learning per la classificazione documentale e sistemi nlp per l’estrazione automatica delle informazioni.
L’evoluzione continua oggi con l’integrazione di Ocr avanzati e modelli linguistici (Llm e Slm), oltre al rafforzamento delle competenze data-driven grazie all’ingresso di Istella nel gruppo Dedagroup.
Nonostante il forte impulso tecnologico, la trasformazione non è solo una questione tecnica. Come evidenzia Cortellini, la vera sfida è culturale e organizzativa. Il modello «Human in the Loop» diventa quindi centrale: l’intelligenza artificiale non sostituisce l’uomo, ma lo affianca.
Le persone supervisionano i processi, gestiscono le eccezioni e contribuiscono all’evoluzione degli algoritmi attraverso un apprendimento continuo. Questo approccio richiede investimenti in formazione e un coinvolgimento attivo delle risorse aziendali, chiamate a diventare protagoniste del cambiamento.
Nel settore finanziario, l’adozione dell’AI deve necessariamente integrarsi con un quadro normativo sempre più stringente. Regolamenti come Dora, Nis2 e l’AI Act europeo introducono nuovi standard in termini di resilienza digitale, sicurezza dei dati e trasparenza degli algoritmi.
In questo contesto, il fattore umano assume un ruolo ancora più strategico: garantire affidabilità, controllo e governance dei sistemi automatizzati diventa fondamentale per assicurare non solo conformità tecnica, ma anche etica.
L’evoluzione del business process outsourcing punta verso modelli di knowledge process outsourcing dove, spiega la Cortellini, il valore non risiede più solo nell’esecuzione delle attività, ma nella gestione della conoscenza e nel supporto decisionale.
L’integrazione tra automazione intelligente e competenze specialistiche consente di migliorare qualità, velocità e scalabilità dei servizi, creando un vantaggio competitivo sostenibile.
In un contesto caratterizzato da crescente complessità normativa e tecnologica, la specializzazione verticale nei servizi finanziari rappresenta un elemento distintivo. La capacità di tradurre esigenze di business in processi intelligenti diventa un asset strategico. «L’innovazione, la cultura organizzativa e il cambio di mindset sono oggi elementi inscindibili», conclude Carolina Cortellini. «La sfida è anticipare un’evoluzione che ha ormai cambiato passo». (riproduzione riservata)