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Il toro di Wall Street
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Ebbene sì, è etico fare trading approfittando di guerre e pandemie

di Andrea Unger*
10 agosto 2023, 20:20 Ultimo aggiornamento: 20:39

Il lavoro di un trader è seguire i movimenti del mercato e questo a prescindere dalla loro causa

Quello che fanno i trader non è speculare ma semplicemente seguire i movimenti di mercato. Un po’ come il benzinaio che aumenta i prezzi della benzina a causa di una crisi energetica. Non è tanto una questione di etica quanto piuttosto una forma di adattamento alle circostanze. Fare trading è sempre etico? Lo è se in corso ci sono guerre, pandemie o degli attacchi terroristici? È più o meno etico di acquistare una borsa da 5mila euro, prodotta nei Paesi più poveri del mondo, sfruttando manodopera minorile?

Bisogna fare chiarezza. I grandi movimenti di mercato legati a catastrofi o eventi di una certa rilevanza hanno spesso un impatto negativo sui portafogli degli investitori. Nel trading può però capitare che scivoloni di borsa o grossi movimenti dannosi per consumatori e investitori, si rivelino estremamente proficui. Questo non significa tuttavia che il trader voglia sfruttare il disastro. Le strategie del trader hanno lo scopo di guadagnare sui movimenti del mercato, non di speculare in condizioni di crisi. In altre parole, il trader non compra titoli azionari legati al mercato delle armi se scoppia un conflitto e non usa strategie che speculano sulle crisi energetiche, del grano o di altre materie prime. Se guadagna da un movimento legato a possibili problematiche è semplicemente perché, come in altre occasioni, le sue strategie si adattano ai movimenti che si creano sui mercati. Il trader quindi non guadagna speculando sul fatto ma segue semplicemente l’andamento dei mercati.

Si potrebbe però sempre dire che comportarsi in maniera etica potrebbe significare interrompere la propria attività di trading ma sarebbe un ragionamento ipocrita. Il lavoro di un trader è seguire i movimenti del mercato e questo a prescindere dalla loro causa. Semplicemente un trader non può permettersi di interrogarsi sulle cause di ogni movimento e interrompere la propria operatività di conseguenza, altrimenti non riuscirebbe a lavorare. Pensiamo al panettiere, che si trova a dover aumentare il prezzo del pane a causa di una crisi del grano. Sono scelte dettate dalle esigenze del loro lavoro, non da una mancanza di etica.

Profitto e coscienza personale

Ma esiste un limite a tutto questo? Dove il profitto può cedere il passo alla coscienza personale? Bisogna partire dall’assunto che quello che avviene nel trading non è frutto della speculazione ma di ciò che accade nel mondo. Per esempio, una volta ho deciso di staccare tutti i miei sistemi. Non fu tanto per ragioni etiche quanto piuttosto per il forte coinvolgimento emotivo che l’evento in questione scatenò in me. Parlo dell’11 settembre, degli attacchi terroristici alle Torri Gemelle e al Pentagono. Quello che stava accadendo in diretta tv era di una portata tale che mi annichilì psicologicamente, tanto che smisi di lavorare perché non sapevo più cosa fare. Ero frastornato, incredulo. Mi fermai e mi chiusi in una specie di mutismo personale e silenzioso per non fare niente.

Il problema che si nasconde dietro alla convinzione che il trading non sia etico è di tipo culturale e ruota attorno all'idea che abbiamo del denaro o, per meglio dire, all'idea che la società ci dà del denaro: il discrimine fra etico e non etico è davvero molto sottile e può valere per ogni azione quotidiana che segna la nostra vita. Delle borse costose, prodotte magari da minorenni, abbiamo già detto. Ma anche l’uso che le banche fanno dei nostri soldi dovrebbe condurre a considerazioni simili. Come vengono investiti? In quali aziende? Per quali fini? Il mondo non si divide fra buoni e cattivi. L’etica applicata alla vita di tutti i giorni si traduce nelle scelte che facciamo e nel modo in cui interagiamo con gli altri ogni giorno. (riproduzione riservata)

*pluricampione del mondo di trading



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