La gestione dei dati sugli utenti di Facebook ha sconvolto legislatori e autorità di regolamentazione in diversi Paesi. Ma il più grande rischio per il business potrebbe venire dagli utenti arrabbiati. Nel corso delle precedenti controversie, negli ultimi anni la popolazione del social fondato da Mark Zuckerberg è aumentata costantemente, andando a formare la massa critica che attira un flusso crescente di introiti pubblicitari. Oggi Facebook si confronta con un’ondata di utenti - alcuni dei quali stanno rendendo sempre più popolare l’hashtag #DeleteFacebook su Twitter - intenta a dichiarare il prossimo abbandono del gigante dei social media, spingendo alcuni analisti a mettere in guardia da un’eventuale inciampo nella crescita del colosso. «Il più grande problema è lo scenario in cui il DeleteFacebook condurrà al ravvedimento degli utenti e gli ad dollar saranno allocati altrove», hanno scritto gli analisti di Barclays in una nota. Inoltre, hanno aggiunto, il contraccolpo potrebbe influire sulla capacità di Facebook di assumere ingegneri di talento.
Mercoledì scorso la società di servizi finanziari Stifel ha tagliato il target price da 195 a 168 dollari: «L’attuale situazione ci ricorda eBay nel 2004: un content business non strutturato e basato sulla fiducia che l’ha persa prima di implementare le policy per aggiungere struttura e processo».
L’ultima crisi ha avuto inizio venerdì 16, quando il social di Menlo Park ha informato che sarebbe andato a fondo alle voci secondo cui la società di analisi Cambridge Analytica, che ha lavorato per la campagna di Donald Trump nel 2016, avrebbe indebitamente avuto accesso ai dati su decine di milioni di utenti mediante la piattaforma, e li avrebbe conservati anche dopo aver accettato di cancellarli. Cambridge Analytica ha dichiarato di aver seguito le policy di Facebook. La polemica ha limato un bel 9% dal prezzo delle azioni di Facebook lunedì e martedì, polverizzando 50 miliardi di dollari di valore di mercato, prima che le azioni rimbalzassero dello 0,7% nella giornata di mercoledì e tronassero a scendere nella due sedute successive. Facebook sta affrontando inchieste su due continenti, oltre a un’investigazione della Federal Trade Commission. Mercoledì 21 l’amministratore delegato Mark Zuckerberg ha rotto il silenzio con il mea culpa e la promessa di un’indagine e miglioramenti alle politiche sui dati degli utenti. «Abbiamo la responsabilità di proteggere i tuoi dati e, se non siamo in grado, non meritiamo di servirti», ha scritto Zuckerberg su Facebook.
È possibile che le tensioni tramonteranno. Per ora, però, le rassicurazioni non sono state sufficienti per alcuni utenti già frustrati dalla criticabile gestione dell’episodio di ingerenza russa sulla piattaforma nel corso delle ultime elezioni presidenziali negli Stati Uniti. Sabine Stanley, professoressa di 42 anni alla Johns Hopkins University, racconta di aver riflettuto per mesi di cancellare il suo account, mentre la società combatteva una crisi dopo l’altra, ma la rivelazione su Cambridge Analytica e la lenta risposta l’hanno sconvolta. «Sommando l’ultima allo scandalo delle elezioni, ho deciso che non potevo più avere Facebook», confessa, oltre ad avere rimosso anche l’account Instagram.
Il numero di persone di tutto il mondo che usano Facebook almeno una volta al mese è più che raddoppiato dall’approdo in borsa nel 2012, raggiungendo quota 2,13 miliardi nel quarto trimestre. Entrate e profitti sono cresciuti ancora più velocemente, grazie allo sfruttamento della miniera di dati per aiutare gli inserzionisti a mirare i loro messaggi verso la giusta clientela.
Le avvisaglie hanno iniziato a comparire l’anno scorso, mentre negli Stati Uniti montava la rabbia per la negligenza nei controlli sulla cattiva informazione e l’abuso della piattaforma. Da una precedente analisi di Pivotal Research Group su dati Nielsen emerge che ad agosto gli utenti statunitensi hanno trascorso il 7% di tempo in meno sul sito rispetto a un anno fa e a settembre il 4,7% in meno. Il mese scorso il più noto social ha rivelato che gli utenti avevano dedicato quotidianamente il 5% di tempo in meno alla piattaforma negli ultimi tre mesi del 2017, traducendosi in poco più di due minuti al giorno per utente. La società ha anche affermato di aver registrato il primo calo trimestrale nel numero di persone che si collegano quotidianamente nel mercato più redditizio, gli Stati Uniti e il Canada, dove Facebook ha perso circa 700 mila utenti giornalieri su 184 milioni complessivi. Il declino è stato minimizzato e liquidato in un piccolo momento di debolezza. Infatti è stato garantito che la cifra probabilmente avrebbe oscillato vista l’ampia portata nella regione. Brian Weiser di Pivotal Research si aspetta che la storia di Cambridge Analytica riduca del 10-15% il tempo che gli utenti trascorrono su Facebook. «La cosa più preoccupante è la scala di questo problema», afferma Weiser. «Tutte le disfunzioni operative indicano un vero problema di gestione».
Gabrielle Estres, consulente di 34 anni a Londra, ha cancellato il suo account Facebook questa settimana in seguito agli ultimi problemi relativi ai dati, ma ha anche ammesso che lo stava usando meno. «Era fantastico, ma a questo punto è più un reminder per compleanni», ha detto. «La soglia limite per la cancellazione dell’account non è più così elevata». Altri utenti sono più cauti: «#DeleteFacebook non è la risposta», ha twittato qualcuno. «Bisogna solo farne un uso intelligente».
Finora vi sono scarsi segnali di un cambiamento nei piani degli inserzionisti a causa dell’ultimo dramma, anche se alcuni importanti top manager hanno criticato l’azienda negli ultimi mesi. Tra poco più di un mese, gli investitori avranno un’idea delle prestazioni di Facebook con la pubblicazione del rapporto sul primo trimestre. «Se con il passare del tempo appariranno ancora distaccati rispetto all’esperienza degli utenti, allora potrebbero avere un problema», afferma Colin Sebastian, senior research analyst presso Robert W. Baird & Co. di San Francisco. «Al momento possiamo dire che sono in modalità di gestione della crisi, il che è una buona cosa». (riproduzione riservata)
