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E se l’AI entrasse a fare parte di un cda?

di Antonella Brambilla e Luca De Menech
17 ottobre 2024, 21:40 Ultimo aggiornamento: 18 ottobre 2024, 09:24

La cosa potrebbe succedere in un futuro non troppo lontano. E comunque l’AI è già attiva nei consigli d’amministrazione

L’Intelligenza Artificiale viene già utilizzata per analizzare una grande mole di dati e fornire risultati utili a chi amministra le imprese al fine di assumere decisioni sulla loro gestione. In un futuro non troppo lontano, l’AI potrebbe forse addirittura ambire al ruolo di amministratore in un cda.

CorpTech è il termine coniato per indicare le tecnologie di cui il cda può dotare la società, con particolare attenzione ai possibili ruoli e livelli di coinvolgimento dell’AI nel sistema dei flussi informativi e nei propri processi decisionali.

Gli strumenti dell’AI


Tali strumenti si distinguono tra AI Assisted, deputato a svolgere compiti specifici senza alcun coinvolgimento nell’assunzione delle decisioni dell’organo amministrativo; AI Augmented, che affianca gli amministratori nell’assunzione di decisioni gestionali; e AI Autonomous, che assume piena autonomia nell’ambito del processo decisionale, sostituendosi alla componente umana dell’organo amministrativo.

A oggi, l’AI Autonomous non sembra trovare ancora applicazione, perché i requisiti soggettivi, doveri e responsabilità funzionali al processo decisionale non consentono (per ora) a un algoritmo di entrare in un cda con funzione di amministratore, in quanto privo sia delle qualità e capacità umane di combinare visione, intelligenza emotiva ed etica necessarie per elaborare strategie e assumere decisioni, sia di una piena consapevolezza di sé e delle conseguenze delle sue scelte, sia di personalità giuridica.


In Italia, sebbene non sia vietata la nomina di un soggetto diverso da persona fisica quale amministratore di una società, tale ipotesi implica che nel cda vi sia comunque una persona fisica che funga da relativo centro di imputazione giuridica; la nomina di una AI quale amministratore renderebbe impossibile attivare i rimedi previsti in ipotesi di mala gestio.

Le funzioni dell’AI

L’AI è quindi un utile strumento a servizio (e non in sostituzione) degli «amministratori umani», in considerazione non solo dei limiti giuridici ma anche dei rischi correlati alle fonti informative cui l’AI stessa attinge. Ma l’AI è già nei cda perché ha un impatto sul perimetro dei doveri degli amministratori e, in particolare, sul regime di responsabilità e sui criteri di assunzione delle scelte decisionali. I meri consiglieri e, ancor di più, gli amministratori muniti di deleghe di poteri sono tenuti a operare nel rispetto degli obblighi di diligenza.

Nelle strutture organizzative più complesse oppure in relazione a tematiche di particolare complessità o rilevanza, per operare diligentemente dovranno munirsi di professionisti o strumenti idonei a consentir loro una adeguata gestione delle tematiche CorpTech. L’incompetenza dell’amministratore, difatti, non può essere causa di esonero della propria responsabilità.


L’amministratore, inoltre, deve operare secondo il principio della «corretta amministrazione», che consiste, anzitutto, nel dovere di «agire informati». E oggi, gli amministratori possono avvalersi dell’AI per analizzare migliaia di dati relativi alle conseguenze derivanti dall’assunzione di una determinata decisione e fornire, sulla base di tali dati, un orientamento o una valutazione sulla decisione da assumere. (riproduzione riservata)

*studio legale Dentons



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